Albana “alsaziana”: la verticale di Leone Conti

Appena ho letto le poche righe su Facebook mi si sono rizzate le antenne. Alla Cantina di Via Firenze, un posto dove potrei arrivare a piedi attraverso il parco fluviale, si organizza per domenica una verticale dell’Albana di Leone Conti. Previsto un 1991 riscoperto nei meandri della cantina di famiglia, e il resto da definirsi. Conosco i vini di Leone, e apprezzo moltissimo la sua Albana, sia sotto forma di Progetto 1 che di Progetto 2 (e gongolo pensando al Progetto 3 in gestazione), versioni rispettivamente secca e amabile del vitigno autoctono per eccellenza in Romagna. Grande estratto, intensità di profumi, corpo e persistenza, sorretti da acidità senza timore, in grado di equilibrare un vino non facile da interpretare.

All’ultimo prenoto, convinto anche dall’interessante menù di pesce, con tagliatelle alla bottarga, tagliatelle con cozze, scalogno e asparagi selvatici, baccalà fritto, sardine e olive cunzate e melanzana in parmigiana al basilico. Giunti al ristorante ci accoglie Leone con le sue bottiglie ordinatamente schierate su un tavolino, capitanate dalle due veterane di Vigna Pozzo del 1991, affiancate dalle sottoufficiali del 1997. Poi 2000 e via fino al 2012, attraverso 8 annate diverse nell’arco di 22 anni. Leone, sempre gentile, aperto, generoso, ci racconta con spontaneità le bottiglie che ha portato. Il Vigna Pozzo è l’antesignano del Progetto1, anche se allora il vino effettuava un passaggio in legno, al contrario dell’attuale etichetta. La bottiglia è delle prime DOCG, dato che l’istituzione della denominazione Albana di Romagna era avvenuta solo nel 1987.

Leone Conti

Tanta attesa e molta fiducia per me, mentre Leone è modesto e un po’ intimorito, tanto da optare per una verticale al contrario, per avere la certezza di finire bevendo bene, spaventato dal dover chiudere con delle bottiglie potenzialmente guaste. La degustazione ha dato ragione alla mia fiducia, e ha sorpreso lo stesso produttore, portando la soddisfazione e lo stupore di tutti i commensali. Ecco come è andata…

Albana di Romagna Vigna PozzoVigna Pozzo 1991: la prima sorpresa è nel colore, oro vecchio, brillante, pulito, di densa fattura. Il naso conferma le buone impressioni: un’intensa coltre di vaniglia svela toni di clementini maturi, e dolcemente emergono sensazioni di zenzero candito, miele di acacia, albicocca, arancia candita, cipria, camomille e margherite. Grande finezza ed eleganza come un abito di seta che scende morbido sul corpo di una donna. In bocca non delude, con ingresso pieno e morbido, carezzevole, protratto da un’acidità ancora presente e non doma, che produce un equilibrio perfetto. Eccellente sopra ogni dubbio.

Vigna Pozzo 1997: nel calice mostra maggiormente l’invecchiamento, con un ambra dai riflessi aranciati. Naso ancora fine ma dove emerge la spinta alcolica, che sospinge note di mandarino cinese, vaniglia e un floreale di geranio e rosa, con cenni di cardamomo. In bocca entra con spiccata acidità, cedendo qualcosa sulla morbidezza. Discreta la persistenza su ritorni leggermente fumè. Ha sentito maggiormente il peso degli anni, a detta di Leone anche a causa del cambio di fornitura dei tappi rispetto al precedente.

Progetto1 2000: come premessa, questo vino segna la svolta aziendale, con un reset dell’intero staff e il cambio di filosofia, con l’intento di ottenere vini in stile più “alsaziano”, con ricchi estratti. Vendemmia in surmaturazione e alte gradazioni (da qui in avanti sfiorano spesso i 15%), in questa annata in versione amabile. Nel bicchiere appare ambra giovane, e il naso è elegante, con nota mineerale iodata, poi toni fini che si alternano tra speziature di noce moscata e pepe bianco e agrumato di mandarancio, con dolce sottofondo di caramello. All’assaggio è abboccato ma equilibrato da bilanciata acidità, con rotondità di gusto e buon finale , maggiormente sapido rispetto ai Vigna Pozzo. Ottima performance.

Progetto 2 2005: questa etichetta rappresenta il Vendemmia Tardiva della cantina, con raccolta circa a fine ottobre, quando spesso anche la botritis ha lasciato il suo contributo. Nel 2005 fu vinificato come secco, mentre attualmente appartiene alla tipologia amabile. Nel calice splende di toni da oro vecchio lucente, di carnosa consistenza. Al naso è deciso, sostenuto da ua vena alcolica che si trascina un ricordo di ribes nero macerato. Dolci note di frutta gialla matura, pesche e susine, nota di miele d’arancio e un’originale ricordo di sedano. Al palato scorre molto morbido e caldo, con una acidità che qui perde qualcosa, ma non manca di persistenza su una nota di mandorla dolce.

Progetto1 2006: liquido topazio di bella consistenza, dove dominano sentori floreali intensi d ginestra e un complesso ventaglio di frutti, albicocche mature, nocciole, cedro candito, arachidi e un dolce ananas maturo, condito da una punta di aneto. In bocca la freschezza è vibrante, e trascina a lungo la persistenza che rimanda alla frutta secca e chiude con una nota leggermente sapida. Interessante anche in prospettiva.

Progetto1 2007: tinte oro piuttosto cariche e calde, come l’annata in questione. Olfatto intenso di fiori gialli maturi, miele di girasole, banana, mela golden e ricordi di mandorla. Al gusto la freschezza fa da comprimario a una morbidezza ricca alla base di un corpo pieno dove l’alcool è pienamente integrato e l’equilibrio  c’è tutto, con una lunga durata degli aromi ammandorlati. Il migliore abbinamento sulla sapida acciuga.

Progetto1 2011: si arriva ai giorni nostri o quasi e il colore è quello di un oro giovane e fresco, ma la consistenza sempre di spessore. Più freschi i profumi, che si tingono di erba fresca e mentuccia, pesche nettarine e fiori bianchi pungenti. Freschezza non esasperata ed equilibrio ancora da raggiungere, con le parti non in perfetta sintonia. Anche la persistenza ne risente un po’ ma è gradevole su rimandi floreali.

Progetto1 2012: il colore è circa il medesimo del precedente, i profumi più intensi e definiti, con una sensazione di lievito madre, banana, scorza di limone, refoli floreali di rosa tea, sottile nota ammandorlata e una punta di noce moscata. Sprigiona spavaldo la sua vivida acidità, persiste lungo con toni vanigliati e una punta amaricante. Ottima speranza per il futuro e ottimo adesso su piatti di pesce di tendenza dolce e grassa come crostacei e cozze al burro.
Albana Leone Conti

Col senno di poi sarebbe andata benissimo anche una verticale consueta, ma è stato divertente anche così. ora possiamo solo immaginare cosa potranno diventare gli ultimi vini assaggiati, e magari metterne in cantina qualche bottiglia per farle invecchiare.

Doveroso un ringraziamento sincero a Leone Conti, che sempre disponibilissimo e generoso ci ha regalato questa degustazione unica, svelando (forse anche a se stesso) le grandi potenzialità di invecchiamento di questo vitigno. I complimenti sono doverosi anche all’Osteria di Via Firenze, dove Filippo ci ha fatto sentire tutti graditi ospiti deliziandoci con ottimi piatti, specialmente le tagliatelle in entrambe le versioni che col croccante baccalà fritto, giocando su piatti nei quali era bello testare il migliore abbinamento con le varie annate davanti noi.

Nota finale: il pranzo si è chiuso con dolci di biscotteria e crostata, sui quali Conti ha offerto il suo Emozioni Lato R, originalissimo passito rosso da uve Centesimino con una particolare lavorazione: è un assemblaggio di due annate diverse, la prima vinificata in bianco, la seconda vinificata in rosso, ovviamente da uve stramature appassite, poi messe a riposare in botte scolma. Riempie il calice di un rubino vivace e intenso, con accenni granato, ben trasparente ma di massa consistente. Al naso intense e golose note di giuggiole, marmellata di mirtilli, scia balsamica di mirto, scorza di limone, nota di ciliege sotto spirito, pennellate di tabacco e cacao. All’assaggio conquista e non stanca, perfettamente sostenuto da una freschezza che lo rende lungo in un finale vibrante sui toni di frutti rossi e dolci conferme delle identificazioni olfattive. Dopo ottime albana, un passito rosso esemplare. Un gioiello con la crostata alla confettura di mirtilli. Ancora grazie Leone Conti.

Emozioni Lato R calice Emozioni Lato R

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