Bere bene ogni giorno, spendendo il giusto = Vino Quotidiano

Nella Guida Slow Wine è peculiare la menzione di Vino Quotidiano, che viene assegnata a quei prodotti che sanno rispecchiare la tipicità della tipologia, offrono una buonissima qualità pur non rappresentando vini da lungo invecchiamento o quei mostri di personalità spesso molto difficili da abbinare a tavola. Si tratta di vini che facilmente si possono abbinare alla tavola italiana, e che offrono un ottimo rapporto qualità prezzo, con il limite di non superare i 10 euro in enoteca. La condotta Slow Food di Godo (RA) ha avuto la bella idea di organizzare una serata di degustazione, in controtendenza con l’abitudine di fare grandi verticali o confronti di vini dai nomi altisonanti. Protagonisti, per una volta, i vini quotidiani appunto, con 5 etichette di vini rossi selezionati tra quelli indicati nella guida Slow Wine. Per accompagnare la degustazione un mangiare quotidiano, almeno fino a qualche annetto fa, cioè una bella tagliatella casereccia con ragù di castrato, preparata dalla cucina del ristorante che ci ha ospitato per la serata, l’accogliente Osteria del Boccaccio a Sant’Agata sul Santerno (RA).

La degustazione segue le dinamiche del “Gioco del piacere”, ovvero bottiglie vestite, degustazione alla cieca e scheda di valutazione da 1 a 10 per ogni vino, per stilare una classifica finale basata solo sulle sensazioni di piacevolezza provate dai convenuti. Esercizio interessante, che si arricchisce, per i più appassionati come me, del tentativo di intuire quali fossero i vini nei vari bicchieri, essendo note le etichette:

· Aglianico del Vulture DOC Terra dei Fuochi 2010– Azienda Carbone – Melfi
· Barbera d’Asti DOC La Villa 2011 – Tenute Olim Bauda – Incisa Scapaccino
· Sangiovese di Romagna Superiore DOC 2011 – Raffaella Bissoni – Bertinoro
· Valpolicella DOC 2012– Brigaldara – San Floriano
· Arcione Brindisi Rosso DOC 2010– Sergio Botrugno – Brindisi (Negramaro 90%, Malvasia Nera 10%)

Calice N°1: colore rubino scarico, di bella trasparenza, con riflessi non troppo vivaci, di buona consistenza. Sentori floreali e fruttati fresci, con rose, marmellata di fragole, un leggero zenzero e talco. Assaggio fresco, con calore presente, sapidità accennata, tannino appena percepibile, lievissimo, gran scorrevolezza di beva. Ammalia per i suoi profumi fragranti e scivola con un gusto non impegnativo, di discreta persistenza.

Calice N°2: rubino dai cenni granati, fitto e consistente. I profumi sono maturi e caldi, un po’ restii a concedersi. Frutti rossi maturi, tono mentolato ed ematico. Entra in bocca con intensità di aromi, senza brillare in freschezza, tannino quasi assente, finale amaricante di radice di genziana. Un po’ stanco, con poco mordente.

Calice N°3: bicchiere oscurato da un rubino scuro e fittissimo, con cenni violacei. Note di frutta matura e pout pourri, e a seguire effluvi speziati e un ricordo di castagna cotta. In bocca una cannonata, intenso, corposo, caldo, morbido ma dotato di tannino ricco. Un vino masticabile, di lunga persistenza, che sa di Sud.

Calice N°4: toni rubino di bella trasparenza, con buona consistenza e lacrimazione fitta nel bicchiere. Anche qui un po’ di timidezza iniziale sui profumi, poi sfodera note di ciliegia matura, viole, cumino. Gusto intenso, piuttosto potente nel suo impatto, caldo e abbastanza tannico, con finale leggermente pepato, persistente. Buona la morbidezza, coniugata a un tannino presente ma avvolgente, sostenuto da freschezza ben bilanciata. Corpo e beva vanno a braccetto.

Calice N°5: ancora toni rubino di bella intensità e grande trasparenza, che gira consistente sul vetro. Impatta con note assolutamente particolari, erbacee (di sedano e finocchio), camomille, poi prugne e zaffate minerali, grafitiche. Profilo austero. Al palato entra con intensità, percorso da bella freschezza, tannino in evidenza, finale abbastanza lungo su ritorni erbacei e leggermente speziati, con echi minerali. Un assaggio che non lascia indifferenti. Vino anche con prospettiva di migliorare nel tempo, e con l’idea di climi montani alle sue spalle.

Rossi quotidiani

La sequenza, svelata a degustazione conclusa era la seguente:

  1. Valpolicella
  2. Barbera
  3. Brindisi Rosso
  4. Sangiovese
  5. Aglianico

Riconoscibile abbastanza facilmente il Brindisi Rosso Arcione, uno dei migliori della serata. Esempio di vino del Sud canonico, con calore e generosità, soprattutto al palato. Elegante, con equilibrio, corpo, beva e toni evoluti il sangiovese superiore della Bissoni. Intuibile l’Aglianico, prodotto in vigneti posti sul cono del Vulture, che denunciava i caratteri di austerità ed eleganza di un vino di montagna. Mi hanno tratto in inganno i primi due. Mi aspettavo freschezza e brio dal Barbera, invece molto stanco (sarà stata la bottiglia?), privo del nervo che mi aspetto da quel vitigno. Spalla fresca vivida invece nel Valpolicella, dalla sua parte anche l’annata, 2012, la più recente in batteria, ma da quella zona, piuttosto calda come clima, mi potevo aspettare più il profilo del secondo vino, anche in quanto a colore.

Serata divertente e dove, una cosa è certa, si è bevuto bene, e poi in compagnia di un grande maestro come Edoardo Duccio Armenio, che ci ha fatto da Cicerone illustrandoci i vini e guidando la serata. Per la cronaca il vino più piaciuto, dalla classifica redatta sui giudizi dei presenti, è stato il Barbera (il meno alto nelle mie valutazioni, ndr), mentre ultimo dei cinque è giunto il Valpolicella. Il consumatore però è strano, e prova ne è il fatto che la vendita dei vini, disponibili per i convenuti, ha visto andare via bruciato il Valpolicella e lasciare qualche rimanenza invece di Barbera… Vai a capire la gente…

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