Avventure di Borgogna: Cécile Tremblay

IMG_3418La prima vera giornata a caccia di vini di Borgogna si è rivelata lunga e piena di sorprese. Mattina iniziata sui pendii di Baubigny, con una corsetta mattutina tra prati, boschi e vigne, fin a giungere al castello di Rochepot, fiabesco e dall’aria tetra nel grigiore di questo insolito tempo autunnale, ancor più incupito dal folto manto fogliato del bosco attorno allo Chateau. Dopo una lauta colazione con tappa a Beaune per testare i croissant locali si parte con la prima visita, per anare poi a bussare alla porta di Cécile Tremblay.

L’azienda nasce nel 2003, riprendendo in mano i vigneti di proprietà familiare da 2 generazione ma cedute in affitto, l’ultima parte dei quali saranno a disposizione di Cécile fra 8 anni, allo scadere dei contratti di locazione. La coltivazione è condotta in regime biologico dal 2005, e vanta 11 differenti denominazioni, tra le quali spiccano i Grand Cru di Chapelle-Chambertin ed Echezeaux. Prima degli assaggi chiediamo lumi sulla situazione stagionale, che si conferma pesante specie su Beaune, dove grosse quantità di raccolto saranno compromesse a causa delle forti grandinate subite, con picchi dell 80% di danni su alcuni vigneti.

Scendiamo in cantina con la padrona di casa e Aude, sua agente commerciale, scortati dal cane Cacao, affettuoso e un po’ pazzo, deciso a non perdersi un attimo della degustazione. Per fortuna sua e sfortuna nostra, Cécile ha quasi esaurito le bottiglie di 2012, quindi si pellegrina tra le piece in cantina, spillando assaggi dalle cuvee 2013 in affinamento, molte delle quali ancora con mallolattica in svolgimento, quindi particolarmente difficili da leggere in prospettiva. Rimango però ben impressionato dal Vosne Romanée les Rouges du Dessus 1er cru, vigneto posto su suoli ricchi in calcare ma piuttosto sciolti, che dona una bella mineralità, presente sia al naso che al palato, dove il vino scorre con discreto corpo, abbastanza agile ma saporito, giocato su toni di fiori, pesca e un tono di erbe aromatiche.

IMG_3421Discrete sensazioni anche dal Grand Cru Chapelle-Chambertin, vinificato mantenendo al 100% i raspi. Tra i sentori si esprimono ricordi di pesca, agrumi scuri, vaniglia e un cenno di oliva. Al palato è di acidità tagliente, ben controbilanciata da corpo e sapidità, piuttosto rotondo e senza eccessi tra le parti con buon finale, elegante e su rimandi di arancia rossa.

Divertente anche l’assaggio del Grand Cru Echezeaux Du-Dessus, sempre anteprima 2013, spillato prima separatamente da due botti con legni differenti, infine unito in un assemblaggio al volo, nel calice. Un bel giochino, dal quale è uscito un bouquet abbastanza articolato, dove evidente è ora l’apporto del legno, delineato su cipria, spezie dolci, oliva, ma anche frutto di pesca, lampone, arancia amara e un tono floreale. Assaggio dai tannini ben composti, con un relativo equilibrio e buona finezza, bella persistenza, il tutto chiaramente da riverificare all’uscita in bottiglia.

IMG_3420Bottiglia che finalmente arriva, contenente uno Chambolle Musigny Les Cabottes 2012 (Village), di bei profumi di rosa, vaniglia, pepe, con toni di caffè, cannella e liquirizia regalati dal legno, e una scia di leggero agrume. Palato non stravolgente, piuttosto fine, morbido, con tono pepato ma poco allungo.

Più accattivante il Rouges du Dessus 1er cru 2010, che offre all’olfatto un bel bouquet, composto di spezie, fiori, mirtilli rossi, more mature, fine agrume e un lieve ricordo di buccia di formaggio. L’ingresso al palato è tagliente, con freschezza a cui subentra la ricchezza salina, penetrante, un poco duro ancora, ma lungo, dotato di tannino ancora non completamente domato, con finale tostato di nocciola, radice di liquirizia, boisè e una scia erbacea di felce. Saporito e coinvolgente.

Dalle parole della giovane produttrice scopriamo come il sistema dei fermage (le imposte per l’uso dei terreni) metta in ginocchio i vigneron, per un perverso meccanismo che li proporziona al prezzo dello sfuso, che ovviamente lievita nel caso di scarsità di raccolto, ovvero quando si presenta il flagello della grandine o ancora di gelate e irregolarità climatiche nella fase di fioritura, fenomeni che possono compromettere seriamente le quantità di raccolto, già normalmente molto basse per la scelta di qualità effettuata in Borgogna. La prima cosa risultata evidente da questo primo incontro è stata proprio l’esiguità delle quantità vinificate, legata sia al frazionamento delle proprietà che alle basse rese, mediamente attorno ai 40-50 quintali/ha in condizioni ottimali, che possono diventare 20 o meno in caso di problemi climatici. In soldoni nelle cantine dei produttori si trovano per molte denominazioni solitamente da 1 a 4 piece bourguignone da 228 litri, quantità chiaramente esigue, anche a fronte della richiesta del mercato. Da cui prezzi alti, anche a causa del suddetto sistema di tassazione.

Dopo i doverosi ringraziamenti salutiamo l’ospitalità di Cécile, andiamo sotto il diluvio a rifocillarci con un panino a Beaune e poi via in direzione della seconda tappa, a Bligny, da Catherine e Claude Marechal…

IMG_3417IMG_3440 IMG_3455 IMG_3426

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...