Terroir del Verdicchio: Tenuta dell’Ugolino

image Avevo il consiglio di un amico esperto e fidato, il conforto della buona recensione sulla guida Slow Wine, e come ultimo ed inaspettato è arrivato il suggerimento di un altro produttore, Socci, vicino di casa e cugino di Andrea Petrini di Tenuta dell’Ugolino. La cantina è situata a Castelplanio, nella zona Classica del Verdicchio di Jesi, proprio come quella della famiglia Socci, ma in situazione completamente differente. Il territorio comunale è il medesimo ma le condizioni pedoclimatiche molto diverse, in primis per la quota, più bassa, poco sopra la valle, a circa 200 mslm per Ugolino, mentre Socci gode del crinale del Monte Deserto.
È proprio Andrea, a raccontarci le loro differenze, spiegando come i terreni del suo Verdicchio siano di origine marina, e nella fascia più bassa si ritrovino fossili di conchiglie e conglomerati derivanti da sedimenti marini, con un impasto intriso di sabbie e silice. Nella parte più elevata e meglio esposta aumentano le percentuali di calcare e argilla, per terreni ricchi in struttura, dai quali si producono le uve per il suo Superiore. Diverso anche il clima, meno ventilato e più caldo, per via della posizione in una sorta di conca naturale, dove purtroppo sono anche più frequenti e impattanti le grandinate, e quest’annata purtroppo non si è risparmiata in tal senso.
Quasi mi sorprendo di trovare un altro produttore davvero disponibilissimo e ospitale, che ci ha accolto nonostante un preavviso quasi in extremis, interrompendo il suo lavoro per soddisfare le nostre curiosità con le sue spiegazioni. Ci affascina infatti col racconto dell’origine dei nomi utilizzati in azienda. Ugolino era il nonno, a cui è stata dedicata l’azienda, nata negli anni 80 come agricola e poi concentrata sulla produzione vitivinicola grazie alla passione e all’impegno di Andrea. Oggi ci narra con un certo orgoglio anche dell’altro avo, cui è intitolato il Verdicchio Superiore, Balluccio, così era soprannominato in paese, per la sua abitudine di celebrare feste e occasioni di ritrovo a casa sua con balli e danze. Simpatici gli aneddoti su questo personaggio davvero curioso, una sorta di “sensale”, un mediatore che si interessava di scambi di terreni come di combinare nozze, che si inventò la consegna del latte fresco delle sue vacche a domicilio, e tante altre storie (purtroppo) d’altri tempi che è un piacere ascoltare dalle parole pacate ma appassionate di Andrea. Lui è una persona quasi timida e dimessa, che pare scusarsi per il fatto di avere solo due vini, cui affianca un rosso frutto della collaborazione con un altro produttore marchigiano. Ma i suoi due Verdicchio bastano e avanzano per comprendere come il suo lavoro sia mirato e ben riuscito.
image Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Le Piaole 2013 è un esempio di fragranza e nitidezza, con fiori bianchi e frutti succosi in evidenza. Al palato si allarga e si distende con equilibrio e movimento, giocando su freschi rimandi floreali e di frutta gialla fresca, per una beva incalzante e saporita. Due parole anche su questo nome, Piaole, accezione usata per indicare gli antichi sentieri e stradelli, ancora in parte presenti, che solcavano prevalentemente l’alta costa delle colline ed erano le vie per trasportare i prodotti della terra dalle campagne ai tenutari, quando l’agricoltura era fatta dai mezzadri, che periodicamente dovevano versare la loro parte al padrone dei terreni.
L’altro vino presentato è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vigneto del Balluccio 2012, franco e ineccepibile nei profumi, dove all’anice si affiancano toni agrumati e di fiori bianchi. Al palato e teso e molto più austero, di grande eleganza e con progressione gustativa che penetra al palato con grande spinta fresco-sapida senza venir meno a corpo e durata. Vino profondo, che negli anni saprà regalare ancora molto. Per la cronaca la bottiglia ha subito un restyling e il 2013 uscirà in una borgognotta, con veste analoga al Piaole.
Salutiamo Andrea e Castelplanio con la certezza di un arrivederci, felici di avere scoperto ottimi vini prodotti dalle mani di un’ottima persona.

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