Chi non beve in compagnia…

foto_serata…che l’arsura lo porti via. Post semiserio con gli appunti di una serata goliardica, dove gli unici a non scherzare erano proprio i vini, con punte davvero interessanti.

Lo scenario è quello di una cena di pesce, tanto per avere un’idea di cosa mettere in tavola ed abbinare il tutto a bianchi e bollicine, con possibilità di divagare fino ai rosati.

Dall’aperitivo al dolce il menù degno dei migliori ristoranti recitava: Gamberi in camicia di pasta sfoglia (croccanti e saporiti), crocchette di ceci e gamberi profumate allo zenzero, polipo e patate (un grande classico di gustosa semplicità), cozze alla marinara, sgombro marinato con tropea e agrumi, gamberoni al lardo d’Arnad e gocce di aceto balsamico tradizionale di Modena, cappesante in salsa Mornaix, e per finire cheesecake ai lamponi, quindi fichi (freschi) al rhum e cioccolato.

L’abbinamento a libera scelta, piuttosto semplice e azzeccato con la maggior parte degli incroci possibili dei vini stappati.

Rivesaltes 2009 Vin Doux Naturel. Vino fortificato, dal confine tra Francia e Spagna, nel Languedoc Roussilon, questo vino rosso portato a 15% e con un netto residuo zuccherino mantenuto. Affinamento in botti scolme mantenute al sole, che lo caratterizzano con note ossidative, di frutti rossi cotti, confetture di ciliege ed amarene ed echi balsamici. Gradevole per iniziare la serata, con alcool perfettamente mascherato nel corpo, suadente e perfettamente modellato sulle morbidezze ma lontanissimo da stucchevoli impressioni. Una dolce coccola per iniziare, si abbina perfettamente a sé stesso.

Cà Del Bosco Satén 2009. Un Franciacorta Satén di precisione chirurgica. La bollicina è finissima, nel calice come al palato, dove rinfresca e avvolge dolcemente il sorso. I ricordi sono di mollica di pane, mandorle dolci, zeste di limone, un tono di nocciole e una scia di burro fuso. Eleganza, sapidità franciacortina ma senza eccessi, si beve in un lampo e lascia il palato desideroso di un secondo assaggio.

Champagne Brut 2003 Extra Selectiòn – Vandières (Marne) – Delouvin Novack. Il suo colore svela qualcosa dell’età, con un bel paglierino che vira al buccia di cipolla, dalle bollicine microscopiche e fitte, persistenti e ancora abbastanza numerose. Olfatto elegante e complesso, il suo spartito si suona sulla chiave dell’ossidazione (in senso positivo), spingendo su note di zafferano, zenzero, pesca gialla matura, mandorla e profumi di forno e di mare. Al palato è avvolgente e morbido, si muove deciso ma elegante, senza asperità, ben levigato dal tempo ma di gustosa persistenza, su finale a tendenza dolce. Al suo apice evolutivo.

Champagne Gran Cuvée de Crayeres – Eric Rodez. Questo Champenoise da vigneti Grand Cru di Ambonnay gioca completamente su un’altra linea. Il colore è un’oro giovane con bagliori rosati, la bolla più grossolana e disordinata del precedente. All’olfatto è meno diretto e più sottile, con ricordi di mare, mandorla e nocciole tostate e una scia di piccoli fiori bianchi. Nell’assaggio è più nervoso, con acidità e bolle che guizzano con un po’ di irruenza, partendo in quarta per poi svanire presto dal palato, dove resta un lieve cenno metallico. Bello l’abbinamento sul piatto tutto a tendenza dolce di polipo e patate.

Champagne Royal Reserve Non Dosé – Philipponnat. Siamo di fronte a un esempio di precisione chirurgica, dal colore paglierino vivace con riflessi appena ramati imperlato di brillanti bollicine fini ed eleganti nel loro continuo incedere. Al naso sale con fine brio, con la freschezza di susina e mela, il pane fresco, la mandorla, un pizzico di zenzero e un bel tono minerale, che torna al palato in piena sapidità, che arricchisce una trama setosa che percorre il palato e appaga a lungo con suo finale appena amaricante. Armonia e finezza di un Pas Dosè, di grande prospettiva,

Pouilly Fumè 2012 – Mosaique – Philippe Raimbault. Primo vino servito alla cieca, capace di stupire e interrogare i presenti. Il colore paglierino tenue con lievi cenni verdolini lascia intendere la giovane età, ma ciò che colpisce è un olfatto davvero unico e intenso, con frutto della passione in primo piano, poi erbe aromatiche fresche di timo e maggiorana, e un floreale quasi di gelsomino. Al palato è rotondo, di grande sapidità e freschezza senza eccessi, quasi frenata da un apparente residuo zuccherino. Un ricordo me lo fa associare al Sauvignon, ma lo avrei collocato in Nuova Zelanda. Ci sarà da attendere qualche anno per scoprire qualche tipico ricordo del Fumè in questo vino, peraltro già godibilissimo oggi.

Stato 2007 Timorasso – Colli Tortonesi – Terralba. Bottiglia andata, con evidenti ossidazioni, fin dal colore, e bocca disarmonica. Un peccato.

Dominé 2011 – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore – Pievalta (Barone Pizzini). Il cromatismo dai riflessi verdolini identifica la tipologia e la sua giovane età, mentre al naso sorprende con vampate di mare e salmastro, che sfociano in un ricordo di sgombro sott’olio. Dopo l’impatto minerale escono anche anice e fiori bianchi, in un contesto fine, come fine è la sensazione di bocca, con vibrante rincorrersi acido-sapido, tagliente e dal finale sottile e duraturo, su sentori floreali e finemente ammandorlati, conditi di sale. Un Verdicchio che vive di leggerezza (anche l’alcool è contenuto in 12,5%) e mostra bel potenziale di evoluzione. Per la cronaca ha origine su terreni di mescola argilloso-calcarea con sabbie, condotti in regime biodinamico (Demeter) ed evolve in acciaio.

Mosel-Saar-Ruver Riesling 2005 – Hochgewachs Trocken. Buonasera, sono il Riesling della Mosella, arrivato con un camion attraverso il centro Europa, e dell’automezzo si sentono tutti i sentori belli dell’evoluzione di questo nobile vitigno: c’è la gomma, anche bruciata, gli idrocarburi fin quasi al diesel, poi la resina e un mix di agrumi gialli e una fine nota erbacea fresca. Al palato è elegante, pieno, con una godibile beva ben bilanciata da un minimo residuo zuccherino, che aggiunge curve al tragitto panoramico di questo vino. Quando si dice espressione di un terroir (peraltro già apprezzato qualche tempo fa).

Weissburgunder 2011- Pfalz Trocken – Gebrider Andres. Anche questo alla cieca, ci lascia spaesati e senza riferimenti. Il suo olfatto parla di sauvignon, poi di riesling, invece è pinot bianco, ma dotato di ammaliante complessità, con belle note di vaniglia, erbe aromatiche, mare, fiori di magnolia. Al palato mostra ricordi citrini, con buona freschezza, mitigata da discreta morbidezza, cui contribuisce anche un parziale residuo zuccherino. Intrigante, ancor più per il prezzo, attorno ai 6 €, ma reperibile praticamente solo nella cantina del produttore.

Quintaine 2012 – Viré-Classé AOC – Guillemot Michel. Non poteva mancare un bianco di Borgogna, con una denominazione fra le ultime riconosciute (1999), posta nella zona meridionale. Anna e Vitaliano, fini degustatori e padroni di casa (lui anche felice penna di Enocode), ci raccontano dei produttori, personaggi un po’ “figli dei fiori”, dediti all’agricoltura biodinamica (certificati Demeter) e concentrati nella produzione di questa unica etichetta, ovviamente 100% Chardonnay, scoperta in occasione dei Grand Jours de Bourgogne. Aspetto di colore paglierino pieno, dai riflessi vivi e freschi, profumi leggiadri di pepe bianco, fiori bianchi, susine e agrumi gialli. Al palato entra come una lama, fresco e potente, si spande e perdura regalando ricordi di susine gialle e limone, riempiendo le guance con il suo sale. Gran bell’assaggio, e bottiglia di gran rapporto qualità/prezzo (attorno ai 15€).

A cena ormai conclusa ci sta anche un rosè, e quale miglior esempio se non dalla Puglia, con il Girofle Rosè di Severino Garofano: all’apparenza sembra quasi un succo di melograno, un tono cerasuolo pieno, e di cerasa e melograno parla anche il suo ventaglio olfattivo, dove trovano posto anche un mandarancio e delle rose. Palato rotondo, saporito e di persistenza, giocato tra succosità di frutto, sale e freschezza, tutto in gran quantità, tutto in armonia. Bevuto con gusto e con dedica all’amico Duccio.

Non restano che i dolci e i vini dolci per accompagnare le ultime fasi.

Iniziamo con il Vin Santo dei Barbi 2007, di Fattoia dei Barbi, dal colore di ambra giovane, splendente di riflessi dorati, ricco nei suoi tipici sentori ossidati, articolato nei ricordi di fichi secchi, prugne sciroppate, noci, mandorle e miele, tabacco biondo, con lievi accenni eterei di acetone e cera, in una complessità elegante e da meditazione. Ma c’è poco da meditare quando si assaggia, presto conquistati da un bell’equilibrio, una dolcezza sdrammatizzata dalla verve acida, e dal corredo di buona sapidità. Dura a lungo snocciolando dolci ricordi invernali. Un classico toscano da abbinare anche a  “coperta e camino acceso”, in questa occasione estiva invece molto valido con i fichi al cioccolato.

Altro perfetto compagno del ciocclato, il Merlino di Pojer e Sandri, vino Rosso fortificato delle Dolomiti, da Lagrein con aggiunta di Brandy ottenuto da Schiava e Lagarino, tutto dai vigneti della fantasiosa coppia di produttori trentini. Il suo ventaglio di profumi è ampio e intenso, goloso nei ricordi di cacao, tabacco scuro, liquirizia, china, viole, cannella, sottobosco e frutti rossi e scuri sciroppati e sotto spirito e menta. Morbido e carezzevole, un denso nettare che copre il palato a lungo, insistenso su frutto, tostatura e freschi echi mentolati. Finissimo profilo tannico, poco percepibile la ricca componente alcoolica (19%) nascosta da uno scheletro pieno e morbido, dove la viva spinta acida e la buona sapidità danno slancio e beva, smorzando il tono dolce, che resta un sublime piacere. Vera “loveria” da cioccolato.

Come detto i vini non scherzavano, e hanno rivelato sorprese e conferme. Come confermato è il fatto che degustare queste delizie in ottima compagnia ne aumenta il gusto, ne fissa il ricordo, e arricchisce l’animo. Davvero una splendida serata tra amici, di cui vanno ringraziati i padroni di casa, magnifici Anna e Vitaliano. Alla salute!

 

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