Radiografia di Montalcino


wpid-20140907_170027.jpgNon si poteva che chiudere I Tre Giorni del Sangiovese con un vero inno alla sua essenza, andando a sviscerare le aree della denominazione italiana forse più celebre al mondo per questo vitigno. Parliamo di Montalcino, col suo Brunello e con il Rosso, entrambi per disciplinare al 100% da uve sangiovese. La denominazione interessa l’area comunale, in una superficie davvero vasta (24 mila ha solo a sangiovese da Brunello), che comprende zone dalle caratteristiche pedoclimatiche nettamente diverse.

Quella del borgo toscano di Montalcino è una realtà storicamente ricca sul piano vinicolo: era al centro dei traffici commerciali grazie alla posizione sulla via Francigena, condizione venuta poi a meno con l’arrivo della Autostrada del Sole, che l’ha di fatto esclusa dai flussi turistici. Altro scoglio incontrato in passato dalla viticoltura locale venne dalla fine della mezzadria, che creò difficoltà ai grandi produttori, che videro dissolversi la loro base di forza lavoro.

Montalcino sembra condannata a subire storicamente vari momenti di difficoltà, come il triste scandalo del vino al metanolo, o i sequestri di vino proveniente da altre regioni realizzato proprio negli ultimi tempi. Ma le grosse crisi gli servono da motore, spingendo i produttori a lavorare sempre seriamente. Fondamentale, oltre al lavoro in vigna ed in cantina, è stata la strategia commerciale perseguita dai grandi nomi, che hanno saputo portare oltre confine la fama del Brunello, fino a farlo diventare, da metà anni ’90 il nome più famoso al mondo tra i vini italiani. Questo clamore commerciale ha scatenato una corsa agli investimenti, provenienti spesso proprio da appassionati esteri, che hanno generato la nascita di nuove cantine e l’espansione dei vigneti. Quest’ultima si è allargata a macchia d’olio fino al 2004, quando si è deciso il blocco dei nuovi impianti, per limitare le quantità e mantenere le giuste proporzioni fra domanda e offerta.

Francesco Falcone, coadiuvato sul lato tecnico da Giuseppe Gorelli, enologo ed anima dell’azienda Le Potazzine, ci racconta storia, dinamiche e geografia di Montalcino, guidandoci in una degustazione che percorre le zone salienti della denominazione, che in linea generale è capace di coniugare le caratteristiche di un calore e disponibilità tipica dei vini della Maremma al rigore appenninico, giovando dell’influenza della catena montuosa, posta a circa 60km, nonché del Monte Amiata, che agisce da scudo a certe correnti ventose, proteggendo la zona più alta del colle di Montalcino, dove peraltro si concentra un grosso numero di aziende. Idealmente si possono distinguere cinque macro-aree:

  • un’area settentrionale, caratterizzata da terreni particolari, di sasso e argilla calcarea, e comunque con esposizioni che assicurano un buon grado di insolazione; produce Brunello le cui doti sono di spiccata fragranza e viva freschezza
  • la zona del colle di Montalcino, con le altitudini maggiori, si sviluppa attorno al borgo, dove le vigne si alternano ai boschi, con ripide pendenze e buona ventilazione. Si trovano le zone più alte, capaci delle espressioni più eleganti in occasione delle annate molto calde
  • lato Est: su una sorta di altipiano dove le pendenze non sono ripide ma la quota viaggia dai 400 ai 500 mslm. I terreni sono rocciosi, a base di alberese, ed è abbondante la ventilazione, che determina vini fragranti ed eleganti, di grande tenuta nel tempo
  • lato Ovest, nel quadrante di Tavernelle, con terreni interessati da inserzioni salmastre, che donano ai vini profondità e completezza.
  • area Sud, con quote che scendono fino a 120 metri di quota, con aree dove giunge anche l’influsso delle correnti marine; i terreni sono buoni, sciolti e grassi, e danno vini corposi, da cui occorre attenzione nel non limitare troppo i carichi in pianta, per evitare di avere uve con eccessivo estratto e precoce maturazione.

Nel raggio di pochi km dal borgo di Montalcino si trova quindi una varietà pedoclimatica notevole, che si traduce ovviamente in differenze fino a 20 giorni nelle epoche di maturazione delle uve, più precoci a sud e più tardive a nord e a ovest.

Brunello Le Chiuse 2008. Podere  storico, sulla collina di Montosoli e originariamente nelle mani di Biondi Santi, oggi proprietà di Nicolò Magnelli, che sceglie l’uso di botti grandi da 20, 30 e 50 hl. Tinta tra il granato e il rubino, ben trasparente. Si mostra ritroso e chiuso al naso, regalando poi con pazienza note di amarene, prugna, fiori viola, sottobosco, e leggeri ricordi di crosta di pane e brodo. E’ un vino che riempie il palato, di tannino fitto e saporito, corroborato da calore e finale appena metallico, con ricordi di prugna e sottobosco. Versione abbastanza muscolare ma di buona eleganza, con discreto tannino e buona persistenza. 89

Brunello Capanna 2008. Palesa al naso il volume alcolico, che trasporta frutti scuri, rovi, note balsamiche e di rosmarino, un bel ricordo di rosa, e anche spezie, con una crescente impronta di crosta di pane cotto a legna, che torna anche nel finale di bocca, amaricante e percorso da vivo nervo acido, con tannino appena ruvido. 86

Brunello Canalicchio 2008 di Franco Pacenti. Bel colore granato di gran trasparenza. All’olfatto sfodera aromi balsamici, ribes, mirtillo, muschio, un tocco di cuoio e tabacco, e un velo agrumato di mandarancio. All’assaggio è gioca sul succo e la freschezza, con grande equilibrio, tannino sottile e preciso, meno volume ma sapore lungo, lineare con bel rimarcare su arancia e un accenno pepato. Il migliore della batteria nordista, con spiccata inclinazione al Chianti Classico. 92

Brunello Pietroso Riserva 2008. Entra su note iodate, poi si dispiega con fiori di rosa canina, echi balsamici e mentolati, terra e piccoli frutti neri. Il suo corpo progredisce con leggerezza, sorretto da freschezza di agrume amaro, con tannino finissimo, acidità raffinata, finale lungo, di agrume e sottobosco. Bellissimo, saporito e vibrante. Un ottimo esempio da terreni molto vicini al borgo, sul lato ovest (con affinamento in botti da 30 hl). 94

Brunello Vigna Soccorso Riserva 2008 Tiezzi. Siamo anche qui nei pressi del centro di Montalcino, e parliamo della Riserva più rappresentativa di Enzo Tiezzi, enologo inventore del Rosso di Montalcino, a metà degli anni 80. Per questo vino sceglie i grappoli dall’unica vigna del comprensorio coltivata ad alberello, su una superficie di circa 1,5 ha che produce 2500 bottiglie. Curiosamente la Riserva è costituita dallo stesso vino venduto come “annata”, con vinificazione in tini di legno e passaggio in botti dai 10 ai 40 hl, ma viene commercializzato un anno più tardi, sostando quindi ulteriori 12 mesi in bottiglia. Al naso intriga ma non seduce, si delinea di tratti medicinali, con toni scuri di sottobosco, funghi, aghifoglie, balsamico di resine e polvere di caffè. Bella però l’impressione dell’assaggio, con uno sperone acido importante e un tannino abbastanza fine e vellutato. Mi lascia indeciso, asciugato dalla fitta trama tannica pur sferzata da ondate di acidità agrumata, con buon sapore e finale esente da ricordi amaricanti. 89

Brunello Fattoi Riserva 2008. Siamo in zona Tavernelle, sui 7 ha circa di quest’azienda che affina i suoi Brunello in botti da 33 a 45 hl, e destina circa un decimo della sua produzione alla Riserva. Il colore è di vivo rubino con cenni granati, aspetto giovane, e da giovane Brunello si comporta restando chiuso, piuttosto violento in una sferzata di alcol, per poi aprirsi su violetta, mirtilli, agrume, amarena e pepe. Nella fase gustativa mostra beva scorrevole e un tannino fine e soffice, e chiude su ricordi di cioccolato all’arancia e caramello biondo. Introverso, sembra serbare le sue migliori doti per un momento migliore. 90+

Brunello Ventolaio 2008. Veste tinta di rubino pieno e vivace, senza inflessioni. Si esprime subito all’olfatto con piglio deciso ed elegante, con fresche note mentolate, frutti rossi, sottobosco, arancia, tamarindo e ginger. La bocca è un percorso fatto di intensa sapidità, con freschezza agrumata elegante che conduce al finale con fini ricordi di nocciole tostate, tabacco e caffè.  L’equilibrio è esemplare, ancor di più considerando che ha 15% riportati in etichetta, assolutamente non avvertibili. Entusiasmante. Quest’azienda di circa 6 ha sul versante orientale di Montalcino non produce una Riserva, ma questo da solo basta e avanza come vino di punta. 95

Brunello Le Ragnaie Vigna Vecchia 2008. I profumi sono di frutto rosso, fiori e note balsamiche di resina, poi macchia mediterranea, muschio e un ricordo di gomma bruciata (utilizza legni misti di Slavonia e Austria). Al palato si distende potente e sapido, in buona progressione con acidità sottesa e tannini ben ricamati. Gioca di volume e muscoli, solo leggermente scomposto nell’insieme, con finale cupo di sottobosco e arancia amara. 88

Brunello Phenomena Riserva 2008, Sesti. Profumi pervasi di aghifoglie e un tono vanigliato, poi ciliegia e scorza di lime, che prelude all’acidità veemente del palato, coniugata a un tono tostato e saporito che esce, con bella progressione e avvolgenza, che indugia su echi agrumati, di cenere, con sapidità ai limiti del salmastro e buon corpo. Un vino di bell’equilibrio e lunga progressione ma in una versione molto distante dagli altri nei suoi tratti salienti. Interessante comunque la sua profondità, figlia anche di terreni compatti a base granitica. 89

Brunello Poggione 2008 (annata). Continuiamo la batteria del fronte “sudista”, ed è evidente in questo calice, con frutto maturo in rilievo (pugna e ciliegia), rosmarino, lieve spezia di cannella e zenzero, un tocco di tamarindo e rabarbaro, pepe fine e caffe macinato. Bella spina acida, ammorbidita da corpo e rotondità, con fondo sapido e ottima progressione, corposa, con finale dal frutto centrale. Bella versione di una grossa realtà vinicola, con 63 ha a Brunello e 200mila bottiglie prodotte, utilizzando per l’affinamento solo botti grandi (fino a 100hl). 90

Brunello Piancornello Riserva 2008. Il colore è un rubino che vira al granato. Su questo vino pesa di più l’evoluzione, che concede abbondanti note terziarie, sembra di entrare nella bottega dell’antiquario, ma anche un bel floreale ancora vivo di ginestre e glicini, su sfondo terroso. La bocca è agile, condita da ricordi di ginger, e con una eco ferrosa e di nocciola. Il tannino è abbastanza fitto, il corpo denso e saporito, ma emerge un po’ l’apporto del legno (tonneau). 87

Rosso di Montalcino 2012 Le Potazzine. Chiudiamo con un fuori programma, con la denominazione minore, che può essere di ricaduta (se si declassano parte dei mosti delle vigne a Brunello), o predeterminata se proveniente da vigne atte a Rosso di Montalcino. Per il suo ottenimento Giuseppe tiene le uve per una settimana in macerazione e per tre in fermentazione, in acciaio. La mallolattica si svolge di norma in breve tempo, naturalmente e senza forzature, e a seguire si trasferisce in botti dai 10 ai 50 hl, in rovere di Slavonia, dove resta per 12 mesi. In questo caso abbiamo un Rosso ottenuto dalle vigne del Brunello, quindi di ricaduta, ma su questo Giuseppe precisa di puntare molto, per avere un vino disponibile prima ma comunque di gran livello. Il Rosso può andare in commercio infatti dal 1° settembre dall’anno dopo, mentre sono 60 i mesi da attendere per la vendita del Brunello. Le vigne di Gorelli sono impiantate dal ’97 al 2007, su terre rosse, cariche di sostanze ferrose. A contorno delle sue vigne tanto bosco e una frequente ventilazione. Le Potazzine segue la scuola di Giulio Gambelli (il bicchierino), col quale Giuseppe ha avuto la fortuna di lavorare e studiare da metà degli anni ’80, per poi aprire la propria azienda nel 1993. Ma veniamo a questo Rosso, che ben dimostra il lavoro del nostro relatore. Il calice è tinto di un rubino vivace e trasparente. Al naso salgono profumi di terra e menta, pepe, arancia e mandarino. Al palato vibra di freshcezza, con tannini levigati, mentre sale e calore vanno a braccetto, lasciando ricordi di macchia mediterranea al retrolfatto e un gentile finale di agrume. Molto fine, di grande equilibrio, godibilissimo. 92+

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3 pensieri su “Radiografia di Montalcino

  1. Pingback: Villa Poggio Salvi – Brunello di Montalcino 2008 | il TaccuVino

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