Un presidio del Montepulciano, nel cuore d’Abruzzo

wpid-20140812_120248.jpgPraesidium, mai nome più azzeccato per questa piccola azienda, un gioiello nell’entroterra abruzzese. Dovete dirigervi verso Sulmona, la città dei confetti, piena di storia e fascino, a due passi dai massicci della Majella e del Morrone e affacciata sulla fertile Valle Peligna. E da Pratola Peligna si può passare, salendo poi verso la collina, solcando stradine fra orti e vigneti, per giungere al piccolo borgo di Prezza. Si segue una strada tortuosa che tornante dopo tornante sale tra le case e la natura, si percorre l’abitato e con una certa sorpresa si incontra l’insegna in ferro battuto di Praesidium sulla destra. Ci fermiamo, supponendo di avere appuntamento nel loro punto di degustazione e vendita e veniamo accolti da Antonia Paquale, figlia dei titolari Enzo e Lucia, che con l’altro figlio Ottaviano conducono questa azienda familiare. Raccontiamo alla gentilissima Antonia di avere già incontrato i loro vini e di essere venuti per completarne il quadro, così ci propone subito una visita della cantina, pur se piccola, almeno a sua detta. Ci fa uscire e ci chiama dalla stradina sottostante l’ingresso, lì una serie di porte si affaccia sui vari antri che compongono la loro cantina, letteralmente incastonata nel paese. Sulla sinistra due cancelli in ferro battuto chiudono due grotte, scavate nelle rocce della montagna, dove alloggiano le botti in legno. Molte sono Garbellotto in rovere di Slavonia di vecchia data, altre nuove, come la barrique utilizzata per vinificare l’ultima vendemmia di una parcella speciale, avvenuta nel 2009 prima del suo espianto (per raggiunti limiti di età e fallanze), e dedicata alla nonna di Antonia.

wpid-20140812_110335.jpgProseguendo lungo il viottolo dietro un’altra porta si nascondo invece i due grossi tank in acciaio, giunti nel 2010 in sostituzione di quelli in vetroresina, che accolgono i mosti dopo la pigiodiraspatura ed i vini nel loro affinamento, di due anni in acciaio e altrettanti in legno per i Montepulciano Riserva, di 6 mesi in acciaio per il Cerasuolo, ottenuto per salasso dopo 1 giorno dall’ammostamento delle uve Montepulciano. Nasce spontanea la domanda di come facciano concretamente a portare in cantina le uve, e la spiegazione dipinge nel nostro immaginario la scena folcloristica e colorita di un paese che si ferma, con i trattori in mezzo alla strada intenti a scaricare le uve nella diraspatrice, e mi torna in mente la mia infanzia, quando davanti a casa mia sorgeva la cantina sociale di Forlì, e una transumanza di trattori riempiva la strada e lasciava agli angoli dell’incrocio il segno del suo passaggio con uno sparguglio di grappoli gialli o neri. Forse un po’ del mio amore per il vino nasce inconsciamente anche da queste immagini.

Ma torniamo a Prezza, e troviamo altre porte, e altri contenitori nei locali di una cantina che risulta costituita da molteplici unità dislocate nell’arco di poche decine di metri attorno al corpo centrale dell’azienda. Risaliamo in strada, e poco oltre la dimora dei Pasquale si possono scorgere parte dei vigneti dell’azienda, sul confine tra Prezza e Raiano, a circa 400 mslm, in una zona storicamente vocata e dedicata alla coltivazione del Montepulciano d’Abruzzo. Gli allevamenti sono a spalliera, con cordone speronato, metodo tradizionalmente adottato in questa zona, dove il clima è più fresco e continentale e non è necessario l’uso del tendone, adottato spesso nelle aree di Pescara e Chieti più vicine all’Adriatico.

wpid-20140812_110831.jpgIn vigna si scelgono i metodi del biologico, con interventi ridotti al minimo, solo rame e zolfo, e concimi naturali e sovescio quando si renda necessario riequilibrare i loro terreni, già naturalmente ricchi di materiale organico grazie a una base alluvionale argillosa, frammista di pietre silicee e posta su substrato roccioso. L’obiettivo perseguito è il mantenimento delle condizioni naturali del vigneto, per dare massima espressione al connubio vitigno/terroir. Per questo anche in cantina gli interventi sono ridotti ai minimi termini. Per le fermentazioni si sfruttano lieviti indigeni delle uve, che vengono portate a vendemmia puntando alla massima sanità, curando manualmente le operazioni di potatura verde, diradamento e diserbo meccanico dalle infestanti. Basse le rese finali, che arrivano attorno ai 50-60 quintali/ettaro. Dopo le fermentazioni e la svinatura non si effettuano filtraggi, nè chiarifiche o pastorizzazioni, ma si sfruttano tempo e temperature che illimpidiscono il vino grazie ai processi naturali di decantazione.

Antonia Pasquale ci dà una prova direttamente dalle botti, prelevando un assaggio di Montepulciano 2013 dalla cisterna di acciaio. E in questa fase di infanzia il rosso abruzzese si mostra ritroso e schivo, chiuso su toni di frutti scuri, metallo e un tono erbaceo di bosco. Scalpita nel tannino e nella freschezza, che tiene a bada un corpo consistente ma non pesante.

wpid-20140812_111503.jpgCi spostiamo tra le botti grandi in legno, per spillare un calice di Montepulciano Riserva 2009, il vino attualmente reperibile anche in commercio. Qui il comparto olfattivo è già ampio e definito, ricordando il rovo con i suoi frutti, le amarene, il sottobosco con idee di funghi e tartufi, poi cenni di radici, cera e torrefazione. Davvero affascinante e ricco al naso, mantiene le promesse una volta entrato al palato, di vibrante freschezza ma rotondo su toni fruttati, appena ruvido ancora nel tannino, che chiede tempo in bottiglia per assestarsi e distendersi. Ma è già bellissima la sua persistenza su toni di amarene, more, liquirizia e cacao. Goloso e appagante.
Per chiudere il giro torniamo in sala degustazione, dove Antonia ci serve la Ratafià, liquore tradizionale abruzzese, ottenuto dall’infusione di amarene nel Montepulciano d’Abruzzo. Si ottiene ponendo le amarene in infusione nel vino dell’ultima o della penultima vendemmia, più una parte di alcool, e dopo il giusto periodo si aggiungono alcol e zucchero fino a raggiungere i 26%. Scopriamo anche l’origine del suo nome, in quanto si usava versarne un bicchierino e brindare dopo gli accordi, che in latino si sancivano con la formula “ut rata fiat” (sia ratificato l’atto). La Ratafià sprigiona tutti i profumi delle amarene, del cioccolato, dei frutti e del sottobosco, e al palato è un velluto morbido, denso e ricco, caldo e persistente, davvero da provare nelle sere d’inverno per una golosità consolatoria insieme a una torta tenerina calda al cioccolato.
Salutiamo i monti di Prezza e la cantina Praesidium, contenti di aver conosciuto di persona questa realtà così genuina e vera, capace di regalare grandi emozioni con i suoi vini, esempio grande di tradizione e legame col territorio.

www.vinipraesidium.it

Montepulciano d’Abruzzo Riserva 2007

Cerasuolo d’Abruzzo 2010

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