Cartellino rosso

Un altro post semi-serio, eno-cronaca di una degustazione tra amici, che rendo pubblica come ennesima dimostrazione del potere del vino, della sua innata capacità di unire le persone nel convivio, di coinvolgerle e regalare attimi di gioia. Una degustazione che è stata divertimento ed edonismo pur regalando piccoli istruttivi tasselli didattici. Perché col vino si può imparare e crescere anche ridendo e scherzando in compagnia di una squadra di pazzi wine-lovers. Trattasi di racconto puramente di fantasia (seee) ogni riferimento a persone, cose, o eventi reali è puramente casuale.

serata_veronica

Arriviamo sul campo di degustazione e sembra di essere nel privè di locale glamour, luci soffuse, musica lounge e tanta bella gente in tiro. Al tavolo un gran buffet e nelle cucina si assiepano le bottiglie, castigate in luccicanti abiti argentei per celare la loro identità.

Stemperiamo l’ambiente con sorrisi, strette di mano, battute e partiamo con due bolle, un Franciacorta che possiamo anche dimenticare, bello di naso ma povero di bocca (Pas Dosè?!?!) e uno Champagne Rosè che invece non si può scordare. Gran Cru Ambonnay di André Beaufort, carico nel colore, di bella bollicina, dai profumi unici e inconfondibili, ricorda il bitter, con agrumi amari, radici e un fresco frutto rosso dolce, tra fragola e lampone. Fresco e giocoso in bocca, davvero intrigante. Carloni sa come stupirci e coccolarci con questo colpo di testa.

La squadra BYOB è concentrata e attenta, e al primo rosso nel bicchiere è subito Capozza che sfodera un’azione da manuale, tiro all’incrocio dei pali e indovina i vitigni, con tanto di dedica al nonno 96enne, grande bevitore di vini altoatesini. E’ il Ritratto Rosso 2007 di Lavis, Teroldego e Lagrein, in realtà un po’ appiattiti dal legno, dominante con note di vaniglia; mantiene un vegetale di sottobosco e fini mirtilli, di gran beva e buon sapore, sorprende per la freschezza e il buon equilibrio nonostante l’annata non delle più felici.

Torniamo a giocare per schemi. Il vino che arriva è didattico: fragoline, pepe, lampone fresco, un cenno metallico e un tono erbaceo fresco. Buon equilibrio, beva facile e un complesso che raccoglie consensi dalla platea. Si svela il Cesanese del Piglio DOCG Hyperius di Agricola Emme. Un’espressione semplice di questo autoctono laziale che ne esibisce le linee guida, senza fronzoli stilistici.

La tecnica si affina, il gioco è pulito, sembra un’azione al videogame, con passaggi chiari, precisi, senza sbavature. Peperone grigliato, frutti rossi prorompenti e maturi. Impossibile non trovarci il Cabernet (Sauvignon 80% con saldo di Franc), che gioca tutte le carte migliori anche al palato: morbido e rotondo, con tannino vellutato, finale di frutto dolce, peperone e leggera speziatura, appena amaricante. Gran bel lavoro di una grossa realtà cilena con questo Houssonat 2009 di Haras de Pirque.

Cambiamo totalmente gara e intenzioni. In Piemonte un vitigno minore ambisce a mostrare tutte le sue doti nel Vigna Tecc 2010 dei Poderi Luigi Einaudi. Il naso è ancora restio, chiuso su leggere note di frutti rossi, lampone, cenno di yogurt alla fragola, tabacco e un’inflessione erbacea. Assaggio nervoso, scalpitante, tannino fitto e vivo, è un cavallo selvatico, scuro ed elegante, che chiede ancora qualche anno di addestramento in cantina per disciplinarsi e spiegarsi in una galoppata sicura ed elegante.

Torniamo a mettere le “s” in fondo alle parole, per descrivere un classico spagnolo, di colore fitto e profondo, di profumi definiti e belli di viola, prugna, pesca gialla, un tono di spinacio fresco e un finale fresco e dolce di vaniglia e dopobarba (il tutto sotteso da un accenno di tappo che diventerà devastante e primario dopo un paio d’ore). E’ il Rioja Riserva Particular 2005 di Marques de Vargas, dalla gran progressione di bocca, incredibile freschezza e slancio, marcato da tannino denso ma raffinato. Bel gioco di sponda (iberica) di Vitaliano e Anna.

Il gioco fila bene, orchestrato da Vitaliano che sembra un metronomo a centrocampo, imbeccando Capozza, che resta attento nonostante gli acciacchi, e dopo aver pescato il Dolcetto nel Dogliani manca di poco il gol col Duca Enrico 2008 (Duca di Salaparuta). Un’ottima palla messa in area da Paolo, un vino pieno e oggi un po’ controverso, a tratti scomposto al palato, come dovesse ancora trovare il giusto ordine delle cose: un tannino fitto e fine, buona sapidità, freschezza, frutto di mirtillo e note confit di violette, poi tanta ciliegia e tabacco. Nero d’Avola e un pezzo di storia enologica siciliana, di cui conosciamo le grandi capacità evolutive. Confuso dagli interrogativi del vino siciliano Carloni rimedia un ammonizione per intervento a gamba tesa su Giovanna.

Si procede in surplace, arriva la pennellata da maestro, su selezione triangolata da Giovanna-Anna-Vitaliano. Un velo di riduzione scompare dopo il giusto tempo, il campione deve prendere fiato, poi regala frutto pieno di ciliegia,amarena, pepe nero molto fine, e note fresche di basilico e menta secca. Il corpo muscoloso viaggia in leggerezza con un’acidità magistrale, un tannino intrecciatissimo e setoso, supportato di sanguigno calore. Grande equilibrio, potenza e virtuosismi. Il grande Syrah de Il Bosco 1999 di Luigi Tenimenti d’Alessandro.

Dopo questo gol spettacolare Veronica non abbassa il tiro, e mette in campo un evergreen, vitigno nobilissimo, versione che lo stravolge ma si lega alla tradizione e al territorio, quello della Valtellina. Lo Sfursat 2008 di Nino Negri è prugna sciroppata, amarene, fiori scuri appassiti, arancia candita e liquirizia dolce. Morbido velluto ci coccola con calore e rotondità, cullandoci su evidenti note autunnali. Carloni commette “gioco pericoloso” e rimedia il secondo giallo, che diventa automaticamente rosso da Giovanna (e in fondo il tema della serata era il rosso). Paolo rischia l’ammonizione nelle proteste a difesa del suo capitano.

La stanchezza attanaglia le gambe e gli stomaci. Anna trotterella e fa defaticamento a centrocampo, Giacchi prima chiede l’intervento dei barellieri quindi si ritira in panchina, stremato dal contrasto Zymox-rossi.
Come mediano indomito non mi perdo d’animo e metto in campo le ultime mosse. E’ un calice di denso rubino impenetrabile, dai riflessi neri, i ricordi di uva passita, la prugna, il pepe verde, vaniglia e un cenno di carne. Tannino fitto e vivo ma ammorbidito dai legni, e un’incredibile beva per il Pis&Lov 2007 di Leone Conti, di scorrevolezza al palato credo impareggiabile per un vino da Uve Longanesi “metodo Amarone”.

La partita sembra volgere al termine ma i cori della curva sud vengono soddisfatti. Entra in campo il Maradona Zoffoluccio, reduce da una seduta di disintossicazione da tannino a base di Maso Martis, indecentemente fallita con una divagazione barolista Fenocchiana. Il campione di sempre torna a indossare la maglia del rossista e va a coprire la fascia di campo delle Marche, fin’allora sguarnita. Conero DOCG Riserva Angeli di Varano 2010, di naso ben articolato tra vaniglia, peperone, amaretto e glicini, con strane inflessioni smaltate ed erbacee. Il Montepulciano regala il suo tannino mentre una bella freschezza smentisce la fama dei rossi marchigiani, spesso “cotti” e maturi. Finale tra prugna, pepe e tabacco, e ancora qualche anno per migliorare.

Rinfrancata dall’ingresso del compagno di squadra Veronica sciabola un magnum di Lagrein Riserva 2011 Putzenhof, ma si fischia un fuorigioco. Il vino è chiuso, vegetale, di fitto sottobosco. Non ne esce, nè si concede in bocca, ritroso e timido, di tannini già levigati e ricco calore. Azione inconcludente.

I giochi sembrano fatti, Carloni finito sugli spalti insieme all’ultras Paolo lancia cori verso la curva opposta, e proprio allora giunge il colpo da maestro, la giocata del campione. Il numero 10 non fallisce, ancora una volta. Come un grande talento risolve tutto con soli pochi minuti sul campo. E’ Maradona col suo PX ’10 Albalà lanciato sulla fascia alla Veronica. Mela cotta, fichi secchi, tamarindo e albicocca disidratata. Dolce e morbido, rotondo e caldo, con avvolgente sapore, di castagne, burro salato e scorze d’arancia caramellate, con un piacevole ritorno fumè. Palleggia, dribbla, incanta e insacca. E non smetteresti più di goderne. Ovazione finale e tutti negli spogliatoi, pronti alla prossima sfida.

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