Spremi rocce nere ed esce succo di miele

wpid-20141007_225812.jpgSui declivi che costeggiano le anse sinuose della Mosella, i suoli sono cupi e duri, costituiti di ardesie nere, e qui trova casa felice il Riesling, vitigno che si riesce ad adattare a questo ambiente aspro. E’ sulle pendici esposte prevalentemente a sud che riesce a raggiungere buoni livelli di maturazione, nonostante il clima continentale, considerato che le latitudini sono circa le stesse della Champagne. E sui terreni della regione di Mosel-Saar-Ruwer, sviluppata sugli argini degli omonimi tre fiumi, si ottengono i Riesling più famosi al mondo, caratterizzati da elevate acidità, accompagnate quasi sempre da un deciso residuo zuccherino e da scarso contenuto alcolico, dal profilo aromatico elegante e raffinato, dove gli agrumi e i frutti tropicali, spesso arricchiti dagli echi della muffa nobile, si mischiano ai sentori minerali che virano dal ferro al didascalico “idrocarburo”, qui solitamente mai invadente e primario.

In vigna il lavoro è complicato dai terreni fortemente rocciosi e dalle ripide pendenze (specie nei migliori vigneti), tanto da arrivare ad avere carichi di lavoro di 2400 ore/ettaro all’anno, quando per intendersi in Piemonte si viaggia dalle 300 alle 800 circa. In cantina si lavora soprattutto con acciaio, fermentando a temperature controllate, tra 12 e 14°C, solitamente con lieviti selezionati, in quanto difficilmente le uve arrivano a raccolta mantenendo sulle bucce i necessario lieviti indigeni per consentire la partenza della fermentazione. Esistono chiaramente le eccezioni, e taluni perdurano nell’uso di grandi botti tradizionali. Per la vinificazione comunque è tradizione usare basse temperature (facilitate anche dal clima), e queste venivano mantenute anche all’epoca dell’uso di tini di legno, immergendo nei mosti dei contenitori chiusi con all’interno del ghiaccio.

Prima di accingersi a stappare una bottiglia di vino tedesco è utile comprendere innanzitutto la classificazione, che vuole i vini di qualità superiore appartenenti alla categoria dei Q.m.P. (Qualitatswein mit pradikat), posti un gradino sopra rispetto ai Q.B.A. (Qualitätswein Bestimmter Anbaugebiete), corrispondenti sommariamente ai nostri IGT. Qui le classificazioni tengono conto anche dell’alcol potenziale delle uve, vietando la captazione (aggiunta di zucchero) sui Q.m.P., mentre è sempre consentita per i vini di classe inferiore.

All’interno dei Q.m.P. si distinguono ulteriori classificazioni, sempre condizionate dal grado zuccherino ovvero alcolico potenziale:

  • Kabinett, ovvero vini da “dispensa”, ottenuti da uve mature, solitamente vinificati secchi (trocken), o comunque con basso residuo zuccherino.
  • Spatlese , da uve raccolte in fase tardiva, con maggiore sviluppo di alcol potenziale.
  • Auslese , da uve ancora in maturazione avanzata, ma gli acini sono letteralmente selezionati dalla pianta, includendo anche ( aseconda delle scelte del produttore), quelli attaccati da muffa nobile.
  • Beerenauslese: vendemmia tardiva di acini stramaturi e attaccati da botrytis cinerea, con elevato grado zuccherino, che rimane anche a fine fermentazione, per vini sempre dolci e dai ricordi “muffati”.
  • Trockenbeerenauslese: qui il trocken (secco) indica lo stato degli acini, quasi completamente disidratati dalla muffa nobile, fino a restare completamente avvizziti e secchi, ovviamente con rese assurdamente basse, per vini (dolci) davvero difficili da incontrare e fa nobile e -ovviamente- dai costi proibitivi.
  •  Eiswein, da acini non attaccati da muffe, ma surmaturati e lasciati in pianta per tutto l’inverno, per giungere dopo Natale alla vendemmia, da effettuarsi con temperature inferiori a -8°C, per andare a spremere acini ancora ghiacciati, daui quali percola un nettare denso e zuccherino, che produce vini mielosi e densi, ma percorsi dall’acidità tipica del riesling.

Altri termini importanti per comprendere le lunghe diciture delle etichette teutoniche sono Sonnenuhr, che significa meridiana, e designa vigne esposte a sud, ed Alte reben, ovvero vecchie vigne, indicazione sfruttata anche in Francia (Vielles Vignes) e invece non considerata -sigh!- in Italia. Infine Erdener Treppchen designa le etichette provenienti dal migliore vigneto della città, in una sorta di valorizzazione del migliore Cru comunale.

Per comprendere un minimo di questa regione speciale tanto amata per il Riesling, abbiamo assaggiato 7 vini nella degustazione organizzata dall’ONAV di Bologna. Selezione che avrei personalmente articolato diversamente, ma su questo argomenterò nelle mie conclusioni. Interessante comunque scoprire questi vini tedeschi, non certo quotidiani sulle nostre tavole.

wpid-20141007_222901.jpgEitelsbacher – Karthauserhofberg Qualitatswein Kabinett Trocken 2012.  10,5%. Tono tra il paglierino tenue ed il verdolino, di media consistenza. Impatto al naso citrino, con ananas verde, mela croccante e metallo scaldato. Al palato scatena salivazione a mille, regala sale e sensazioni di lieviti di pane e pera, sottile e piuttosto lungo, ma non particolarmente convincente. Al passare dei minuti peggiora, si disgrega, e mostra qualche limite. E’ l’unico vino proveniente dalla Ruwer, da vigneti posti su ardesie ricche di ferro, e il suo pregio è quello di trasmettere quella mineralità sia al naso che al palato.

Nik Weis – St. Urbans-Hof Wiltinger Alte Reben Kabinett 2012. 10%. Il colore si fa leggermente più carico, non il suo roteare. Aumenta in complessità la paletta olfattiva, con fiori sambuco, susine e pesche, mandarancio e clementino maturo. L’ingresso al palato è fine ed elegante, equilibrato, fresco e caratterizzato da un residuo zuccherino ben percepibile. Finale appena sapido, di mela, pera william, agrume. Col tempo esprime maggiormente toni erbacei verdi e richiami di lieviti. A confronto con i vini successivi appare ben fatto, ma dà l’idea di “costruito”.

Kerpen – Wehlener Sonnenuhr Spatlese Trocken Alte Reben 2012. 12,5 % Iniziamo a conoscere uno Spatlese, da vecchie vigne e vinificato secco. Il colore è un bel giallo limone vivace, e nei profumi emerge una mineralità metallica e appena idrocarburica, che si mischia a idee di mandarino e frutto della passione. All’assaggio si presenta secco, ma esce in calore, potente e lungo, con leggera sapidità metallica di arancia, ma piuttosto scomposto e squilibrato, come se l’acidità non fosse sufficiente a bilanciare la parte alcolica, affatto integrata. Col tempo mostra anche ricordi floreali di rosa, poi soverchiati da netti richiami “birrosi”, probabilmente dovuti ai lieviti utilizzati.

Meulenhof – Riesling Erdener Treppchen Spatlese 1992. 8% Saltiamo indietro di 20 anni e restiamo sulla tipologia Spatlese, con l’aggiunta di un Goldkapsel, ovvero una Capsula oro riportata sulla bottiglia, che certifica la partita di vino da una selezione di qualità superiore. Il colore è un oro dai riverberi di buccia di cedro, frutto che si ripresenta anche all’olfatto, insieme ad ananas maturo e pera, con lieve nota di idrocarburo, declinato nella versione “pneumatico”, assolutamente fine e integrato nel contesto, sotteso da scie di miele di acacia e mela matura. Buono l’equilibro, bella la dinamica gustativa, che vive di ritorni agrumati e minerali, amorbidito da residuo zuccherino ma tenuto in tensione da una viva acidità. Identitario.

Schwaab-Kiebel – Erdener Treppchen Riesling Auslese 1992. 7,3%. Stessa annata ma con selezione delle uve (auslese), sempre da vigneto di alto rango. Mi intriga molto la sua fase espressiva al naso, con note che evidenziano l’intervento della botrytis, con camomille, zafferano, e poi netto ricordo di cumino, cedro, anice e un fine tocco di gomma e cerata. Al palato è sottile, elegante, con un accenno lattico di yogurt alla pera, e una variazione sul tema delle erbe, dall’erba luigia al te verde. Non esprime la freschezza del precedente, ma ovviamente gioca più di morbidezze e rotondità, comunque in maniera piuttosto convincente. Regala anche fiori di rosa aspettandolo nel calice.

wpid-20141007_225841.jpgBenedict Loosen – Erben Erzener Wurzgarten Auslese 1976. 9% I suoi toni sono quelli dell’oro vivo e pieno, mostra concentrazione materica nel calice. Ci si mette il naso e si entra in una vecchia casa, con una libreria carica di anrichi libri impolverati, limoni disidratati in una ciotola, sopra a una corona di foglie secche. Poi si aprono barattoli di erbe officinali, con una sfumatura di gomma e un profumo di camomilla. Si percepisce un cenno ossidato, bellissimo e appaiato a una vena fumé e caramellata, e ancora scopre ricordi di cera e di miele di tiglio, come anche di ananas stramaturo. Un ventaglio olfattivo che incanta e appaga, e forse ripaga dell’intera serata. Al palato non manca il colpo, riproponendo quei ricordi di agrume disidratato, con nuances di cuoio vecchio e fumo. E’ complesso, pieno, vivo nonostante l’età, morbido e avvolgente ma ancora agile e sostenuto da una freschezza che lo mantiene un’ottimo assaggio. Se non si fosse capito, il mio preferito.

Kerpen Bernkasteler Bratenhofchen Eiswein 2012. Chiudiamo con una rarità, di elevatissimo costo (sui 150€ la bottiglia), ma purtroppo non ripaga le attese, perlomeno le mie. Il colore è tra il paglierino e l’oro, molto consistente, ma con lacrimazione molto vaga, essendo il più della sua densità dovuta agli zuccheri, prsenti in abbondanza. Il naso mi spiazza, con una ricca volatile, ricordi misti di miele e colla vinilica, con un buon cenno di agrumi. Al palato è dolce, avvolge come un miele di acacia, con la presenza di una buona componente acida ma ovviamente impossibile ripulire il palato da tale denso nettare, che però perdura confermando note agrumate e ricordi vinilici, cui si somma la presenza importante della solfitazione, ancora viva per la giovane età.

Una serie di assaggi che mi ha dato sì un’idea di cosa si può ottenere di buono in Mosella, ma per considerarla un riferimento assoluto per il Riesling terrei in conto solo la seconda batteria da 3 (i due ’92 ed il ’76). Personalmente ho trovato davvero poco interessante la scelta dell’Icewine, peraltro di costo troppo incisivo. Avrei preferito, con la medesima spesa, avere altri 3 o 4 Riesling Spatlese e Auslese, magari dettagliando maggiormente il percorso della Mosella e dei suoi affluenti con qualche vigneto significativo. Sperando che le mie parole possano essere utile suggerimento per prossime degustazioni.

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