Schioppettino, vietato NON berlo

IMG_3755In pochi penso conoscano (bene) questo vitigno, dal nome curioso e simpatico, autoctono friulano a bacca rossa che trova il suo habitat storico e d’elezione a Prepotto, piccolo paese al confine con la Slovenia. Una terra a lungo militarizzata e oppressa dalla tensione verso i confinanti, oggi invece aperta ai rapporti con i vicini di casa, anche grazie al progetto transfrontaliero Rural, nato per valorizzare questi territori che, scrollatisi di dosso la cortina pesante delle vecchie tensioni, vogliono dare slancio alle potenzialità locali. I mezzi per farlo sono l’incentivazione al marketing dei prodotti tipici, l’adeguamento delle infrastrutture e dei canali di promozione e la creazione di itinerari turistici transfrontalieri.

All’interno di questo progetto si è inserito anche “Schioppettino di Prepotto – Unico per Natura”, evento sapientemente organizzato da Paolo Ianna, che ha raccolto la partecipazione di tante cantine dell’Associazione Produttori locale e di almeno altrettanti giornalisti, sommelier ed eno-appassionati venuti a scoprire o approfondire la conoscenza con questo vino.

Il venerdì una cena con i produttori mi ha regalato la conoscenza di personaggi simpatici e competenti, che profondono tutto il loro impegno nel cercare di realizzare buoni vini e portarli alla ribalta. Persone aperte, sincere ed ospitali, dalla calda stretta di mano e dal sorriso aperto, che il convivio ha messo in condizione di esprimersi al meglio in ragionamenti e confronti, mentre si mangiava e si degustavano i loro vini, con un sincero confronto tra i produttori e curiosità per le impressioni della “critica”.

Il sabato è stata una giornata piena e coinvolgente, una vera full-immersion nello Schioppettino di Prepotto, cominciata con la conferenza sul progetto transfrontaliero Rural, cui è seguita l’inaugurazione del Pala-Schioppettino, struttura creata a Prepotto proprio per accogliere gli eventi di promozione del territorio.

IMG_3736Quindi il trasferimento al Castello di Albana, costruzione medievale a più riprese modificata nella storia, ed oggi in fase di restauro ad opera del proprietario, il dott. Gabrici, che ci ha illustrato tutte le vicissitudini della fortezza. Un’ambientazione di charme che ha visto svolgersi nelle sue cantine il cooking-show degli chef Marco Toffolin della “Locanda da Lino” di Solighetto (TV) e Carlo Piasentin del ristorante “900 all’Isola” di Palazzolo dello Stella (UD). L’idea era di abbinare preparazioni di carne e di pesce allo Schioppettino, obiettivo arduo, specie per il pesce, ma raggiunto con gran classe sia dal piatto di tonno rosso su riso venere e verdure che dalla “sopa quarta”, zuppa a base di germano reale e pane.

Nelle sale superiori del Castello la relazione di Claudio Fabbro ci ha introdotto la storia dello Schioppettino, vitigno “vietato” dalle leggi, non essendo riconosciuto tra le specie coltivabili, almeno fino al 1977, quando le volontà dei produttori e del comune gli hanno ridato un futuro.

Quindi Nicola Macrì ci ha raccontato come siano stati isolati e riprodotti i lieviti indigeni (del tipo cerevisiae) delle uve Schioppettino, che oggi consente a tutti i produttori di poter accedere a una materia prima strettamente legata al territorio, e capace di veicolarne l’autenticità nel vino.

wpid-20141011_171954.jpgUn’autenticità che andiamo a scoprire nella degustazione di 18 etichette di Schioppettino di Prepotto, traghettati con verve dal vulcanico Ian d’Agata, illustre presenza che ha mostrato infinita disponibilità, rivelandosi un personaggio assolutamente alla mano e grande dispensatore di buon umore.

Lui, da esperto conoscitore dello Schioppettino, ce lo descrive come un’uva dai chicchi piuttosto grossi, ma comunque capace di produrre vini eleganti, di medio corpo, dove spiccano i profumi di tipici del pepe verde, aroma dovuto alla sostanza nota come rotundone, presente in abbondanza nei suoi acini (come ad esempio anche nella vespolina).

Lo Schioppettino si esalta nella valle dello Judrio grazie alle buone escursioni termiche, all’aria fresca e asciutta, agli inverni rigidi (che limitano le virosi), alla ricchezza geologica della zona, che presenta zone ricche in ghiaia, che determinano vini tendenzialmente più speziati, come pure marne arenarie e argille rosse, capaci di instillare maggiori sensazioni di frutto. Lo Judrio attraversa il classico flitsch friulano, ma anche terreni carsici. Zona particolare quella della frazione di Centa, dove primeggiano le marne rosse, mentre verso la valle si incontrano zone frammiste di limo e sabbie. Una valle dalle mille sfaccettature, che vanno a caratterizzare il vino in maniera determinante. E la soluzione dei produttori è quasi sempre quella di assemblare masse ottenute da parcelle site su differenti terreni, in modo da cercare la maggiore completezza e l’equilibrio delle sensazioni.

schioppQui la carrellata delle bottiglie degustate, tutte accomunate da tratti tipici e caratteristici, un filo conduttore inscindibile fatto di pepe e frutti rossi, con alle spalle una struttura mai prepotente, quasi sempre giocata sull’eleganza. Hanno giocato un ruolo determinante, oltre alla mano dei produttori, le diverse annate proposte, dalla fresca 2011 alla sottile e nervosa 2010, fino al più regolare 2008, con una puntata sulla più regolare 2012. Ma non resta che ricordarli e, per chi non c’era, andarseli a cercare. Su qualche vino sono riuscito ad annotare cenni sulla cantina e sulle tecniche di lavorazione, solitamente narrate dai produttori, presenti alla degustazione per la maggioranza delle aziende.

Maion – Schioppettino di Prepotto 2012. Piccola cantina con circa 4 ha vitati. Vino di veste rubino/porpora, abbastanza fitto. Al naso si presenta con note di chinotto, prugna, tono fumè di tabacco e cenere e un tocco erbaceo fresco, che vira su pepe verde in salamoia. Da fermo esala un respiro di liquirizia. Assaggio fresco ed espansivo, con calore un po’ in evidenza, tannino fine, e buon finale di pepe e mirtillo dolce. Si presenta bene e promette buona evoluzione.

Casella – Schioppettino di Prepotto 2011. E’ Lino Casella che ora gestisce la storica azienda di Rieppi, un caposaldo di Prepotto. Opera con 7 giorni di macerazione in botti di cemento, dove fermenta 30 giorni per passare subito in barrique francesi di 7°-8° passaggio. L’imbottigliamento avviene dopo 30 mesi. Il colore è un bel rubino trasparente, dalla sfumatura porpora. Il profumo è di frutto rosso e mirtilli, fiore di rosa canina e ginepro, arancia sanguinella, pepe nero e sottobosco fresco. Il palato è cremoso ed equilibrato, lungo e leggermente metallico, con ricordi tra pepe e agrume scuro, con un tocco di ginepro, che lo rende appena erbaceo e asciutto, ma convincente, di bella beva e lunga gittata.

Antico Broilo – Schioppettino di Prepotto 2011. Tono tra rubino e porpora, vivace e piuttosto trasparente. Si manifesta con note di vaniglia, rosa, cannella, pepe e legno resinoso, con un accenno di nota lattica in mezzo al frutto di mirtillo. Al gusto entra morbido e avvolgente ma ha una bella scia acida, spenta solo dall’intervento leggermente fuori spartito del legno, ancora non perfettamente assorbito da questa magnum.

Vie d’Alt – Schioppettino di Prepotto 2011, di Bruno Venica, che ne produce circa 1000 bottiglie, eseguendo brevi macerazioni a temperature controllate, svinando in acciaio per poi passare in tonneau francesi di 2°-3° passaggio. Botti che lasciano un ricordo netto di caffè, ma escono anche ciliegia, erbe aromatiche con una vena balsamica e pepe. Di nervosità ancora acidula, mostra bello slancio, con tannino fine ma dal finale un po’ asciutto e amaricante, che non preclude però il ricordo piuttosto lungo di frutto rosso.

Vigna Venuzza – Schioppettino di Prepotto 2011.  Giovane azienda con sede in centro a Prepotto, e 5 ha vitati che si dipanano fino al fiume, dai quali ricavano circa 4000 bottiglie, dopo affinamento dai 12 ai 15 mesi barrique di rovere misto francese-americano, mai di primo passaggio. Il colore è molto fitto, ancora con riflessi violacei, inchiostroso. Al naso non si concede troppo, chiuso su alloro e note balsamiche, si apre appena su note di fungo, cocco, yogurt e sottobosco. In bocca mostra buon frutto (frutti neri), acidità ben dosata, ma pecca un po’ nel finale, con calore un po’ scomposto.

Pizzulin – Schioppettino di Prepotto 2011. Vinifica in acciaio, con 16-18 giorni di fermentazione, esegue mallolattica poi travasa in tonneau, dove lascia per 26 mesi il vino, andrà a riempire circa 3000 bottiglie (da 1 ha circa di vigna). Anche qui l’annata 2011 lascia il segno, e ci mostra un vino restio a concedersi, con note viniliche a nascondere frutti e radici. Al palato regala buone sensazioni, con bella setosità di trama, equilibrato e dal finale appena asciugante, su echi di liquirizia in radice.

Grillo – Schioppettino di Prepotto 2011. Azienda degli anni 70, che vanta anche un vigneto in su terre rosse, oltre ad appezzamenti affacciati sullo Judrio e il prezioso “vigneto catalogo”, contenente tutti i biotipi di Schioppettino salvati e catalogati da Carlo Petrussi. Per l’affinamento utilizza, caso raro, una piccola percentuale di botti nuove, e il vino sosta 24 mesi in legno. Veste ormai allineata per quasi tutti i campioni, su un rubino vivo dai riflessi porpora, di buona trasparenza. L’impatto al naso è netto e speziato, di pepe, cannella e noce moscata, quindi frutti di ciliegia e mela rossa, e ancora ginepro e cardamomo. Assaggio piuttosto rotondo, dal tannino ben levigato ed elegante ma frenato dal calore, che asciuga il palato, lasciando però buoni ricordi di chiodi di garofano e pepe.

Colli di Poianis – Schioppettino di Prepotto 2011. Piccola azienda di due fratelli, di nome Marinig ma non imarentati con Valerio Marinig (il cui vino è degustato in seguito). Profumi netti di pepe verde e nero, un frutto di fragola confit e un cenno erbaceo scuro, di spinacio fresco. Al palato mostra giovinezza, con tannino ancora pungente, di discreto equilibrio ma finale un po’ scuro, dominato da ricordi amaricanti di china e bergamotto. Versione più austera e di interessante prospettiva.

Petrussa – Schioppettino di Prepotto 2011. Azienda presente dal 90, con un totale di 10 ha, di cui quasi 2 a schioppettino, su terreni ghiaiosi a ridosso dello Judrio. Altre parcelle sono su limo e argilla, e gli appezzamenti sono vinificati separatamente, poi assemblati durante l’affinamento. Impatta con intensità e determinazione al naso, su richiami di sottobosco,  mentolato, felce, liquirizia, carne cruda e pepe. L’assaggio invece è sottile, elegante, lineare, scoda un attimo con calore e regala un tannino buono. Si allarga al gusto con eleganza, esprimendo una tostatura appena nocciolata, ed echi di grafite. Buon equilibrio e bella freschezza.

Stanig – Schioppettino di Prepotto 2011. Azienda in Albana, guidata da due fratelli, che gestiscono anche l’agriturismo (accoglientissimo posto che mi ha ospitato). Lavorano mantenendo le masse in acciaio per 2 mesi, cui segue il travaso in barrique anche nuove. Qui l’annata fresca lascia la sua scia lunga con toni erbacei, di muschio e sottobosco, caffè ed eucalipto, poi pepe e chinotto. All’assaggio pecca più che altro nel finale, non molto persistente e asciugato da quella sensazione erbacea già percepita al naso, pur non manifestando note amaricanti, ma frutto rosso dolce.

Bodigoi – Schioppettino di Prepotto 2010. Vigne su marne rosse, uve in macerazione per 11 giorni in acciaio, quindi 18 mesi in tonneau, una nuova e una vecchia, perchè la sua produzione è di 2 tonneau , quindi attorno alle 1000 bottiglie. All’olfatto si presenta con sensazioni dolci, di vaniglia, nocciola, cacao e biscotto, e frutti neri “sporcati” da un leggero ricordo verde (regalo della fredda annata) che richiama il peperone. Al palato è fresco e morbido, ma chiude asciutto a causa del tannino, forse troppo marcato dai legni, con chiusura su cacao e mirtillo. Maggiormente godibile se i tannini si assesteranno.

Vigna Petrussa – Schioppettino di Prepotto 2010. Altra azienda simbolo, condotta da Hilde Petrussa, tra le più attive nella riscoperta e nel rilancio dello Schioppettino. Il 2010 rappresenta per la cantina un’annata di svolta, perchè si abbandona l’uso di tecniche di appassimento, per trovare tutta la croccantezza del frutto, e si utilizzano principalmente legni grandi (e solo 1 o 2 barrique nuove), per 30 mesi. Naso potente ed efficace, che richiama pietra focaia, pepe verde, marasche e fiori di iris. Bella dinamica gustativa, con tannini soffici e bella progressione, con finale lungo giocato tra frutto dolce e ritorno balsamico, con accenni di radici e spezie fini. Tra i migliori assaggi.

La Busa dal Lof – Schioppettino di Prepotto 2010. Azienda dell’attuale presidente dell’Associazione Produttori, Michele Pavan, con vigneti posti su ponca, un misto di marna e arenaria, ed esposte a nord est, quindi poco insolate. Ha utilizzato tonneau in questa annata debole. Produzione tra le più consistenti, con circa 12 mila bottiglie. Il vino è frenato inizialmente da un cenno di riduzione, che lascia poi il posto a note di fiore fresco di rose e di rovi, spezie e pepe e un ricordo dolce di lamponi e cioccolato al latte. Al palato è sferzato da acidità e progredisce con frutto e calore, tannino fine, e chiusura piuttosto lunga, coerente e speziata.

Marinig – Schioppettino di Prepotto 2010. Valerio rappresenta la quarta generazione di questa cantina, e sta puntando molto sullo Schioppettino, avendo reimpiantato 10 anni fa in sostituzione di filari di franconia e merlot, su terreni prevalentemente argillosi, disposti dal paese di Prepotto al fiume. Al naso gioca con una leggera volatile, che ben dosata esalta la florealità di rosa, aprendo poi su note di fragole, sottobosco di aghifoglie e mandorle. Bocca di bella tensione, fresco e di carattere, affonda al palato con buon calore, tannino avvolgente e rifinito e buon finale di pepe e cacao. Godibile e ancora di bella prospettiva evolutiva.

La Viarte – Schioppettino di Prepotto 2010. Altra azienda storica e di grandi numeri, il cui nome significa “primavera”. Possiede vigne su suoli collinari di marne e arenarie, coltivati con elevate densità di impianto. Si propone con sensazioni olfattive di ricca mineralità, seguita da pepe nero e verde, cannella e un fresco balsamico di eucalipto, e un ricordo di carne fresca e ginepro. Al palato scivola trainato da grande freschezza, morbido e succoso, dal finale sapido, equilibrato, con ricordo fruttato che accenna alla liquirizia, con un po di cenere. Sul podio.

Ronco dei Pini – Schioppettino di Prepotto 2008. Ho avuto il piacere di conoscere Claudio e Alessandro, che portano avanti questa realtà, posta sulla collina alle spalle di Prepotto, dove ho potuto scattare anche qualche bella foto delle vigne e del panorama. Al naso manifesta una bozza di riduzione, ma non manca in pepe, e in calde note di frutto maturo di more e ciliegie, quasi da uve appassite, o comunque a maturità pienissima, e un  tocco di grafite. Gran bella bocca, con finale di frutto dolce e leggera mandorla. Di grande equilibrio e beva sciolta, agevolata da un tannino completamente levigato, che non offre astringenze ma coccola con la sua rotondità. Premio bevibilità.

Ronc Soreli – Schioppettino di Prepotto Riserva 2008. Altro grande nome della denominazione, con sede a Novacuzzo, dove coltivano 5 ha a Schioppettino, che per la Riserva subisce una selezione dei grappoli (raccolti a mano) su tavolo di cernita, e affinerà poiin tronco conici da 23 hl, e quindi in tonneau. Anche qui un accenno di riduzione vela un po’ il naso, che si mantiene un po’ chiuso, rivelando le tipiche note di pepe e una scia di caffè. L’assaggio però parla di freschezza e tannino ancora vivo, piuttosto fine ma ingrassato dai legni, che marcano il finale un po’ oltre il mio gusto. Da attendere.

Casa di Legno – Schioppettino di Prepotto 2008. Piccolissima azienda di Marco Lesizza, a carattere quasi artigianale, come anche le sue etichette, pregevole opera di un artista locale. Al naso apre con una folata di rose fresche, buona speziatura di cannella, pepe, chiodi di garofano e un ricordo di libri antichi. Al palato è invece duro, caldo, pieno e pepato, senza grande slancio ma franco e deciso. Da affinamento in soli tonneau, dove svolge anche la mallolattica.

La degustazione ha dimostrato, come anticipavo, grande riconoscibilità, nonostante le diverse interpretazioni, e un’ottima stoffa, adatta a cucire vini davvero eleganti e capaci di affrontare la tavola in maniera egregia. Viva lo Schioppettino!

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