Volnay ed il suo pinot noir

Volnay, un nome che già nei suoi fonemi evoca leggerezza, sembra quasi il nome per un foulard di seta rossa. E questa è forse l’immagine che stigmatizza un’idea generale dei vini di questo comune della Borgogna, avamposto meridionale dei migliori Pinot Noir della Cote d’Or, che da qui a salire trovano le più alte espressioni in termini di qualità e longevità.wpid-20141014_234056.jpg
Ma lo stereotipo dei vini sottili ed eleganti di Volnay non è totalizzante e assoluto, specie in occasione di annate troppo roventi o eccessivamente fredde e piovose. E’ determinante poi la composizione dei terreni, che si diversifica nettamente all’interno dell’area comunale, mutuando la mineralità ferrosa della confinante Pommard nei vigneti della zona settentrionale, mentre si carica di sale nella fascia meridionale, che sconfina in una parte del territorio di Mersault. Lì curiosamente (è una delle eccezioni borgognone) si può produrre Pinot Nero e va imbottigliato con la denominazione Volnay 1er Cru o Volnay Santenots 1er Cru, mentre i bianchi lì prodotti cadono sotto la denominazione Mersault (1er Cru e Village). Questo anche per il fatto che a Volnay si può produrre solo Pinot Noir, a riprova della forte vocazione e storicità, che ha imposto la scelta di dedicare i terreni solo al matrimonio col nobile vitigno a bacca nera.

Una storia curiosa quella di Volnay, da sempre riconosciuto come luogo cardine per la produzione di pinot noir ma sorprendentemente non vanta nemmeno un Grand Cru sul suo territorio, che pure si vede spartire la superficie vitata in un circa 115 ha di Premier Cru contro i 98 di Village, situazione alquanto rara e dimostrazione di una qualità media dei vigneti davvero elevata. L’assenza di Grand Cru non rappresenta altro che un grande esempio di integrità morale, manifestata nel 1936 dal marchese Sem D’Angerville, proprietario, vinificatore e amministratore locale, che in quanto parte della commissione impegnata a classificare i Grand Cru di Borgogna decise di non presentare alcuno dei terreni del suo comune, Volnay, per non essere tacciato di campanilismo. Un’onestà ammirabile, che forse ha avuto l’unico difetto di non premiare appieno le potenzialità di alcuni climat davvero pregevoli come Les Champans, Les Caillerets e Clos des Ducs, quest’ultimo proprio un monopolio di D’Angerville.

Tre Cru che brillano nel firmamento dei 1er Cru di Volnay, che costellano la mezzacosta delle colline, orbitando attorno al centro della cittadina, nei cui cortili si celano spesso preziose vigne, dei Clos spesso costituiti di poche are, tra cui proprio il suddetto Clos des Ducs.

Ma andando oltre la storia, la morfologia dei terreni, le capacità maturate in secoli dai produttori di Volnay, quello che meglio permette di comprenderne il senso e generare sinestesie tali da fissarsi nella mente le peculiarità di questi vini è l’assaggio. Nella serata organizzata da Filippo & Filippo (Apollinari e Burioli, presso l’omonima enoteca del secondo) ha portato i nostri calici in viaggio attraverso il comune, passando dai Village ai cru salienti delle aree più significative.

Questi i 14 vini degustati, suddivisi per zone geografiche di Volnay.

I village

1. Volnay “Vendanges Selectionnes” 2011 Domaine Lafarge. Ci lasciamo subito ammaliare dal suo colore rosso rubino brillante e trasparente. E al naso sono subito rose, rosolio, ciliegia e lampone, cocomero e arancia bionda, con un tocco di salvia, menta e cuoio fresco. Entra leggero e si espande con buon calore (percepito anche al naso), dotato di tannino fine e vellutato, con ritorno finale soddisfacente, con frutti rossi e fine tostatura di mandorla. Di bella prospettiva, con buona struttura, ma di sapore non ampissimo al palato. Tutto quello che si può desiderare da un Bourgogne Village: 85.
2. Volnay “Clos de la Cave” 2011 Domaine Jean-Marc Bouley. Questa vigna rappresenta “il giardino” del domaine, prospicente la cantina. Il colore ha un guizzo ancora più fresco, mentre il naso è un po’ meno espressivo, centrato su florealità di rosa, origano e una dolce speziatura di liquirizia e vaniglia, e richiami tostati. L’assaggio è tonico, ricco di materia, ma manca un po’ in dinamismo, leggermente asciutto nel finale, un po’ chiuso dal legno su ricordi di arancia amara e caffè.fresco, un po più asciutto, meno dinamico, con arancia amara nel finale e un po di caffè e cuoio. Produttore giovane che ancora deve mirare di precisione sull’uso dei legni. 81

Per la cronaca entrambi i suddetti produttori diraspano completamente i grappoli prima delle macerazioni.

I Premier cru del settore settentrionale

3. Volnay 1er Cru 2010 Domaine Rossignol Changarnier. Questa sera abbiamo la fortuna di scoprire i vini di questo anziano produttore, non distribuito in Italia ma acquistato direttamente in cantina. Nelle sue corde pochi fronzoli, vinifica a grappolo intero, senza fare “pied de cuve”, e affidandosi molto alla natura per quanto riguarda l’innesco e lo svolgimento della fermentazione. Il suo Volnay 1er è il frutto di due vigne, Les Mitans e Les Angles, adiacenti alle più celebri Brouillards e Fremiets. Il colore promette anche qui molto bene, di rubino vivo e brillante, e articola i suoi profumi su carne cruda, pepe, ginepro e chiodi di garofano, frutto di ciliegia e sfumatura di buccia di cocomero e sfondo di sottobosco. Assaggio potente, caldo, ma di sviluppo austero, con tannino ancora da sviluppare, ma buon finale di pesca dolce e mandorla.  Aprendosi nel calice regala anche un bel ricordo di rosa. Vino onesto e generoso. 83

4. Volnay 1er Cru “Les Fremiets” 2011 Domaine Joseph Voillot. Siamo sempre tra le vigne più nobili dell’area nord di Volnay, e nelle mani di Voillot, un vero riferimento. In questa bottiglia però emerge al naso una componente verde soprattutto figlia dell’annata 2011, davvero poco felice per molti pinot noir in Cote de Beaune. Infastidisce un po’ il ricordo di friggitello, che lascia trapelare nei minuti note di basilico, cacao, mirtillo, ribes nero e rabarbaro, sospinti anche da una leggera volatile. Al palato si conferma di nervo fresco, sottile e succoso, con ricordi di arancia rossa e sapidità ricca, a tratti metallica e ferrosa, con accenno di radice. Sicuramente più appagante al palato, ma il naso è uno scoglio un po’ da superare. 81.

5. Volnay 1er Cru “Les Brouillards” 2011 Domaine Georges Glantenay. L’annata sembra colpire ancora confermandosi poco propensa a slanci entusiastici, offrendoci un calice ritroso, chiuso su toni di gomma e peperone, che appena apre su qualche radice. L’assaggio lascia qualche spiraglio in più, mostrando discreto equilibrio, con un finale dove di battagliano calore e sapidità metallica, ma il tannino non brilla in finezza e con l’alcool asciuga il finale, impedendo il decollo. 78.

6. Volnay 1er Cru “Les Brouillards” 2010 Domaine Rossignol Changarnier. Stesso Cru ma torniamo al nostro piccolo vigneron recoltant, che gioca un’altra gara con la buonissima annata 2010. Nella sua tavolozza di profumi i fiori di ibisco e il tè, sporcati da un accenno di riduzione, come una folata di polvere, che aprendosi svela note di erbe secche, mentolo e frutti di bosco. Al palato scorre con verve e buon equilibrio, intriso di un tannino vivo e appena polveroso, figlio anche della vigna stessa. Il gusto procede in progressione, con bei ricordi di radice di liquirizia, ampio e lungo al palato, con frutto dolce di prugna e ciliegia. Gastronomico. 84

I Premier cru del settore meridionale

7. Volnay 1er Cru “Les Champans” 2011 Domaine Joseph Voillot. Colore brillante, quasi cerasuolo, che affascina subito con la sua luce. Al naso si presenta col suo biglietto da visita, il ricordo salmastro, di conchiglie, poi centra i frutti di ribes rosso, lamponi e ciliegia, quindi note di menta e mandorla. Fluisce fresco e sottile, con tannino che inciampa in qualche piccola asperità, chiudendo su cenni di radice e buccia di arancia, mancando un po’ il frutto, non molto ampia nel ricordo. L’annata 2011 non si smentisce. Della serie ha le capacità ma non si applica (ma per colpa del tempo in questo caso). 83+.

wpid-20141014_234300.jpg8. Volnay 1er Cru “Les Champans” 2012 Domaine Joseph Voillot. Qui l’annata è più promettente e regolare, ma il calice stenta un secondo ad aprirsi, ma superata la suspance regala furtti di bosco in gelatina, pepe e origano, chiodi di garofano e folate di iodio. L’assaggio vibra e ferve di acidità, che sorregge elegante un corpo affusolato e ricco di sale, che si prolunga spandendo calore, con un fitto intreccio delle componenti, compreso un tannino ricamato di fino. Ha grande equilibrio e armonia, suona da solo e sembra un’orchestra, chiudendo con un’esplosione di sapore che dipinge arancie, pepe e sottobosco fresco. Interpreta al meglio l’anima minerale e salata di questo terroir, con la vigna preferita del compianto Joseph Voillot. 90.

9. Volnay 1er Cru “Les Champans” 2011 Domaine De Montille. Veste i toni di rubino brillante, persino con riflessi porpora, a denotare una certa struttura. Si esprime su un’altro registro, con ricordi di carne fresca, fiori di iris, mirtillo, ciliegia e noce moscata, poi anche cacao e agrumi scuri al suo  lento aprirsi. Attraversa il palato con sinuosa morbidezza, rotondo anche nel tannino, pur ricco, con sapidità meno in luce. Chiude più in fretta, asciugato da un maggior calore, e scosso da minor veemenza acida. Finisce con un rimando ai rovi e un tono terroso e scuro, che manifesta l’idea lasciata dall’uso dei raspi (non utilizzati invece da Voillot). E’ in fase introspettiva, ma cela grandi cose; da attendere. 85+.

10. Volnay 1er Cru “Taillepieds” 2011 Domaine De Montille. Mostro un colore rubino fulgido, e si esprime bene al naso, con frutti di bosco confìt, note balsamiche e di cera, poi cenere, arancia, rose e un tono terroso di fondo, con una sia eterea di acetone. Al palato scalpita di freschezza, affonda col sapore sapido, allunga col gusto di fiore e frutto, ammiccando alla tostatura di mandorla. Di tannino vivo, ancora un po’ ruvido, e generoso espandersi al palato, con calore e sapore. 87.

wpid-20141014_234310.jpg11. Volnay 1er Cru “Les Caillerets” 2008 Domaine Jean-Marc Bouley. Qui in Borgogna l’annata ha ricalcato l’andamento delle Langhe, con tanta pioggia, poco sole, salvata solo dal vento che asciugava i vigneti. Riconosciuta come una grande annata per i bianchi (come anche il 2010), ma non sempre emblematica per i rossi. I profumi parlano decisamente di su fiore e rosolio, ma mostra un certo cedimento, con accenno riduttivo che racconta un’evoluzione avanzata, andando verso il glutammato, con sottofondo di nocciola e moka. Al palato mischia le carte, mostrando al contrario un’acidità tagliente, un finale di radice e buccia di agrume, persino ricordi di viole e ciliegia, con calore ben dosato ma scomposto nelle componenti di freschezza, che parte per la tangente, e tannini, troppo marcati dai roveri. Esce dagli schemi e richiama certi sangiovese. 80.

Volnay in archivio

12. Volnay 2006 Domaine Rossignol Changarnier. Purtroppo incappiamo in una bottiglia rovinata dal tappo, che non imprime TCA spaventose ma piuttoso sembra aver ceduto provocando un’evoluzione eccessiva e disarmonica. Al palato è ancora vivo, con bel tannino e acidità da vendere, ma non ne riusciamo a godere. N/D.

13. Volnay 1er cru “Clos du Chateau des Ducs” Monopole 2006 Domaine Lafarge. Proviamo un altro campione di questo produttore piuttosto raro, con uno di quegli appezzamenti situati a ridosso del centro abitato di Volnay, e storicamente molto vocati. L’impatto olfattivo svela una certa importanza alcolica, che trascina ricordi di macelleria, tabacco rosso, marasca e cioccolato, con evoluzione che tende allo stato ossidativo. Alla bevuta è fresco e vivo, di sapore fitto, così come il tannino, gustoso e ben modellato. E’ lungo ma austero, con buona mineralità e toni di agrume scuro. Bella l’impressione in bocca, a smentire i dubbi del naso. 84.

wpid-20141014_234318.jpg14. Volnay 1er Cru “Les Santenots du Milieu” 2006 Domaine Arnaud Ente. Finalmente raggiungiamo l’ultima propaggine meridionale, sconfinando nel territorio di Mersault, su queste vigne ancora dedicate al Pinot Nero. Colore che vira al granato ed mostra buono stato evolutivo nei tratti olfattivi, con richiami di tartufo, oliva greca, funghi e sottobosco, un po’ restio a concedere frutto, tratteggiato di mirtillo e speziato di pepe e cardamomo. Incede al gusto con volume pieno, ricco, addensato da un tannino fitto e di morbido velluto, con finale tra cacao e spezie e ancora buona prospettiva, in perfetto equilibrio. Se hanno strappato terreni a Mersault per fare Pinot Nero un buon motivo effettivamente c’era. 85.

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