Chicotot e la generosità a Nuits Saint Georges

20140723_140533Sarà il sole che squarcia un grigio inizio estate, sarà il pranzo all’aperto in una bella piazzetta nella cittadina di Nuits Saint Georges, ma l’aria è radiosa, il clima festoso, e con una breve passeggiata dal centro storico raggiungiamo il Domaine Chicotot, dove ci attendono Georges e Pascale, lui borgognone, lei alsaziana, una coppia di veri viticoltori, che ci trasmette subito la loro calorosa accoglienza, quasi mediterranea.

Scopriamo presto la loro simpatia, travolti dalle battute e dalle risate veraci dei nostri ospiti. Ci fanno scendere in cantina e ci contagiano con la loro genuinità che trovo molto “romagnola”. Georges snocciola battute e allusioni al fascino femminile. Per lui il vino dev’essere come la donna, delineato di curve sinuose e conturbanti, tale da scatenare la passione. Nei suoi occhi vispi di bambino si legge lo scintillio dell‘amore per la vita e per il vino. Ogni suo gesto nel prendere bottiglie, versare e gesticolare nel parlato è una dichiarazione sincera e genuina di amore per l’esistenza. Passione palesemente condivisa da Pascale, donna decisa e valente. Si percepisce che è lei a portare i pantaloni in casa, così come in cantina, dove è la signora a dettare le linee e a seguire vendemmie e vinificazioni, a partire da quella volta in cui fece di testa sua e Georges dovette prendere atto di avere davanti uno dei vini più buoni mai provati. Ora sono affiancati anche dai figli (un ragazzo e tre sorelle), che seguono direttamente i lavori in vigna.

20140723_140940 Sempre in un atmosfera alleggerita dalla goliardia di Georges, difficilmente tenuta a freno dalla moglie, degustiamo le loro bottiglie, saltando gli assaggi da botte per risparmiarci una “degustazione di limonata”, così ci dice George alludendo al fatto che la fermentazione mallolattica è ancora in pieno svolgimento. Si comincia con il Bourgogne Rouge Village Ladoix 2012, vino sapido, ricco in calore e frutto, con rimando alla carne fresca e impatto ruspante al palato. Quindi ci versa il Nuits Saint Georges Les Charmottes 2012, di colore rubino vivo e carico, leggermente chiuso nell’approccio, definito di frutti di ribes e lamponi, con sfumature di erbe e frutto di cappero.  Al palato si allarga con ricco corpo e finale rotondo, finemente metallico e appena sporcato da un richiamo erbaceo, ma avvolgente e succoso al contempo.

Il Nuits Saint Georges La Plant Au Baron 2012 mostra note contraddittorie, tra cenni di riduzione e leggera vena di acetone, che sospinge ricordi di piccoli frutti rossi e leggeri spezie. Il palato non vive di finezze ma è generoso di materia e di buona beva, con tannini fitti e ben coerenti con la zona, tradizionalmente vista come terra di vini piuttosto muscolari e talvolta irruenti nel tannino. Un’irruenza ben domata dall’abile mano di Pascale, che ha messo la cantina su una direttrice di maggiore eleganza ed equilibrio. Tra le sue scelte c’è il rifiuto della defogliatura, limitandosi persino a cimature più alte, per dare il necessario sfogo alla vegetazione delle piante. In cantina vinifica a bacca intera, senza rompere gli acini per un lento trasmettersi delle componenti dalle bucce al succo, con fermentazioni meno lunghe che in passato, e senza raspi, per ridurre l’estrazione di tannini duri.

Gustiamo quindi il Nuits Saint Georges 1er Cru Les Prulieres 2012, prodotto in sole 300 bottiglie. Un gioiello che si esprime su toni floreali, di rose fresche, spezie fini, pepe e cacao, con buon frutto rosso di bosco. Conquista il palato riempiendolo di tannini golosi, dalle maglie strette ma soffici, rotondo e caldo, dal finale dolce e raffinato, con ricordi speziati e lunga elegante persistenza. Quando Nuits Saint Georges indossa i guanti di velluto. Su questa vigna, rinnovata nell’85 a seguito di due anni con gelate devastanti, ci raccontano come abbia influito il clima, con un 2003 che ha mandato le piante in estremo stress idrico, impedendo la produzione. Nel 2004, come a compensare, le piante hanno prodotto moltissimo (costringendo a una vendemmia verde per limitare i carichi), per poi dall’anno seguente attestarsi su quantità basse e piuttosto costanti, come una una vigna vecchia, e persino i tannini hanno consolidato la loro qualità. Fascino e capacità adattogene sempre sorprendenti della vite.

20140723_140921Ultimo assaggio del 2012 è il Nuits Saint Georges 1er Cru Vaugrains, che si presenta al naso con note minerali, qualche cenno erbaceo e di sottobosco, frutti scuri e agrume e un bel tono di pepe. Assaggio di buona progressione, in tensione tra calore e freschezza, giocato su tinte scure di sottobosco e arancia amara, con tannino ancora una volta denso ma fine nel ricamo, che pecca solo in un finale leggermente asciutto, ma la bottiglia mostra di non essere nella sua fase più espansiva. Il tempo le darà modo di regalare molto di più.

Infine Georges prende una bottiglia non meglio definita, e ci riempie i calici. L’aspetto è di qualcosa di piuttosto datato, dal colore granato vivo. Ci immergiamo nei suoi profumi di sottobosco maturo, funghi secchi, leggera propoli, noce, frutto ancora nitido di ciliegia, e ancora spezie e chinotto. Al palato mostra un tannino leggermente ruvido, ricordo dell’uso di raspi in fermentazione, ma la bella acidità lo slancia la gusto a lungo, con un susseguirsi di suggestioni tra amarene, foglie secche e spezie da bresaola, con finale pieno di frutto e ben condito di sapidità. Un vino di incredibile volume, che beviamo come prezioso elisir. Sarebbe un peccato sprecare questa perla, un Nuits Saint Georges 1er Cru 1964, che allora era assemblaggio dei due 1er Cru di Pruliers e Rue de Chaux, poi non più assemblati ma vinificati separatamente dopo il disastro dell’85. Per la cronaca tutti gli avremmo dato almeno 10 anni di meno.

Salutiamo questa simpatica coppia con nel cuore i loro caldi sorrisi e i loro sguardi appassionati, con al palato ancora il gusto vivo e sincero del pinot noir di Nuits Saint Georges.

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