Se questo è il Piemonte minore…

E’ prassi, quando si parla di vino e Piemonte, mandare il pensiero dritto in Langa, a quelle terre di Barolo e Barbaresco che danno le massime espressioni del nebbiolo. Ma ci sono altre zone del Piemonte, che si spingono fino al confine svizzero, dove il nebbiolo è radicato da tempo e origina vini fedeli al territorio e spesso capaci di espressioni molto valide, e al contempo lungi dallo spuntare prezzi inarrivabili per il comune mortale che si voglia approcciare a un buon nebbiolo.

Nella fattispecie una visita alla fiera Autochtona di Bolzano mi ha dato l’occasione di incontrare tre produttori dell’alto Piemonte, dove il nebbiolo si esprime di certo non con la maestosità della Langa, ma riesce a ottenere belle espressioni, fatte più di eleganza e dettagli, disegnati da climi continentali e repentine escursioni termiche giorno/notte. Da ricordare anche che nelle denominazioni del novarese al nebbiolo può essere affiancato un saldo di altri vitigni locali, come vespolina e uva rara. La prima capace di regalare sfumature di pepe verde, grazie al rotundone presente in grandi quantità (come nello Schioppettino), mentre l’uva rara porta ricchezza di zuccheri e toni floreali.

wpid-20141020_164036.jpgI primi assaggi sono da zone delle basse colline novaresi, quindi i vini di Valle Roncati, cominciando con il Sizzano San Bartolomeo 2011, da terreni a prevalenza di sabbie e argille, piuttosto sciolti e di tendenza acida. L’impressione al naso è subito intrigante, con toni di sottobosco e nitide note di tabacco, prugna rossa e cannella. Al palato entra con sottile verticalità, di tannini buoni e fini, per poi spandersi con calore e allargarsi con un ritorno di liquirizia. Davvero un bel cominciare (86+). Segue il Fara Vigna di Sopra 2010, che manifesta l’annata più fresca già al naso, con sfumature erbacee fresche, accompagnate da richiami minerali e un ricco floreale di lavanda e rose, e frutti di mirtilli freschi. Più esile al palato, scorre con nervo e slancio, di grande equilibrio con tannino più delicato e sempre ricamatissimo, condito da buona sapidità. Elegante e di buone prospettive. 87. Due espressioni molto diverse ma che ben danno l’idea del manico del produttore, davvero nelle mie corde.

wpid-20141020_164030.jpgSi sale un po’ di quota, e ci si sposta nell’area del Boca, facendo la conoscenza del Podere Ai Valloni, azienda biologica di lungo corso, che segue tutte le operazioni di vigna in maniera manuale. E’ situata all’imbocco della Valsesia, su terreni alle porte del geoparco del Monte Fenera, su suoli vulcanici, in prevalenza di porfidi decomposti. La produzione è di poche bottiglie (sotto le 6000) e dedicata al Boca, con 70% di nebbiolo, 20% di vespolina e 10% di uva rara. Il vino affina tre anni in grandi botti prima di arrivare in bottiglia. Anna Sertorio ci ha sottoposto la sua verticale, dinamica ideale per scoprire e comprendere il suo Boca Vigna Cristiana. Il 2009 apre con un piacevole soffio di fiori di rosa, frutti rossi, tabacco, cenere di incenso, pepe e spezie. Davvero elegante e invitante, confermato al palato da un corpo elegante, fresco ma soave, di tannino rotondo e vellutato. Appagante e anche da godere tra diversi anni. Voto 90. Il 2007 mostra uno stacco netto, dettato da un’annata davvero rovente, palese nel colore granato cupo e nei ricordi di frutti maturi, fiori scuri, tabacco bagnato e un cenno di riduzione. In bocca è potente ma manca in coesione, con calore e rotondità ma un tannino scalpitante e un po’ ruvido. Voto 81. Arriva il 2005 e si ritrova un colore più fresco, di rubino dagli orli granati, e profumi di fiori rossi, frutti integri di prugne e ciliege, note di terra e liquirizia che sfumano sul goudron. Assaggio di grande impatto, che poi procede con tannino fine, frutto centrale su mirtilli e chiusura appena metallica, fra rimandi al sottobosco. Merita un 89, e forse qualcosa in più, considerato che la sua vita non è affatto conclusa. Si chiude col 2001, che sembra dare l’idea della naturale evoluzione dei precedenti. I profumi virano al pepe netto, all’humus e al sottobosco, ai frutti neri maturi, con prugna e suggestioni di cuoio antico e pagine ingiallite. Al palato scorre danzando in equilibrio tra calore e acidità, ampio e profondo, di tannini soffici e buon finale, lungo e saporito, ancora integro nel frutto. Voto 88.

wpid-20141020_164045.jpgAllo stesso banco anche uno dei nebbioli più settentrionali, quello di Cantine Garrone, realtà vinicola delle Valli Ossolane, che storicamente vedono nelle loro vigne, terrazzate e coltivate secondo tradizione, a tòpia (pergola), delle antiche viti localmente dette “prunent“, ma nient’altro che un clone del nebbiolo. Qui le altitudini vanno dai 280 ai 580 mslm, e molte delle piante sono ancora franche di piede, sopravvissute alla fillossera e talvolta di età quasi secolare, con resa ridotta, senza interventi, a soli 30 quintali per ettaro. Ho assaggiato il Nebbiolo superiore Valli Ossolane Prunent 2011, da 100% nebbiolo, che affina 12 mesi in botti piccole. I suoi profumi sono sottili, appena sospinti da una leggera vena alcolica, su frutto di ciliegia, mirtilli in grappa e sfumature di timo. Assaggio che scalda il palato, rotondo e di lungo affondo, con fitto ricordo di mirtilli sotto spirito e frutti scuri, definito e coerente, di buon corpo e tannini vivaci e adatti alla tavola; si asciuga solo un po’ nel finale. 84+.

Tre realtà piccole e sane, capaci di tirar fuori gran bei vini a base Nebbiolo da territori considerati “piccoli”. Avanti così.

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