Emozioni meranesi (prima parte)

IMG_3773Alcuni assaggi spiccano tra le decine e decine (macchèddico decine…) di calici degustati in tre giornate intense e divertenti.

Ho esplorato la sala internazionale, con i vini austriaci, tedeschi e francesi, mi sono concesso un giro tra i rossi più belli della Toscana, quindi emozioni in bianco tra Friuli e Trentino, qualche intenso Amarone in Veneto, ancora tante etichette francesi – e non solo – ai tavoli del Club Excellence nelle sale dell’Hotel Terme. Quindi un bel divagare tra i bianchi della Campania, poi i cru del Bordeaux, da Pomerol a Sauternes, e non potevo dimenticare l’impagabile Verdicchio, poi la ricchezza e la potenza del Sagrantino di Montefalco e del Montepulciano d’Abruzzo e qualche bollicina italiana.

Non si può riassumere tutto quello che ho imparato, incamerato nella memoria, insegnato al mio palato, ma non posso fare a meno di condividere le etichette che per lungo tempo ricorderò.

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Champagne Cuvee Lady 2004 Paul Goerg. La punta di una gamma valida a tutti i livelli, che qui raggiunge il suo apice con un espressione di grande fascino. Naso multicolore, di mela, labicocca e pesca, con cenni di buccia di agrume dolce, crema al burro e fini ricordi di frutta secca. Al palato entra elegante, di bolla microscopica, è tonico e vibrante come uno champagne dovrebbe essere, e continua a rilasciare i suoi eleganti ricordi al palato, con fragranze di pane e pasticceria ben dosate. Grande equilibrio e profondità a tutti i livelli per questa cuvèe, realizzata con 85% Chardonnay e 15% Pinot Noir, dalle migliori selezioni delle uve raccolte nei cru più pregiati della Cote de Blanc.

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Besler Blank 2004 di Pojer e Sandri: gli estrosi viticoltori trentini colpiscono ancora nel segno con questo bianco delle Dolomiti, da uve raccolte nei vigneti della Val di Cembra, in prevalenza da Riesling con saldo di Sauvignon e altre varietà (Kerner, Incrocio Manzoni,…).  Fermenta e matura in legni grandi di rovere e acacia, ed è sorprendente degustare questo “giovanotto”. Sì perché ha 10 anni ma non mostra il minimo segno di maturità. Il colore è ancora paglierino dai toni verdeggianti, al naso spande fresche note di fiori di campo, erbe aromatiche di melissa e basilico, agrumi di cedro e chinotto, con fini ricordi minerali. E conferma tutto all’assaggio, guidato sui binari della freschezza, come una locomotiva lanciata che sbuffa grosse nuvole di sapidità e sapori agrumati, che dietro di sé lasciano una scia amaricante di radici e mandorle. Alla cieca potrebbe essere un vino di annata in corso, ma dotato di ricchezza e beva stupefacenti. Sorprendente.

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Chateau Gazin Pomerol 1999. Il merlot nella sua accezione massima, cresciuto sui suoli ciottolosi e argillosi di Pomerol. Un Bordeaux di razza che mostra come l’evoluzione possa nobilitare e portare un vino sulla strada del compimento. Il colore è denso ma ancora vivo e giovane, di rubino fitto con cenni granati, e marca il calice con densi archetti. Ci metti il naso e scopri sbuffi minerali scuri, sottobosco e funghi, speziature di pepe e ginepro, aromi di origano e di pout pourri floreale, su sfondo di frutti neri e ciliegia, completato da note di pomodori essiccati al sole. AL palato è potente e rotondo, sostenuto da massa e succoso al contempo, saporito e piuttosto lungo, con echi di arancia amara, ancora celato in una coltre di tannino fitto e vellutato. Saporito e dotato di un’elegante espansione al palato. Autunnale, arriva come un caldo riparo dai freddi venti atlantici che soffiano verso Bordeaux.

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Riesling Auslese Edelsuss 2009 Weingut Ring. Dalla Mosella un Riesling emblematico, quasi didascalico ma insieme affascinante. Una vendemmia selezionata, con uve parzialmente botritizzate (circa il 30%), che si mostra denso nel calice, dai toni leggeri ma brillanti di oro, che appena vi si pone il naso lo colpisce con un diretto che porta una scarica di petrolio. Ma superata l’impetuosità dell’idrocarburo si inseriscono gli agrumi dolci col mandarino, poi la pesca, l’ananas maturo, lieve zenzero e fiori di camomilla. E’ un assaggio che entra dolce e sinuoso e poi si insinua al palato con ricco sapore, completo ed equilibrato (solo 8% vol), sospinto da acidità avvolta nel morbido mantello di minerali e gliceroli. Si spande, deciso ma raffinato. Fascino teutonico.

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Sancerre Les Belles Dames 2013 di Gitton: quando il matrimonio tra vitigno e terroir si rivela dei più sublimi, quando si instilla la mineralità nelle uve del Sauvignon, che si spinge qui su profumi equilibrati e soavi di frutti esotici, mango, con riflessi di salvia, senza traccia di quei terpeni aggressivi spesso pubblicizzati come identitari del vitigno, tutto elegantemente soffiato da una brezza iodata. E al sorso è una lama con un filo scintillante di acidità e sapidità fine, che affonda al palato e lo lascia ricco di ricordi lunghi e raffinati.

 

wpid-20141109_164746.jpgChassagne-Montrachet 1er Cru 2008 Bruno Colin. Chardonnay e Borgogna, qui in connubio di complessità e vorticosa beva. I suoi riflessi ancora giovani, di paglia ancora con sprazzi verdolini, luminoso, e fresco nei profumi, di ananas croccante, anice e noce moscata, frutti bianchi e zeste di limone. Quando entra in bocca prende l’ascensore e sale in verticale, veemente di acidità, forte di sale, e lascia le papille scosse di un’energia bella, che continua a vibrare sulle frequenze del frutto e del sale. Ancora in splendida giovinezza, teso come corda di balestra, scocca i suoi dardi con precisione da cecchino. Un bianco che mi cattura.

 

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Il Poggio 1968, Chianti Classico Riserva Castello di Monsanto. Posso chiamarlo capolavoro, senza troppo nascondere la mia ammirazione per questo vino, di cui temo di essermi innamorato. Avevo già avuto un incontro sconvolgente con il 1977, poi ho assaggiato il 2011, stupendo già oggi nella sua espressività fatta di frutto definito e croccante, fiori freschi e magistrale rincorrersi di freschezza, calore e sapidità. Partivo quindi ben disposto verso questo 1968, che non smentisce le attese. Il colore è evoluto, di un bel granato opalescente ma ancora vivace, di consistenza morbida nel suo roteare, che svolgo delicatamente, col rispetto che questo vino merita. Al naso sprigiona senza remore tutte le sue terziarizzazioni, che parlano di funghi e muffe buone, di china e grafite, di pepe e cannella, chinotto e ciliegia candita. A berlo scatena emozioni, sprizza ancora freschezza salda, e tannino ancora presente, fine ma è lì, e spazza la bocca come un velo di seta. E’ un vino aggrappato alla vita, una vita ancora assolutamente non giunta al termine, e lo racconta nel suo lungo indugiare al gusto, con rintocchi di chinotto e arancia, con accenno metallico ed echi di sottobosco. L’è un Chianti bbono!

…to be continued…

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