100 brindisi a Slow Wine

Un breve resoconto per condividere con il ricordo dei vini gustati in una delle 100 cene per Slow Wine, per la precisione quella svoltasi all’Osteria Don Abbondio del grande Simone Zoli, uno dei collaboratori principali della Guida Slow Wine stessa. Mi stupisco tra l’altro nel controllare ora e scoprire che tra i nomi dei collaboratori compaio anch’io, che pur col mio modesto e umile contributo ho avuto l’onore di partecipare alle degustazioni della mia regione. Non nascondo un po’ di emozione, e mi sento piccolo piccolo leggendo i nomi dei maestri annoverati al mio fianco. Ripenso alla magnifica occasione che mi è stata data, ringrazio mentalmente Simone e Giacomo che mi hanno voluto coinvolgere, e vado a cercare le parole per raccontare i vini incontrati nella bella serata di martedì 25 novembre.

Nino wpid-20141125_221658.jpgBarraco Catarratto 2012. Siamo in terra di Marsala, ma qui a parlare è un vino secco e bianco, ma bianco non è accezione che poco gli si addice. E’ un vino d’oro, pieno e brillante, ricorda il miele e gli agrumi gialli. Nella sua impronta olfattiva proprio il miele, brezze iodate, albicocca matura e anice fine. Al palato è cremoso, morbido e sapido, con una freschezza che lo rende di facile beva e gli dona una buona persistenza, con finale fine ed elegante. E’ attraversato da una fine ossidazione, lieve e integratizzima, che rimanda a ricordi di fiori gialli secchi, e completa il quadro che svela una macerazione sulle bucce, che scopriamo poi essere di circa 5 giorni. Un vino davvero intrigante per partire, una coccola semplice e mediterranea, col sole della Sicilia dentro.

 

wpid-20141125_212707.jpgFriulano Riserva 2011 Ronco Severo. Andiamo in Friuli, e mi ritrovo nel bicchiere il frutto di vigne nelle quali ho passeggiato proprio poche settimane fa in occasione di Schioppettino di Prepotto – Unico per Natura. E con gioia scopro l’opera in bianco di Ronco Severo. Anche qui i toni sono carichi e vibranti di tinte auree, che qui volteggiano nel calice con ancora maggiore consistenza. Metterci il naso è un’emozione continua, un elegante susseguirsi di riconoscimenti dalle erbe alla frutta gialla, dai fiori alle spezie: mi vengono in mente aromatiche di salvia e menta, pesca e frutti tropicali, fiori di glicine e di ginestra, noce moscata e liquirizia, cadenzati come da un battito morbido di alcol, che ogni tanto fa capolino. Al palato entra e si impossessa della bocca, senza più abbandonarla per molto tempo. E’ rotondo e cremoso, sapido e potente. E’ ricco in calore, è un vino importante e robusto, che si rimette volentieri al palato per le complessità poetiche che regala, complice un finale sublime tra note fumè, erbe e fiori. Lascia un sorriso a fine sorso, ancor più scoprendo che si trova sui 19 euro in enoteca. Anche in questo caso macerazione sulle bucce, incredibilmente di oltre 40 giorni. Tutti i miei veri complimenti al produttore, capace di sublimare davvero un prodotto elegante, non facile con la tecnica scelta.

wpid-20141125_221733.jpgNerello Mascalese 2012 Masseria Sette Porte. Torniamo in Sicilia, ma cambia completamente il paesaggio, che si tinge di nero sulle terre vulcaniche del versante sud-occidentale dell’Etna. Nel calice un vino dal colore rubino vivo e trasparente, di leggiadro roteare,a denotare una media sostanza. E’ netto e pulito nei profumi, ma le sue note di frutta rossa, ribes e melograno in primis, sono soggiogate sa unìonda di vaniglia, cipria e legno. Purtroppo l’uso della barrique si fa sentire in maniera un po’ troppo accentuata, che non ne fa un vino scorretto, ma penalizza la finezza e l’eleganza del nerello mascalese, da molti considerato paragonabile al pinot nero per le sue caratteristiche. Al palato entra con bel figlio fresco-sapido ma viene frenato nella sua corsa da una leggera astringenza da legno, chiudendo su note vanigliate.

 

wpid-20141125_221638.jpgIn una sorta di andirivieni dalle estremità opposte dell’Italia si vola nuovamente in Friuli, e ancora una volta a Prepotto (quel paese sembra richiamarmi quasi inspiegabilmente!), con il Sacrisassi 2012 di Le Due Terre, piccola azienda che con soli 5 ha si è già ricavata un ruolo da interprete di riferimento nella zona. Il Sacrisassi è un assemblaggio di Refosco e Schioppettino, dal colore fascinoso di velluto rubino con cenni porpora, fitto ma ancora piuttosto trasparente. Al naso mostra note giovanili di frutto croccante, mirtilli rossi e ciliegia, poi colpisce con una nota minerale salata, e toni scuri di china e inchiostro, rievocate anche al palato, che si tinge di tinte scure e minerali, con frutto di ciliegia finale. La trama tannica è fine, con una nota finemente pepata, che gli dà una sferzata vivace, che accende un finale lungo e succoso. Oggi tutto giocato sul profilo giovanile, già fruibile e di larghe vedute, equilibrato e profondo, con tutta la freschezza del frutto e un fine tono di erbe aromatiche. Un grande assaggio, da non farsi sfuggire.

wpid-20141125_221625.jpgE’ quindi la volta della Toscana, rappresentata in questo caso da una zona meno nota, quella delle colline pisane, con il Caiarossa 2011, una realtà viticola completamente dedita alla biodinamica, per la scelta del facoltoso proprietario olandese, all’anagrafe Eric Albada Jelgersma, intestatario anche di Château Giscours e Château du Tertre a Margaux . E anche in Toscana ha scelto l’uvaggio bordolese, peraltro di casa da decenni in queste zone, con Cabernet Franc (25%), Merlot (21%), Sangiovese (19%), Cabernet Sauvignon (18%) e percentualu anche di Petit Verdot (8%), Syrah (6 %) e Alicante (3%). Il calice si tinge di rubino impenetrabile, e concede generosi tratti di frutto pieno, frammisti a toni erbacei di macchia mediterranea, con ricordi di pomodoro maturo e carne, aprendo anche a toni di cacao e caffè, sospinti da buona carica alcolica. Spinta di calore che si palesa anche in bocca, dove però è sorretto da una buona scia fresca, abbastanza morbido ma appena marcato da umori legnosi, strascico del passaggio in legno (di varie dimensioni, in parte anche barrique nuove). Mostra tannino fine e discreta sapidità, con finale abbastanza lungo e confortante, di frutto maturo e torrefazione. Una bevuta disimpegnata e rilassata, per scaldare grige serate invernali col calore della Toscana.

wpid-20141125_234558.jpgAvanziamo ed arrivano i grandi campioni. Dopo la Toscana non poteva mancare il Piemonte, e lo tocchiamo con un interprete assoluto, in grande spolvero negli ultimi anni, forte di costanza qualitativa, offrendo una rappresentazione del suo territorio fedele ed anche (cosa affatto spregevole) economicamente abbordabile. Siamo in uno dei cru più belli delle Langhe, con il Barbaresco Rabaja 2011 di Giuseppe Cortese. Il colore è già una dichiarazione d’amore, col suo rubino trasparente e brillante di vita, con nuance granato appena accennate. Il naso è coinvolgente, dolce e romantico, di ciliegia croccante, fragoline di bosco, mentolo e fine nocciola. L’approccio al gusto è di freschezza scintillante, seguita dall’alcol, che si trascina una scia saporita, con un finale da mandarino e mirtilli. Ha una miriade di facce colorate e croccanti, condite anche di fiori di rosa, che assapori mentre il suo tannino di seta, lascia la bocca pulitissima e leggera. Da berne a secchi.

Abbiamo niwpid-20141125_221707.jpgente meno che la fortuna di avere la produttrice Marinella in sala, a raccontarci il suo Amarone della Valpolicella 2010 Corte Sant’Alda. Un vino che rappresenta un patrimonio importante dell’enologia italiana, che deve il suo elevato costo non solo al blasone ma anche alle reali spese di realizzazione, considerando la lunga raccolta in cassette, nonché lo stoccaggio in fruttaio, che porta a una perdita in peso, con l’appassimento delle uve, fino al 65%, riducendo drasticamente le rese spesso già basse delle vigne. L’amarone di Corte Sant’Alda va in controtendenza con gli stili caricaturali tutto fruttone, spezia e corpo smisurato. La collina ventilata e su base di calcare bianco offre un ottima tela su cui disegnare un Amarone di grande slancio e finezza cromatica, in tutte le sue fasi. E’ ottenuto da vigne magre, condotte in regime biodinamico dal 2003 (certificato Demeter), dopo che l’incontro con Nicolas Jolie ha colpito e lasciato il segno nelle idee di Marinella.  Il colore del suo vino è un rubino pieno e abbastanza trasparente, di bella consistenza. Nei suoi profumi, ricchi e diretti, sale un tono di amarena e ciliegia, una nota fumé, poi cioccolato e mirtilli sotto spirito, con fresca confettura di lamponi, e una leggera vena di erbe aromatiche (alloro). Al palato esplode gioiosamente con frutto croccante e fresco, in piena gioventù con acidità scorrevole ed elegante, che sostiene un corpo dal tannino vellutato e dal lungo incedere. Nei ricordi si susseguono le suggestioni di cacao, frutto, tabacco fresco e zenzero. Un Amarone da godersi a tavola, in abbinamento a carni succulente ed elaborate, anche volentieri di cacciagione.

wpid-20141125_232641.jpgChiudiamo in maniera spumeggiante, seguendo l’intelligente scelta di Simone di lasciare a fine degustazione questa bollicina,  per soffermarci a goderne le complessità della lunga evoluzione, e sorseggiarlo in abbinamento a una selezione di formaggi vaccini. Nei nostri calici il Franciacorta Riserva 2007 Pas Dosé Girolamo Bosio, da una selezione in prevalenza di pinot nero, che gli dona grande profondità e struttura. La sua veste è di oro giovane e brillante, imperlato di bollicine fini e piuttosto persistenti. Il suo bouquet è goloso ed elegante, composto di crema al limone, pan brioche, ancora un bel frutto di mela golden e pera abate, con morbidezze di burro e tostature di nocciola, con sfumature di zenzero e canditi, su affascinanti toni ossidativi. Entra al palato con vibrante spinta acida, unita a una bolla fine e quasi cremosa, che pulisce il palato e lo lascia foderato di buona sapidità franciacortina e di lunghi ricordi in corrispondenza al quanto scoperto al naso. Segnalato in guida come Grande Vino, si conferma convincente, un Franciacorta pieno ma al contempo di bello slancio, che ci lascia col palato ripulito e appagato.

Per i curiosi ed i golosi è prevista una seconda cena nel forlivese, il 10 dicembre a Santa Sofia, presso Osteria da Fischio. Elenco di seguito i vini proposti. Lasciatevi tentare, e lanciatevi anche voi in una cena all’insegna dei migliori vini italiani selezionati da Slow Food.

Liguria: Pigato 2013 Apogeo “vino Slow”
Marche: Verdicchio dei Castelli di Jesi 2011 San Paolo Pievalta “grande vino”
Calabria: Pollino Magliocco 2013 Tenuta Ferrocinto “vino quotidiano”
Trentino: Poiema 2011 Eugenio Rosi
Toscana: Rosso di Montalcino 2012 Le Chiuse ”vino che rivaleggia alla pari con molti Brunelli“
Alto Adige: Lagrein Riserva 2009 Nusserhof – Heinrich Mayr

In accompagnamento i piatti:
Baccalà al forno con sedano, porro e pomodorini
Polenta gratinata con caprino locale, piadina con farina di mais
Cappellacci di ricotta su crema di broccoli, e guanciale croccante di mora romagnola
Tagliatelle con ragù di coniglio
Cinghiale al tegame con mele, castagne e noci
Crostata fatta in casa con confettura

Prezzo: soci 40€ non soci 45€; info e prenotazioni: slowfoodforlì@gmail.comenojack61@hotmail.it, Giacomo Mazzavillani 328-1292718

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