Dagli alberelli di Erice, il bianco PietraSacra

E’ notizia di poche settimane fa il riconoscimento dei vigneti del moscato di Pantelleria come patrimonio dell’Unesco, un riconoscimento che unisce alla qualità dei vini l’importanza del lavoro umano e il connubio creato tra paesaggio, natura, agricoltura e storia.

Ma non vado a parlare di uno zibibbo oggi, piuttosto di un altro vino, sempre da uve autoctone e proveniente da un vigneto siciliano coltivato ad alberello. Siamo a Erice, nell’estrema punta nord occidentale dell’isola sicula, dove si possono trovare vecchie vigne, come quella di catarratto, di 60 anni di età, che danno origine al Pietrasacra Bianco – Historic Vineyard 2012 di Fazio, degustato qualche giorno addietro e rimasto come nitida spiazzante figura nei miei ricordi.

wpid-20141209_211141.jpgUn vino che mi affascina pur lasciandomi quasi interdetto. Perché l’ho degustato alla cieca, e nelle impressioni il sud è la prima cosa che avrei escluso. I profumi così freschi, pur con importanti ricordi del passaggio in legno, mi facevano pensare più a qualche vino dal Friuli o dell’Umbria. Il colore era un paglierino vivo dai bagliori di topazio e oro verde, e roteava con bella consistenza nel calice. E quando lo fermo e ci poso il naso arrivano le sorprese. Appena stappato e versato era quasi invadente nei ricordi di frutta secca tostata, nocciola in primis, ma poi si è levato questo velo e si sono scoperti i suoi tratti eleganti e suadenti, di cedro e limone candito, di pera e mela verde, fiori bianchi, mandorla e un filo di erba fresca, con una sottile mineralità che fa capolino e sussurra note di gesso. Al palato entra davvero elegante, come un valzer dove acidità morbidezza e sapidità battono un tempo in tre quarti, innescando una danza leggera e coinvolgente nella bocca. Esce la sua mineralità, di lieve brezza marina, mentre fine e protratto a lungo è il ricordo di pera, che piano si trasforma in agrumi gialli canditi. La presenza del legno, apparentemente intrusiva in un primo naso, si ritaglia un ruolo da comprimario nei ricordi di bocca, ma lascia la sua impronta nelle morbidezze del sorso, che è completo e appagante, lungo e succoso, senza freno alcuno. Beva pericolosa, facilitata dal suo equilibrio, dal suo finale di frutta dolce mai stancante, realmente sulla cifra della precisione stilistica. Un vino che non so se possa essere un espressione verace del territorio, che ahimè conosco ancora poco, ma che sicuramente lo interpreta in maniera affascinante, offrendo una bottiglia davvero golosa, capace di dare ancora molto anche se conservata per altri 3-5 anni in cantina.

Come già accennato il PietraSacra Bianco viene da uve selezionate su vecchie vigne di Catarratto coltivate al alberello, a pochi km dal mare, su terreni ben esposti e ventilati, a una quota di circa 300 metri. Il mosto dopo la pressatura soffice finisce a fermentare in carati di rovere di media tostatura per poi passare in acciaio e cemento, dove continua il suo affinamento a contatto con le fecce fini per otto mesi, per poi passare altri sei mesi in bottiglia prima della messa in vendita.

Vino di fascia alta (24-30 €) che si abbina bene su piatti di pesce saporiti, come un’orata al sale, o uno spada arrosto profumato al timo per intraprendere un abbinamento regionale, oppure con formaggi di media stagionatura, come un locale caciocavallo o un buon pecorino di Pienza.

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