Montalcino Express: ultima tappa – Ventolaio

Mappa-ventolaioL’ultimo tragitto della giornata, mentre il sole cala tra le colline senesi in una splendida giornata d’autunno ci porta in località Ventolaio, svoltando su una strada bianca in prossimità del passo del Lume Spento. Inizia a imbrunire quando Francesco (Falcone), Vania (Valentini) ed io mettiamo piede nella corte dell’agriturismo Poggio d’Arna, ovvero a casa della famiglia Fanti. Ci accoglie il signor Luigi, omone rassicurante e dall’aspetto di chi nella vita ha affrontato di tutto e ha in tasca tutta la forza e la serenità per continuare senza remore la propria vita. Ci accompagna nella sala degustazione, dove ci attendono due schiere di bottiglie e i caldi sorrisi di Maria Assunta, moglie di Luigi, e il loro enologo Lamberto Tosi, gentilmente resosi disponibile per soddisfare le nostre curiosità tecniche.

Il podere Ventolaio si colloca nell’area sud-est del comune di Montalcino, ad un’altitudine di oltre 440 metri, ed è caratterizzato da terreni abbastanza sciolti, su galestro, esposti principalmente a sud, con le due ali esterne rivolte rispettivamente a sud ovest e ad est, per un totale di circa 14 ha vitati, di cui 7.62 a Brunello. Gli impianti sono relativamente recenti, con vigne piantate negli anni ’90 e 2000, anno questo del primo imbottigliamento dell’azienda, che prima conferiva le uve alla cantina (Val di Cava).

Le piante hanno una densità di circa 3300 ceppi per ettaro, allevate a cordone speronato classico, lasciando una gemma per sperone, più quella alla base, qui detta “l’occhio del lupo”. Il portainnesto è del tipo che radica piuttosto in profondità, andando a raccogliere nutrienti e minerali dal substrato galestroso, e portando a una maturazione ritardata, che va a cadere normalmente nella prima decade di ottobre, ottenendo circa 1,5 kg di uva per pianta, che per la cronaca è del tipo ad acino grosso (cloni CH20 e CH 21 per i tecnici).

In cantina si opera in acciaio per le fermentazioni, che utilizzano lieviti neutri e durano circa un mese per il Brunello (20 giorni il Rosso) con macerazione sulle bucce, mantenendo il più possibile l’integrità del cappello prima di operare i rimontaggi. Dato che le raccolte sono piuttosto tardive spesso si fatica ad avere lo svolgimento della mallolattica, piuttosto lenta solitamente a causa delle basse temperature ambientali. Una volta completata, il vino passa in botti di rovere Garbellotto da 30 hl, dove resta per almeno 3 anni.

Andiamo a scoprire il risultato del lavoro della famiglia Fanti con due verticali, iniziando col Rosso di Montalcino e chiudendo col Brunello, tutti rigorosamente dalle vigne di Ventolaio.

wpid-20141119_165311.jpgRosso 2011. Un rosso che è una dichiarazione d’amore, con tanto di gemma rubino nel calice, dal quale escono vivi e definiti i suoi profumi invitanti di rosa e pieno frutto di ciliegia, con un tono minerale ematico, un cenno mentolato e un ricordo di foglia secca, sospinti da una buona carica alcolica, che si conferma al palato, completamente scardinato dall’entrata di questo vino, che irrompe di sapore e torna a lungo con i suoi ricordi di frutta e mandorla dolce. Il tannino ha quel tocco di ruvidità che lo rende assai gastronomico e completo al palato. Di beva corposa e gioviale, solare e succulento. 88+

Rosso 2010. L’annata fredda lascia il segno, marchiandolo di un carattere più austero e ritroso, chiuso e scuro, su toni di mirtilli, sottobosco e bacche di ginepro. E conferma la sua indole ritrosa al palato, dove è compatto, intriso di un tannino serrato, fine, ma che frena il suo slancio, chiudendo su toni spezie scure e chinotto. Da attendere. 85+

Rosso 2009. Altra annata invero molto calda, che porta già il colore a cedere verso il granato. Il vino è giocato sul frutto maturo, con qualche punta di riduzione, e un tono di menta secca e pietre. All’assaggio spinge sulla componente sapida e ha buona masticabilità, ma manca dell’affondo. Buon vino, con tannino smussato e discreta rotondità ma senza il nervo giusto per emozionare. 82+

Rosso 2008. Qui si ritorna a un millesimo più equilibrato, che investe questo rosso di toni ancora rubino con bagliori granato vivaci, che preludono a un dinamismo sensoriale, che immancabile troviamo all’olfatto, con belle sensazioni di frutti rossi carnosi e arancia, con sensazioni di carne fresca e un tono minerale. Entra tracotante al palato, generoso nel corpo, slanciato da una scarica di freschezza e vivacizzato da un tannino vivo, di lieve ruvidità che asciuga leggermente la bocca, rendendolo molto adatto a preparazioni succulente . Lungo e piacevole nel ricordo di mandarancio e cannella; un Rosso di razza. 87

Passiamo alla schiera dei Brunello di Montalcino, cominciando con un’anteprima del 2010.

wpid-20141119_174801.jpgBrunello 2010 (anteprima). Il suo colore è un rubino già percorso da i primi bagliori granati, di bella consistenza e lucente nella sua trasparenza. Al naso si presenta ancora in fasce, chiuso su ricordi di mare, confetto e folate eteree di acetone. La assaggiamo e proviamo tutta la sua potenza, con un ingresso fresco e un’espandersi progressivo di calore e sapidità, intessuto di tannini fini. Al palato esprime anche un bel ricordo di bocca, con note di ciliegia, viola e agrumi. Promettente ma chiaramente colto nel pieno del suo assestamento in bottiglia, che ne penalizza al momento la fase olfattiva. 88+ (assolutamente da provare all’uscita)

Brunello 2009, apre su note fumé, tra sentori di mandarancio, carne, cacao e nocciola tostata. Espressione definita e gradevole al naso, giocato molto di tostature dolci, ed al palato si mostra equilibrato, piuttosto lungo, e caratterizzato da una buona salinità, che ravviva il finale dando spinta ai suoi ricordi di carne fresca e agrumi. Bello l’equilibrio tra morbidezze e durezze, per un Brunello già fruibile e goloso. 90+.

wpid-20141119_173527.jpgBrunello 2008. Il colore è un rubino brillante dei toni più vivi del sangue, e dal calice salgono profumi articolati ed eleganti, sospinti su un’ondata minerale quasi da pietra focaia, tra ricordi di sottobosco fresco e fungo porcino, una fresca aria di menta e di spezie fini, e un dolce ricordo etereo di cera e uno sfondo di frutta rossa croccante. All’assaggio convince con la sua piena freschezza, vibrante e appaiata a un tannino fine, pieno ma finissimo, con un crescendo di sapore nel finale, dove si avvicendano i ricordi di spezie e frutti rossi. Equilibrio, eleganza, gusto e la possibilità di evolvere ancora tanto bene. 92+.

Brunello 2007. Impressionante come l’annata plasmi questo vino, non tanto nel colore, qui solo leggermente più carico e pitturato di bagliori granato, ma nei profumi specialmente, che qui prendono la forma del sottobosco secco, del cuoio, delle bacche scure di ribes nero e ginepro, con un tocco di arancia. Impressiona all’assaggio per l’impatto di freschezza, quasi inverosimile per l’annata 2007, poi si amplia con tutto il suo calore e avvolge le guance di sale. Cambia completamente il tessuto rispetto all’annata precedente. Se il 2008 è seta qui abbiamo un caldo velluto, ben foderato di tannino morbido, e dal finale avvolgente di tabacco da sigaro, con echi balsamici di macchia mediterranea. Come scaldarsi in inverno. 89.

Brunello 2006. andiamo indietro di otto anni e scopriamo la versione forse più floreale, con violette e fiori secchi come incipit di un ventaglio olfattivo ampio e intrigante, fatto di mineralità marina, macchia mediterranea, tabacco bagnato e liquirizia, pepe e accenni di catrame. L’ingresso in bocca è fresco e succoso, poi concede tutta la sua sapidità, quasi salato, con ricordi di spezie e terziarizzazioni goudroneggianti. Palato consistente ed equilibrato, con muscoli ancora tonici, fatti di tannino pieno e fine e ottimo connubio tra acidità e alcool, sottomessi alla mineralità che domina la scena. Bello il finale di spezie, pellame, tabacco e fiori secchi, dove ancora si trova anche un buon frutto di mirtillo. 90

Alla fine degli assaggi non possiamo che complimentarci con la famiglia Fanti mentre continuiamo a confrontarci sulle annate da noi favorite, spendendo i nostri voti soprattutto sul 2008, pur consci di un’ottima performance del 2009. Ma la cosa che ci lascia stupiti e ci trasmette la forza del terroir di Ventolaio è l’alta qualità media riscontrata nell’arco delle varie annate. Costanza di qualità merito in parte delle caratteristiche dei suoli e del microclima, particolarmente ventilato (da cui il toponimo), che permette di mantenere la giusta acidità nelle uve, pur consentendone una completa maturazione, sviluppando abitualmente importanti titoli alcolometrici (solo nella 2014 ci saranno valori inferiori ai 15%). Il resto del merito sta alla famiglia Fanti che abbiamo qui incontrato, bravi a gestire le vigne e altrettanto abili nel seguire la cantina con la consulenza dell’enologo Tosi, ottenendo vini onesti (anche per prezzo!) e franchi, per usare questo termine ormai abbandonato, nell’accezione di fedeli al territorio e all’annata, col grande merito di riuscire a mantenere sempre alta la bevibilità e l’equilibrio.

Lasciamo quasi a malincuore Montalcino e questa bellissima famiglia, dove ci siamo sentiti davvero a casa, e che ha coronato il nostro tour del Brunello con grande soddisfazione per il palato e per il cuore. Torneremo sicuramente e presto, perché di vini e persone così si diventa presto dipendenti.

ventolaio col falco

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