Natale Vintage…Gattinara Nervi 1964

wpid-20141224_003345.jpgL’occasione era una cena tra amici per scambiarsi gli auguri, e tra le bottiglie da portare ai nostri compagni di degustazioni mi salta in mente quel cimelio che giace in cantina, acquistato per due spicci a un mercatino, dopo aver scoperto in rete che la bottiglia, se ben conservata, poteva avere un buon valore, e conscio che comunque, in ogni caso, sarebbe stata un bell’oggetto da collezione, con la sua etichetta davvero affascinante, che recita Gattinara Nervi 1964, ottima annata in Langa ma dell’alto Piemonte non ho trovato grande bibliografia in merito.

Per avere certezza di non portare un bidone al mattino prima di andare al lavoro la stappo, dopo averla lasciata in piedi in casa tutta la notte. Il tappo “cigola” come fosse fresco, e nell’estrarlo mi si spezza solo una piccola estremità inferiore, ma il suo profumo è buono e fruttato. Ne verso un goccio nel calice, e il colore è un granato ancora misto al rubino, di buona consistenza e appena velato. Il profumo è bello, senza riduzione, anche l’ossidazione è lieve e ben integrata in un insieme dove vivono frutta, spezie e terziarizzazioni. Mi si stampa un sorriso in faccia e curioso ne assaggio un piccolo sorso. E’ vivo! E’ vino, è buono. Felice come non mai ritappo la bottiglia con un silicone e la lascio per la sera, sperando che il trasporto a casa di amici non lo scompensi troppo.

Prima di partire annuso nuovamente il calice con ancora quel goccio versato al mattino, che avevo coperto con un cellophane, per scoprire cosa accadeva. E’ incredibile, non ha ceduto e ha mantenuto e anzi ampliato i suoi profumi, sempre netti e vivi.

In compagnia lo servo alla cieca e dal colore i commensali pensano subito a un vino anni ’90, al massimo ’80. Le tonalità parlano soprattutto di nebbiolo, e così i profumi, così intensi e netti, evoluti sì, ma ancora ricco in frutti rossi di visciole, fiori di garofano, poi zaffate minerali quasi sulfuree, a tratti di polvere sa sparo. Ogni minuto svela sfaccettature nuove, riflessi netti di china e liquirizia, toni speziati di ginepro, chiodi di garofano e cardamomo. E ancora cuoio vecchio e caffè, con una vena fresca di mandarino.

E sorprendente è l’attacco al palato con una massa rotonda e avvolgente, ancora viva in freschezza e dotata di tannino finissimo che ripulisce il palato, lungo nei suoi ricordi, anche di fungo oltreché di netta visciola, con buona sapidità dai toni metallici. E’ un vino bello ed equilibrato, con corpo, beva e integrità, all’apice della sua maturità e chissà quanto ancora manterrà questo livello. Nessuno gli avrebbe dato 50 anni, al massimo 30, ma questa è la forza dei vini ben riusciti e ben conservati.

Non contento ho riportato la bottiglia a casa, per conservarla, e non potevo certo buttarne il contenuto residuo. E così due giorni dopo (due giorni dopo!), dato che nel piatto avevo una braciolina di agnello al forno l’ho provato in abbinamento. E lì mi ha fatto l’ultimo regalo di Natale, con un accostamento davvero riuscito, che mi lascia la bocca pervasa dal buon retrogusto del vino, ripulito dalle grassezze e dall’aromaticità dell’agnello, piatto non sempre facile da abbinare per via del suo sentore “animale” piuttosto intenso. Davvero un Buon Natale, e un ottimo Gattinara!

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