Dai Baroli di Serralunga al Riesling Herzu…i poliedrici vini di Ettore Germano

Sergio Germano ha un’aria da burbero, con la sua stazza imponente e quello sguardo serio e penetrante da film western, che sembra voler dire “E tu cosa vai cercando?”. Ma è capace di metterti a tuo agio, con il suo parlare calmo e chiaro, non un fiume di parole ma una confortante cadenza di frasi che in breve ti spiegano tutto: una filosofia, un’idea, le sue scelte. E poi ha una parlata che ricorda Adriano Celentano, ma non mi permetto di dirglielo in diretta, sia mai che si offenda.

20150102_144210Iniziamo la nostra visita all’azienda Ettore Germano scoprendo subito i lavori in corso nell’azienda, dove giungiamo proprio mentre è in atto un ampliamento che vedrà nascere una nuova sala degustazione,  con affaccio sulle vigne di Prapò, e nuove zone per uffici e logistica. Scendiamo quindi nella cantina, dove riposano le botti grandi, i tonneau utilizzati per il Barolo Cerretta e un paio di barrique dove sta affinando la base per il suo prossimo spumante Alta Langa.

In cantina come in vigna Sergio mette tanta attenzione, basti pensare che per la vendemmia del Riesling (per il rinomato Herzu) si compiono solitamente tre passaggi, selezionando di volta in volta i grappoli maturi, con predilezione per quelli attaccati positivamente da botritys cinerea, che regala un plus al vino. Al piano superiore facciamo due chiacchiere tra i tini in acciaio inox dove vinifica tutte le uve aziendali, provenienti dai circa 14 ha di proprietà, di cui 7 a nebbiolo da Barolo, con l’ultima acquisizione proprio nel 2014 con una porzione di Vigna Rionda, che potremo assaggiare quindi solo fra 3 anni. Sergio ci spiega come nutra tante attenzioni per il vino, effettuando i travasi sotto azoto, ma senza estremizzare le lavorazioni con tecnicismi che non possano dare un effettivo riscontro qualitativo nei suoi vini.

E’ senza dubbio una persona determinata, che imprime le sue idee dietro le sue etichette, realizzando vini fedeli a quelle che sono le sue aspirazioni. Ci racconta immancabilmente anche qualcosa della vendemmia 2014, a detta di tutti molto difficile, ma ci tiene a fare dei distinguo. Nel suo caso i maggiori problemi sono caduti sul Dolcetto, che ha reso meno e ha dato basse gradazioni, attorno ai 12%, bloccato dai freddi di agosto, ma questo non ne impedirà l’imbottigliamento sotto forma di un vino certamente più atto a una beva sciolta e quotidiana. Qualche problema anche per la Barbera, sulla quale ha scelto di non fare il Superiore. Buone soddisfazioni sono venute invece dai nebbioli, che superato il freddo periodo estivo hanno trovato in un autunno piuttosto mite le condizioni per sviluppare e giungere a maturità, ed i vini ottenuti ad oggi lo soddisfano pienamente.

20150102_144334Dai locali di lavorazione risaliamo alla attuale sala di degustazione, annessa all’abitazione e anch’essa già affacciata con una terrazza sulle vigne, proprio sul pendio ripido di Prapò, che si dipana in filari longitudinali sotto di noi, limitata inferiormente da un bosco.

Accomodati al grande tavolo di legno degustiamo alcune delle etichette della vasta produzione di Germano, che si dimostra pieno di stimoli e alla continua ricerca di un miglioramento personale, parlando umilmente del suo Riesling mentre denuncia un’esperienza di solo una decina di vendemmie, cosa che peraltro non gli impedisce di essere considerato il produttore del miglior Riesling renano in Italia.

20150102_155536

Ma freniamo la curiosità per l’Herzu per scoprire invece le sue bollicine, con l’Alta Langa Brut 2011, realizzato con 20% di Chardonnay (tutto affinato in barrique) e un 80% di Pinot Nero (di cui un 10% finisce in legni piccoli, sempre con diversi passaggi sulle spalle). Questa bottiglia ha sostato 24 mesi sui lieviti, che dall’annata 2012 diverranno 30, per la scelta del Consorzio Alta Langa di aumentare l’affinamento sur lie. Sergio si lascia andare a qualche considerazione su questo discorso, ricordando che l’Alta Langa è una denominazione oggi davvero piccola e quasi misconosciuta, di cui oggi lui da solo produce circa il 10% delle bottiglie, cosa che lo lascia un po’ sconcertato. Ma tornando al prodotto, sono rimasto piacevolmente colpito da questa bolla, fine, di bel colore cristallino e tenue, fresco nei riflessi, come nei profumi, ricchi di note fruttate di pesca bianca, mela e albicocca, con accenni di erbe di timo e nepitella e freschi agrumi di lime e pompelmo. Fine la nota di pane, poco impattante per desiderio dello stesso Sergio, amante di spumanti freschi e verticali, sottili ed eleganti più che pomposi e rotondi. La sua idea di bolla è più “da bere” che da degustare, ma devo dire che anche non ricercando la complessità esasperata il profilo è accattivante. E al palato mantiene le promesse (e le premesse) con buon brio, bollicine fini e rinfrescanti, con grande pulizia di bocca e ricordi tra agrume e frutto, di buona sapidità e incredibile pulizia di bocca. Dissetante.

20150102_155516Altra dimostrazione della policromia enologica di Germano è il Langhe Nascetta 2013. Dal semiscomparso vitigno autoctono piemontese questo vino dal colore paglierino intenso, piuttosto consistente e dai riflessi dorati, indizi di una vinificazione “in rosso”. Sergio ci conferma una macerazione di 5 giorni sulle bucce, che gli conferisce profumi maturi di frutta gialla, pesca e mela golden ma anche frutti tropicali, dalla banana matura al melone. Il suo approccio è appena rustico, conviviale, così al naso come al palato, che avvolge con buon corpo, una sottile trama tannica e un buon equilibrio, con chiosa persistente e finale appena amaricante. Gastronomico, lo immagino su carni bianche, anche al forno.

Arriva il momento dell’Herzu, il riesling coltivato sui vigneti di Alta Langa, su esposizioni da Sud-est a Sud-Ovest, dai terreni ricchi in scheletro, dalla forte percentuale calcarea sotto forma di grosse rocce. Degustiamo l’Herzu 2013, su bottiglia ancora non etichettata e tappata Stelvin. Un vino evidentemente in fasce, dal colore verdolino tenue, ma di bella consistenza nel calice. Sorprende al naso, ma non troppo. Ovvero sorprende perché riconosci subito il Riesling, con accezioni che è raro trovare in Italia. Quando lo assaggio le mie sinapsi si collegano ai ricordi dell’Alsazia e del Grand Cru Sommerberg di Albert Boxler, perché ritrovo una mineralità profonda e sottile, la verticalità della sua spina acida che penetra il palato, mitigata solo da un lieve residuo zuccherino (4-5 grammi/litro), che ne arrotonda il gusto, lungo e ampio nei ricordi, dall’agrume ai fiori gialli. Anche nei profumi mostra ampiezza ed eleganza, impattando già con un lieve cenno minerale idrocarburico, fiori bianchi di acacia e rose, frutti dolci di kiwi e litchi. Scaldandosi ricorda anche cotogne e camomille, regalo degli acini attaccati da muffa nobile. Un vino che ha tanto e si lascia godere, oggi molto giovane e meno adatto a palati che non siano folli amanti dell’acidità (quale io invece sono), ma tra qualche mese sicuramente ancor più gradevole, e di radiosa prospettiva per gli anni a venire. Per la cronaca disponibile sia con tappo sughero che a vite.

Cambiamo colore e passiamo al rosso con la Barbera d’Alba Superiore Della Madre 2011. Riempie il calice di un manto rubino dai vivaci riflessi porpora. Incanta il naso con nsuggestioni di frutti scuri dolci, dalle amarene alle more, e ricordi fini di menta e crema di caffè. Assaggio di scalpitante freschezza, che distende il sorso, corredato di tannino lieve e fine, che sparisce presto lasciando un buon ricordo di frutto e una chiusura delicatamente amaricante, che ripulisce e invoglia a un altro sorso. Buona ora e di bella prospettiva per qualche anno. Un anno in barrique vecchie, che saranno sostituite da tonneau da 700 litri nelle successive annate.

Sergio ci propone anche un vino che forse meno ci invoglia, perché fa strano trovare un Merlot in Langa, ma tant’è, a lui piace sperimentare e allora proviamo il Balàu 2011, che divide i suoi profumi tra l’erbaceo di peperone e alloro, mirtilli e more maturi e cenni vanigliati. Al palato è rotondo, con tannino poco incisivo, non molto profondo al gusto. Equilibrato, buono, ma non mi convincerà che valga la pena piantare Merlot in Langa, anche se le richieste degli acquirenti hanno sempre dato riscontri positivi a Sergio.

Torniamo nei canoni langaroli e approcciamo il Langhe Nebbiolo 2013, ottenuto dai vigneti più giovani e da una parcella esposta a Ovest, in posizione meno felice, ma su terreni più ricchi e generosi. Il suo ventaglio di profumi è davvero invitante, tra netti ricordi di marasca e fragoline e fini speziature di cannella, chiodi di garofano e pepe bianco. Spazza la bocca con netta freschezza, tannini croccanti, beva gioiosa e bel finale di frutto. Bellissimo vino, netto, pulito, profondo al gusto pur nella sua immediatezza, conquista con la sua succosità.

Saliamo infine di livello e scopriamo i Barolo di Ettore Germano, cominciando dal Prapò. Il cru come detto adiacente alla sede aziendale, considerato forse il vino spesso più ostico per via della sua verticalità, del suo essere nervoso e austero. Un anima severa che Sergio non vuole ammorbidire troppo, lasciando il vino ad affinare in botti da 20 a 25 hl. Ci versa il Barolo Prapò 2010, bellissima annata, portatrice di vini profondi e di grande prospettiva. Al naso si apre già discretamente pur non concedendosi appieno, ma regala belle note di incenso, viole, ciliegia e cacao, con una fresca scia mentolata. Al palato entra vigoroso e vibrante di acidità, dal tannino ruggente, fine e denso, seziona la bocca e la lascia tramortita e sognante, pervasa di buona sapidità, ricordi balsamici e floreali con un tocco scuro di china. Lo schiaffo di una donna scura e fascinosa, che masochisticamente ti fa desiderare di riceverne ancora.

20150102_155509

Si vede affacciandosi alla terrazza sulla sinistra la collina di Cerretta, dai terreni ricchi di calcare bianco, che invece a Prapò cede un po’ di posto a inserzioni gialle, mentre nel terzo cru aziendale, quello di Lazzarito, i terreni mostrano maggiori percentuali sabbiose, pur mantenendo una base calcarea. Il Barolo Cerretta 2010 ha fermentato dai 35 ai 40 giorni, per poi affinare in tonneau da 700 litri (nuovi per il 10%). Rispetto al Prapò dispiega più generosamente il suo ventaglio olfattivo, con arancia e ciliegia, cannella, cioccolato al latte ed erbe aromatiche. All’assaggio è potente, rotondo, volumico. Riempie il palato con tannino pieno e fine, arrotondato da un corpo piuttosto morbido (per quanto concesso dalla giovane età), dal lungo ricordo dove domina l’agrume ed escono note di radici e qualche cenno tostato non ancora pienamente integrato, ma il tempo gli darà ragione. Tutta la potenza di Serralunga.

Chiudiamo con il Barolo Lazzarito Riserva 2008, che dopo una fermentazione allungata fino a 50-60 giorni, sosta per 3 anni in botti grandi (da 20-25 hl come per il Prapò). Il colore è sempre di un bel rubino trasparente dove l’unghia granata mostra la maggiore evoluzione, ma i riflessi vivaci mostrano la piena gioventù, mentre i fitti archetti mostrano consistenza e buona carica alcolica, che trascina in effetti un naso ricco, caldo ma rinfrescato da note balsamiche, di abete, sottobosco e miele di castagno su un fondo di arancia e rose rosse. All’assaggio la freschezza mette la quarta e allunga il sorso, il calore lo espande sul palato, il tannino fuso nella massa scolpisce la lingua con qualche piccola asperità, meno ricamato dei due Barolo 2010 assaggiati in precedenza. Intenso e dal lungo protrarsi al palato, su ricordi di agrume che si trasforma in cenni minerali metallici, e buon floreale a completare un quadro dove l’evoluzione è solo ai primordi, con lievi ricordi di sottobosco e funghi secchi. Vino profondo e ricco, una Riserva che in quanto tale mostra felici anni davanti a sé e chiede un piatto importante ad accompagnarlo a tavola, come un capretto al forno con erbe aromatiche o anche un importante formaggio come un Parmigiano Reggiano 40 mesi.

Salutiamo la vigna di Prapò, il colle di Cerretta e il gigante buono Sergio Germano, non prima di aver comprato qualche bella bottiglia da mettere in cantina, compreso un Barolo Prapò 2009 assaggiato in precedente occasione e che mi aveva colpito, in una versione forse più larga e fruibile di questo Cru, “addolcito” ma non svilito da un’annata leggermente più calda, ma nella quale Segio ha dimostrato grande manico, ottenendo vini di gran caratura (assaggiati anno scorso a Terre d’Italia – Vini d’Autore a Pietrasanta, per la cronaca), a dimostrazione che anche in annate considerate minori i grandi riescono a fare grandi cose.

IMG_3860 IMG_3862

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...