Un vignaiolo con l’amore per i tartufi

IMG_3874Dopo una passeggiata nel borgo semideserto di Serralunga approdiamo all’uscio di Luigi Pira, e ci accoglie Gianpaolo, lasciandoci accomodare nell’ampia sala degustazione dell’azienda. Si scusa subito perché purtroppo (o per fortuna) in questo periodo dell’anno le scorte sono praticamente esaurite, e la nuova annata di Barolo non è ancora in bottiglia, ma per non farci mancare nulla ha prelevato qualche campione di botte della 2011, prossima all’imbottigliamento.

Gianpaolo ci racconta dell’azienda di famiglia, realtà medio-piccola, con 12 ettari di vigneto (di cui 7 a Nebbiolo), tutti a Serralunga tranne 2 di Barbera posti a Roddino. Producono i vini della tradizione langarola, ovvero dolcetto, barbera, e nebbiolo.

Tecniche moderne tra le scelte di cantina, dove utilizzano fermentini meccanizzati, attivati principalmente nella fase centrale della fermentazione, per dare una spinta all’estrazione dalle bucce, contraendo così il processo a circa 15-20 giorni totali. Dopo la svinatura i nebbioli da Barolo seguono strade diverse, a seconda del cru, con passaggi in barrique come pure in legno grande, che dettaglieremo su ogni vino.

Gianpaolo ci riassume le vicissitudini dell’annata 2014, segnata sì da diverse piogge ma tutto sommato conclusasi in maniera soddisfacente, grazie a un autunno riparatore e al tanto lavoro in vigna, che ha visto effettuare 5-6 vendemmie verdi, ottenendo circa 50% delle uve rispetto ad annate classiche, ma in grado di dare vini più che decorosi.

Scopriamo anche qualcosa sull’andamento dei tartufi, seconda passione del nostro interlocutore, che ci dice come in zona non sia stata una stagione molto fortunata, perché i frequenti rovesci hanno portato momenti alterni, magari con discrete quantità ma qualità inferiore alla media, mentre sono andate meglio le zone appenniniche del centro Italia.

IMG_3873Ma torniamo ai vini, argomento principe della nostra visita, e scopriamo il Dolcetto 2013, raccolto da vigne dell’80, e lavorato solo in acciaio. Mostra un bel colore tra il rubino e il porpora, piuttosto trasparente e vivace, un colore che invita alla giovialità della tavola. Profumi di frutta rossa matura e rose rosse, scorrevole al palato, con un tannino vivo e appena ruvido, di buona persistenza, con calore che arriva solo nel finale.

La Barbera 2013 passa invece 1 anno in legni grandi da 25 hl, e mostra un bel tono rubino vivace, fitto e percorso da riflessi violacei. Naso ben composto di frutti rossi, di ciliegia in primis, poi prugna, fiori di garofano e un ricordo leggero di tabacco. Bella beva, morbida e di tannino quasi impercettibile, sostenuto da viva freschezza, con bel finale di frutta.

Un anno di legno anche per il Langhe Nebbiolo 2012, dai tratti cromatici molto più scarichi, di rubino appena orlato di granato. Nei ricordi note di fiori viola, ciliegia, mora e un tono terroso, che completa un profilo olfattivo a tinte scure. E’ un nebbiolo di carattere, proveniente da una vigna da Barolo, e mostra tutto il carattere di Serralunga. Ha corpo, con tannino in evidenza ma ben arrotondato dal passaggio in legno, calore e freschezza in equilibrio e coerenza, con buona persistenza. Lascia la bocca pulita e asciutta e chiama un abbinamento di buona succulenza.

20150102_184112Arriviamo ai campioni di botte di Barolo, partendo dal Barol Margheria 2011. Questo Cru, posto poco distante dalla cantina, è dotato di eleganza e mineralità, che Pira sceglie di non alterare lasciando maturare le masse in botti grandi. Il colore è ancora di rubino vivo e abbastanza fitto, ben trasparente e ancora lontano dai toni granati caratteristici. Al naso si esprime già abbastanza bene con note di viola, timo, ciliegia e sbuffi balsamici mentolati. Denuncia tutta la sua gioventù al palato, dove la freschezza è impattante, il tannino è ricco e ancora un po’ asciutto, seppur piuttosto fine, e il calore appare leggermente slegato, ma conquista con un bel finale di frutto e ricordi di liquirizia dolce. Il tempo e la bottiglia gli daranno il giusto equilibrio, di certo da non pretendere in questa fase di “gestazione”.

Secondo campione è il Barolo Marenca 2011, da una costa su cui giace anche il vigneto di Gaja che finisce nello Sperss, caratterizzata da terreni calcareo-argillosi e posta a una quota fra 300 e 350 metri. Per questo vino l’affinamento è svolto per 24 mesi in tonneau di rovere francese da 500 lt a tostatura medio-leggera, di cui un 20-25% nuovi (gli altri vengono da precedenti passaggi su Barbera e poi Barolo). Si mostra al naso con potenza, con soffio alcolico che trascina note speziate di cannella, chiodi di garofano e radici e un frutto scuro di ciliegia e marasche. Al palato entra con rotondità, avvolgente e caldo, di tannino pieno, fine e masticabile, ancora un po’ asciutto, ma di buona scorrevolezza al gusto grazie a una buona spina dorsale acida, che allunga su un finale ricco in mineralità.

20150102_184137Chiudiamo con un assaggio da bottiglia, di Barolo Vigna Rionda 2010, il cru forse più noto e importante di Serralunga, in mano a 7-8 cantine. Luigi Pira applica qui una delle pratiche oggi più in voga tra i Barolo Boys, ovvero un affinamento che prevede un primo passaggio in barrique per un anno, cui segue un altro anno in botti grandi (20-25hl). Un rubino consistente che lascia dense e fitte lacrime granate sul calice. Si esprime con una fresca nota mentolata, fiore di lavanda e frutti rossi, con sfondo scuro di pepe e chinotto. Al gusto svela l’anima di Serralunga, potente, caldo e corroborato da tannino pieno che ammanta la bocca, dove il gusto si protrae a lungo con buona salinità su rimandi di frutto scuro, radici e agrume. Gran bella conclusione di questa visita, con un esempio fiero e sincero del terroir di Serralunga.

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