I fratelli Gallegati, artigiani del vino romagnolo

wpid-20150128_173014.jpgSiamo a Faenza, e andiamo a incontrare Antonio e Cesare, titolari dell’azienda Gallegati. E’ una storia che nasce nel 1998, proseguendo parte delle orme del padre. Lui ricopriva il ruolo di “fattore”, in Romagna una sorta di amministratore di aziende agricole, oltre ad avere una piccola azienda propria sui Monti Coralli, nelle prime colline di Faenza, dedicata ad agricoltura promiscua, dalla frutta alla vite. I due fratelli seguirono entrambi studi di agraria, divenendo enologo Cesare e agronomo Antonio. Finiti gli studi si impegnarono nell’attività di famiglia, rivendendone il piano di sviluppo e dedicando il podere in collina alla sola coltivazioni di ulivi (1 ha) e vigneto (6 ha), e integrando l’attività con l’offerta agrituristica, situata invece nella piana faentina, tra bosco e frutteto sempre di proprietà, proprio il luogo dove ci rechiamo per approfondire la nostra conoscenza con i fratelli Gallegati.

I vigneti occupano un podere sulla prima fascia collinare faentina, antistante alla linea dei calanchi ma già di fatto nel territorio di Brisighella. I terreni sono formati di argille di origine pliocenica, frammiste a calcare e limo, con coste anche ripide pur se non a grandi quote (150-200 mslm). Lì coltivano in prevalenza Sangiovese e Albana, con qualche filare a Cabernet Sauvignon, Merlot, Pignoletto e Chardonnay.
Questi ultimi due confluiscono in blend nel Corallo Bianco (DOC Colli di Faenza), rispettivamente al 40 e al 60%, con passaggio in legno per lo chardonnay. Corallo Blu raccoglie le uve rosse internazionali per una riserva che sosta 14 mesi in tonneau francesi, mentre il sangiovese entra in purezza nelle etichette Corallo Rosso e Corallo Nero. L’albana diventa invece tutto passito, per ottenere il Regina di Cuori, ormai una vera certezza nel novero delle migliori espressioni di Albana di Romagna passito.

In vigna Antonio adotta la lotta integrata, limitando al massimo gli interventi chimici, a base di rame e zolfo e segue con attenzione le vigne, curandosi di ogni fase. A Cesare spetta invece il lavoro in cantina, dove ad oggi opera con ceppi di lieviti selezionati, pur con alle spalle esperimenti con lieviti autoctoni, non ritenuti però adatti a giungere al risultato finale sul vino. In pratica nessuna scelta manicheista ma tanta attenzione alla salute delle vigne e alla bontà del prodotto finale, limitando anche le solfitazioni, con valori di SO2 in bottiglia attorno ai 50 mg/l per i rossi.

Nelle parole di Cesare e Antonio troviamo tutta la passione e la genuinità di persone competenti che credono nel loro lavoro, e che puntano a far emergere la territorialità dei loro vini, per dargli un carattere fedele alla zona di provenienza.

Per nostri limiti di tempo ci limitiamo ad assaggiare solo i due sangiovese, per andare a sondare le caratteristiche della zona di provenienza, per fissare nella mente l’impronta lasciata dalle terre del pliocene.

wpid-20150128_172036.jpgCorallo Rosso 2013 (Romagna Sangiovese Brisighella): è il vino di annata, sangiovese 100% affinato in acciaio, per una beva più immediata. Questa etichetta è tornata dopo anni in cui avevano scelto di dedicare tutte le uve alla riserva, scegliendo quindi di tornare a diversificare la produzione e avere un vino di più pronto consumo. Il 2013 è stata un’annata piuttosto sottile per via di un meteo fresco e spesso bagnato da rovesci. Il suo colore è di un bel rubino vivo e abbastanza fitto, trasparente e di bela consistenza nel calice. Al naso apre con una buona nota minerale terrosa per svelare poi ricordi di ciliegia, mora, prugna fresca e viola che escono appena il vino prende la giusta boccata di ossigeno, con l’inserzione di un cenno di fungo champignon e il ricordo di erba fresca. E’ un vino che è quasi banalizzato se chiamato “base”. Ha calore e freschezza ben amalgamate, un tannino che riempie il centro bocca, con una tattilità finemente terrosa, che mi rimanda a certi Rosso di Montalcino. Bella la sua progressione al gusto, lunga e con finale saporito e dal tono di arancia rossa, che accenna quasi al metallo ferroso.

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Corallo Nero 2009 (Sangiovese di Romagna Superiore Riserva) Annata considerata da Cesare una delle più interessanti nella loro recente storia di produttori, paragonabile per qualità alla 2006, pur caratterizzate da stagionalità molto differenti (molto più calda la 2009). Nel calice troviamo un rubino pieno e denso, dove solo l’orlo accenna al granato, e lascia lacrime lente e dense sul calice, preannunciando una ricca estrazione, che non gli toglie comunque una perfetta trasparenza. I profumi sono aperti, definiti, su frutto rosso di ciliegia e amarena, fiore di viola e ricordi che si alternano tra cacao dolce, alloro, ginepro, carne e radici. Entra deciso, caldo e rotondo, con un tannino dolce e fine, perfettamente fuso nella massa, dove il calore è ben supportato da una freschezza che prolunga il gusto su dolci ricordi di amarena, e cenni di spezie e liquirizia. Gran bell’assaggio, gustoso e fruibile oggi e di bella prospettiva futura ancora per diversi anni. Curioso scoprire la tecnica alla base di questa Riserva, dove il sangiovese svolge una lunga macerazione sulle bucce, dalle 3 alle 4 settimane (10-12 gg per il Rosso), in acciaio inox e con controllo delle temperature, effettuando delestage, follature o rimontaggi a seconda dell’annata. La mallolattica si svolge solitamente in acciaio ma se non avviene in breve si lascia che si compia in legno, ovvero in tonneau usati, dove il vino riposa per 14 mesi prima di ulteriore affinamento in bottiglia prima dell’uscita in commercio.

Ce ne andiamo davvero soddisfatti di avere conosciuto questi fratelli romagnoli che con passione tengono alta la bandiera dei nostri vini tradizionali. E non possiamo che augurarci che continuino su questa strada, regalandoci altri preziosi e gustosi “Coralli”.

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