Friuli in bianco: Vecchie Annate

Tra le varie serate di un gruppo di rodati “bevitores” ho partecipato poco tempo fa ad una degustazione dedicata ai bianchi del Friuli, chiamando in causa annate non recentissime, per valutarne l’evoluzione e approfondire le espressioni dei bianchi di una terra che ha proprio il merito di aver segnato la rinascita della tipologia, unendo le qualità del territorio con le tecniche enologiche più attente. È dal Friuli che sono arrivati i primi esempi di vini bianchi in cui acidità e frutto si coniugavano in vini pieni, corredati di profumi e sapore, spesso anche di buon corpo, piacevoli e anche capaci di evolvere ben oltre l’annata di uscita. I campioni scelti sono tutti ottenuti con tecniche prevalentemente riduttive, senza quindi considerare i macerati (salvo uno), altra forza del territorio dell’estremo nord-est italiano.

Di seguito i miei personali appunti di degustazione.

Collio Pinot grigio 2006 – Toros. Bello il suo tono di paglia, ancora rinfrescato da qualche bagliore verdolino, di buona consistenza. Erbaceo di salvia e menta, pera matura, con un tocco etereo di smalto e una scia dolce di miele di acacia. Entra al palato con buon vigore acido, e regala subito sapore e corpo, anche morbido nonostante una verve ancora salda, che ne allunga il tono tostato di nocciola tostata pralinata, con cenno fume leggero, con chiusura appena amaricante. 85

Blanc des Rosiz 2007 – Mario Schiopetto. Blend di Friulano, pinot grigio, malvasia e sauvignon. Oro vivo il colore, ma un po spento e chiuso al naso. Un tono leggero di bosso, poi frutto di albicocca, mela verde e pompelmo, tutto a pennellate fini. Al palato è sottile ed elegante, viaggia a mezza altezza senza affondare il colpo, con buon equilibrio tra feschezza e morbidezza, discreto anche in sapidità, con buoni ricordi erbadei evoluti, di camomilla e te verde. Col tempo esce maggiormente l’impronta verde del sauvignon, mentre al palato manca di sprint. 81.

wpid-20141229_230314.jpgSacrisassi Bianco 2007 – Le Due Terre (Colli Orientali del Friuli), con un blend di friulano e ribolla. Un vino che esce dagli schemi generali della degustazione, frutto di una filosofia fortemente legata alla natura. Il cromatismo è concentrato ed evoluto su toni di oro vecchio, consistente. Frutti gialli maturi in primo piano, leggera tostatura, pesca gialla, pepe bianco e un ricordo di crema. Buona la profondità al palato, on particolarmente incisivo sull’acidità ma piuttosto sapido, dotato anche di un fine tannino regalo di una macerazione sulle bucce. Piacevole anche se non non lunghissimo il finale fruttato, con ricordo di mela gialla e una vena di frutto rosso di lampone fresco, che dà vivacità e unicità al sorso insieme alle tenui speziature. Uno dei miei preferiti. 87

Planta 2009 – Tercic (chardonnay)  Oro vivo e brillante, consistente. Salvia, mela gialla e miele, con ricordi di arancia e un ricordo tra mineralità e lievito. E’ fresco al palato, ancora succoso, pur morbido nel suo fluire, sapido con tono fumè finale,  quasi metallico, con mineralità marcata e ricordi di mela e pane. Con corpo, molto persistente su sale e frutta bianca, con quel tocco in più di tostatura e di arancia bionda. 86

Ronco delle Acacie 1999 – Vigne di Zamò (C.O.F.) Il colore è sorprendentemente un paglierino vivo di riflessi verdolini. I profumi sono mascherati da una presenza del legno piuttosto massiccia, che al roteare della massa si leva a sprazzi lasciando emergere bei toni di camomilla, miele di tiglio, fieno, frutti dolci di albicocca e pesca. A bicchiere fermo torna fuori prepotente una tostatura di nocciola che nasconde un po’ il panorama olfattivo. Bocca impeccabile in freschezza ben salda, buona mineralità che sfiora ricordi torbati, e buona persistenza, sempre però monopolizzata da toni tostati. Un vino che a dispetto dell’età è ancora in fasce. 83

Friulano Vigne di 50 anni 2002 – Vigne di Zamò.  Il tono qui marca le note dell’oro pieno e maturo. Nei profumi qualche imprecisione, tra miele millefiori, smalti, mela matura, vaniglia e un ricordo da distillato. In bocca non progredisce bene, scoda con calore, mostra un certo tannino ellagico e rivela note maderizzate che ne dichiarano uno stato di evoluzione che pare aver superato la soglia della maturità. 78

Terre Alte 2002 – Livio Felluga. Continuiamo su vini affinati in barrique, ma qui con un blend di sauvignon blanc, pinot blanc e friulano. Il colore oro antico prelude a un’evoluzione avanzata, confermata da note ossidate e maderizzate, con ricordi di mela grattugiata, miele e fiori gialli. Bocca ancora piacevole, ma a fine corsa, giocata di rotondità e note ossidative. 80–

wpid-20141229_230302.jpgCollio 2007 – Edi Keber. L’unico vino ora prodotto da questo produttore simbolo, che traduce il territorio del Collio in questa sola etichetta, dove il friulano la fa da padrone, completato da un saldo di altre uve bianche tipiche del territorio (rebola, malvasia…). Il colore brilla di oro giovane con bagliori verdolini. Al naso spiccano definite note erbaceo di salvia e menta, con sbuffi balsamici, poi agrumi di limone e lime, e un’aria di fumo finale. Al palato svela un agrume dolce e un cenno di crema alla vaniglia, allunga con freschezza per regalare infine una chiusura salata e appena amaricante, fra ritorni di tè e agrumi. fresco, bocca dolce, di cedro, poi esce sale e amaricante leggero, da te e agrume. Uno degli assaggi più convincenti ed espressivi. 87

Friulano 2007 – Villa Russiz. Colore ancora promettente, su tonalità tra la paglia e l’oro nuovo. Tra i profumi gioca su fiori bianchi di acacia e miele tiglio, lieve ricordo di erbe fresche, e agrumi gialli di limone pompelmo, sapore quest’ultimo che si ritrova in bocca, dove entra morbido ma ancora scorrevole ed equilibrato, con dolci note floreali finali, che ne completano un profilo di bella eleganza. 84

Vigna del Rola 2007 – Raccaro. I suoi riflessi più di oro vivo, il naso è condito di frutta gialla matura, dalla pesca, all’esotico passion fruit, poi camomille e nocciola sullo sfondo. Al palato è ancora fresco, di beva, appena percorso da un leggero tannino, intriso di buona sapidità, e ricco di ciccia, dalle parvenze di vino barriccato ma in realtà frutto di solo passaggio in cemento, anche se sicuramente con affinamento sulle fecce fini. La bocca è vibrante, sapida e saporita, con ricordi di frutta, camomilla lievi tostature finali. 85

Friulano 2009 – Villa Russiz. O la bottiglia o l’annata fanno un passo indietro rispetto all’omonimo 2007. Vengono meno le florealità, qui declinate solo in ricordi di miele, ed emerge un cenno maderizzato, quasi un ricordo da cognac, che prelude a un’evoluzione avanzata. Al gusto è ancora fresco ma slegato nelle sue parti, con poca profondità e avvolgenza, chiudendo invece amaricante di mandorla. 78

Segue quindi una verticale di Confini, etichetta di Lis Neris, dove il blend di pinot grigio, riesling e gewurztraminer fermenta e affina per 11 mesi in rovere francese, con ripetuti batonnage sulle fecce fini. Un vino che si è rivelato piuttosto difficile e pesante pressocchè per tutta la platea di degustatori. Un vino comunque che trova un riscontro di pubblico (all’estero?), per cui merita comunque un plauso pur suscitando qualche interrogativo.

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Confini 2003 – Lis Neris. Paglierino pieno di riflessi oro, di aspetto sicuramente invitante. Impattante e intenso al naso, su saponetta alla rosa, pepe bianco, fieno, te e zenzero. Assaggio fresco, con ingresso verticale, che lasci uscire presto una netta nota amaricante tipica degli aromatici. Mostra un certo residuo zuccherino, utile solo in parte a bilanciare le componenti, con calore pieno che si spande, mentre i gusti tornano sulle tinte del naso, lunghi fin troppo su ricordi di agrume e rosa. Un’espressione dove a mio avviso spicca nettamente l’impronta del gewurztraminer, oltremodo esaltato nelle sue doti aromatiche. Impressionante comunque il buono stato di conservazione di questo vino, assolutamente pronto. 82

Confini 2004 – Lis Neris. Mostra colore più tenue, tra paglia e oro giovane. Naso più delicato, con tono fumè lieve, un ricordo di idrocarburo e note agrumate dolci. Scivola con beva al palato, non di infinita persistenza ma più equilibrato ed elegante. Mostra maggiormente l’anima del riesling, che gli dona leggerezza e un bel finale di pompelmo dolce, con note amaricanti quasi nulle. 83

Confini 2006 – Lis Neris. Più vibrante nei toni dell’oro, più intenso nei profumi, nuovamente su spiccato floreale di glicine e rose, poi limone giallo maturo e mandarancio.  Avvolge la bocca con calore e morbidezza, accentuata da un buon residuo zuccherino, stemperata da un fine finale amaricante, dove anche la sapidità non manca. Tanta sostanza e un finale di mandorla e nocciola su sfondo di agrume e fiori. Equilibrato ma dopo un bicchiere non andrei. 83

Confini 2007 – Lis Neris. Veste sempre tinte oro, poco più marcate, e di spessa consistenza. Manifesta ancora netti sentori di rosa, arricchito qui maggiormente di spezie di pepe rosa, zenzero e cardamomo. Abbastanza elegante e saporito al palato, massiccio e ricco sia in massa che nel ricordo, lungo e speziato. 82

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