Tenuta la Viola: il sangiovese e il terroir di Bertinoro

wpid-20150212_174507.jpgSaliamo a Bertinoro, mentre la giornata volge alla sera, e una grigia foschia ammanta la Romagna e raggiungiamo Tenuta La Viola dove ad attenderci c’è Stefano Gabellini. Già ci conosciamo, ma è la prima volta che visito l’azienda, e subito mi trascina in vigna. Ai nostri piedi la collina di Bertinoro digrada verso est, in direzione dell’Adriatico oggi nascosto dalle nebbie ma che nelle giornate terse si vede brillare da quassù. Il vigneto scende dolce e regolare, e riempie il paesaggio attorno a noi, quotidianamente ventilato dalle brezze in risalita dalla costa. Tutto sangiovese, per circa 3 ettari nella porzione immediatamente adiacente la cantina, cui se ne sommano altrettanti subito al di là della strada, di proprietà del cugino di Stefano, e un altro appezzamento a quota maggiore ed esposizione opposta, sulla collina di Monte Maggio. Terreni che Stefano e il cugino hanno ereditato dal nonno e quindi dai genitori, e mentre mi indica la vecchia casa dove è cresciuto, proprio sul podere La Viola, Stefano ricorda come la famiglia romagnola (e direi italiana) una volta raccogliesse più generazioni sotto uno stesso tetto, dai nonni ai nipoti, in una sorta di società nella società.

Pestiamo il terreno inerbito, ancora ben umido per la recente nevicata che l’ha lasciato ricco d’acqua, e mi racconta come dal 1999 questo vigneto sia condotto in regime biologico, una scelta dettata dal sentimento personale, una volta venuto a mancare il padre per un brutto male e avendo vissuto sulla propria pelle i trattamenti chimici, entrando in campo bardato come un astronauta. E la scelta sembra dargli ogni anno più ragione, con la conferma nel 2014, annata disastrosa per le incessanti piogge, cui le vigne dei suoi podere hanno risposto alla grande, forti di “difese immunitarie” irrobustite da un progressivo adattamento al pedoclima.

Mentalmente prendo appunti mentre Stefano mi indica sulla sinistra le vigne che poggiano su terreni argillosi con inserzioni di sasso spungone, una formazione di calcari arenacei organogeni, composto in prevalenza da fossili marini datati 10 milioni di anni fa, che attraversa la Romagna per una sessantina di km emergendo in superficie in certe zone e marcando i vini con una tipica impronta minerale.

wpid-20150212_174154.jpgSotto di noi invece a basso si trova il terreno piantato a Cabernet Sauvignon e Merlot, uve che finiscono in un taglio bordolese, completato da un saldo di sangiovese, chiamato 25 (ex Vigna 25). Un vigneto che scopriamo essere nato quasi per errore, o meglio su consiglio di vicini e colleghi all’epoca in cui Stefano intraprendeva quest’attività e seguiva i corsi dedicati a formarsi per l’attività agricola. Allora gli raccontarono che “Il sangiovese buono, senza un po’ di cabernet o di merlot, non si fa!” e allora per cautelarsi decise di dedicare qualche filare ai due vitigni alloctoni. Nel frattempo passarono 4-5 vendemmie nelle quali vinificò e imbottigliò sangiovese in purezza, con risultati più che confortanti. Quindi non sapendo che farsene delle uve francesi finalmente in produzione ne fece un’etichetta a sé stante, che ad oggi rappresenta uno dei migliori “bordolesi” di Romagna.

Sono invece privi di spungone i terreni dove affondano le radici i suddetti e, poco sopra, le viti di sangiovese dedicate al Petra Honorii (la Riserva aziendale), dalla Vigna Vecchia: sono orientati a est e catturano la luce del sole fino a metà pomeriggio grazie alla dolce inclinazione, e sono caratterizzati da argille rosse, cariche di ferro, e costellati di piccoli sassi calcarei, condizioni che danno eleganza, profondità e longevità al vino.

gabelliniStefano ci accompagna nella cantina, interrata nella collina, sotto l’abitazione. Entriamo mentre si stanno ultimando i tagli dell’annata 2014, che a Tenuta La Viola è stata più che soddisfacente. Strano sentire tale ottimismo da un vignaiolo, e Stefano ci confessa di essere stato parecchio pessimista durante la stagione scorsa e prima della vendemmia, ma una ventina di giorni senza precipitazioni significative tra settembre e ottobre hanno portato le uve a maturazione, e la giusta scelta del momento di raccolta ha permesso di portare in casa uve sane e belle, pur con minori quantità finali, data la selezione in vigna che ha portato circa a dimezzare le quantità per il Petra Honorii. E andremo a scoprirne il potenziale durante la visita.

Tra tini di cemento, vasche in vetroresina, tank di acciaio, tonneau e una botte grande spicca una piccola anfora georgiana in terracotta, parte del progetto nato nel 2013 dalla collaborazione tra un gruppo di vignaioli romagnoli e una delegazione di produttori georgiani, per confrontarsi sul tema dell’anfora e sperimentarla sui vitigni autoctoni. Stefano mette in anfora il suo sangiovese, prendendolo da una vigna vicina a quella dedicata alla riserva, e quest’anno le uve, diraspate e messe ad acino intero dentro l’anfora, vi sono rimaste in macerazione per 76 giorni, ed ora che è stato da poco svinato affinerà nel “coccio” per 9 mesi prima di finire in bottiglia, senza filtrazioni. Lo assaggiamo con curiosità, scoprendone un colore ovviamente ancora ricco di toni purpurei, di bella trasparenza, dal naso segnato da tratti minerali che ricordano il gesso, e ricordi di noci, che celano un frutto scuro croccante, con ricordo dolce di pan brioche. Il tannino è fitto e appena ruvido, la struttura sapida e corposa, slanciata da una salda spina acida. Interessante il finale tra suggestioni di sasso bagnato e dolce rimandi di crema di castagne. Un vino che riserverà sicuramente un’evoluzione da seguire con attenzione.

wpid-20150212_175424.jpgAttraversiamo la cantina e davanti a ogni partita dei vini di punta Stefano ci riempie i calici con un sorso di anteprima. Il P.Honorii 2013 è ora in massa unica dopo aver vissuto per un anno metà in tonneau e metà nella botte grande in rovere di Slavonia. Il suo gusto è austero, minerale, di bel frutto e tannino marcato e denso, e lascia la bocca sapida e salivante.

Della stessa annata il 25 2013, che è di profumi netti e ricchi di frutto, condito di spezie lievi, al palato intenso, equilibrato e profondo, di tannino ben integrato.
Con grande curiosità lo paragoniamo con il 25 2014, da poco entrato in tonneau, carnoso nel frutto e nella struttura, quasi incredibile per l’annata considerata. Sfido a trovare vini dell’ultima bistrattata vendemmia forti di queste premesse.

Stessa impressione positiva dal Petra Honorii 2014, da poco messo nella grande botte, che lo conterrà al 100% dato il dimezzamento delle quantità. Se il naso è ovviamente in divenire, ancora fresco di fiori e frutti rossi, al palato ha sostanza e calore, tannino vivo, e finale sapido. Sembra non avere nulla da invidiare al fratellino di un anno più grande.
Stupefatti della qualità dei vini di punta del 2014 torniamo in sala degustazione ed è la volta di valutare qualche bottiglia.

wpid-20150212_183222.jpgIl Petra Honorii 2011 ha toni rubino vivi e pieni, e mostra naso intenso e sfaccettato, con calde note di caffè e tabacco ad aprire un largo ventaglio che ha nelle sue pieghe il pepe, la rosa, l’arancio rosso, la ciliegia matura e la mandorla. Riempie la bocca con una massa elegante e coesa, dove tutto va insieme, in una struttura densa e armonica, sveltita da grande freschezza, arrotondata dal buon calore e accesa da un tannino pieno, profondo e già piuttosto rotondo pur ancora ben incisivo. Bello il finale che ripercorre un susseguirsi di ricordi gustativi, lungo e saporito, che lascia l’impronta nitida del territorio di Bertinoro, capace di fondere con eleganza struttura, longevità e una matrice acido-sapida equilibra il sorso senza nascondere la centralità del frutto.

“25” 2011. Si entra nel mondo bordolese con un colore profondo, di rubino intenso perfettamente trasparente e brillante, di bella consistenza e fitte lacrime. Al naso impatta con vigore su ricordi di alloro, fiori viola di lavanda e glicini, frutti sciroppati di amarena, sottobosco e tabacco dolce. Nel palato il tannino viene assorbito nel sorso, carezzevole e setoso, fine fodera di una stoffa dalla trama fitta e calda, che non stanca mai la bocca, irrorata di una freschezza esemplare. Davvero un buon esempio di taglio bordolese (45% cabernet Sauvignon, 45% Merlot, 10% sangiovese) per volare col gusto a Bordeaux restando coi piedi (e le tasche) in Italia. Prima annata prodotta 2005.

Chiude i nostri assaggi il P. Honorii 2010, figlio di un’annata fresca. Lo vediamo dal colore, saldamente rubino e trasparente, pur di consistenza notevole. Il clima più “continentale” dell’annata ha plasmato un bagaglio olfattivo che sceglie finezza ed eleganza piuttosto che impatto e volume. Ma si lasci esplorare e accarezza il naso con ricordi di mirtilli e sottobosco, un richiamo balsamico netto e mentolato, un frutto di marasca e note agrumate di scorza di arancia. In bocca si sviluppa sulle corde tese della sua freschezza, allungandosi con eleganza, intriso di tannino ben rifinito, con chiusura sapida e lunga, su ricordi dolci di ciliegia matura e cenni di sottobosco e arancia candita. Un bicchiere di grande finezza, che promette una stupenda e lunga evoluzione.

Nei meandri della cantina abbiamo ammirato una piccola riserva storica, che raccoglie bottiglie dalla prima annata prodotta nel 1998 ad oggi, e non è vano sperare in una futura verticale per scoprire le meravigliose sorprese che questo sangiovese di Bertinoro potrà serbare.

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