Verticale da vigne verticali (o quasi)

wpid-20150211_222948.jpgCi mettiamo comodi ai tavoli dell’Osteria Don Abbondio dell’amico Simone Zoli, accolti dagli altrettanto amici di Slow Food Forlì, che hanno realizzato questa intrigante serata con protagonista un vino mito della Valtellina. L’idea è venuta a seguito della vacanza organizzata proprio dalla condotta l’anno scorso, che aveva toccato, tra le gustose tappe, la cantina Nino Negri, e immediata p nata in Giacomo Mazzavillani la voglia di portare a casa una verticale di Sfursat 5 Stelle. L’evento è di per sé calamitante per gli appassionati, e diventa persino esclusivo quando Paolo Bombardieri, Brand Ambassador di Nino Negri, ci comunica che questa sarà la penultima verticale di queste annate, cui seguirà l’ultima a marzo al MUSE di Trento, a causa del completo esaurimento nella riserva aziendale.

E questo dimostra ancora una volta come lo Sfursat 5 Stelle sia diventato oramai un culto tra molti enofili. Un vino peraltro capace di dividere, perché rappresenta un punto di scissione con la tradizione, nato da una intuizione dell’enologo e direttore dell’azienda Casimiro Maule, che rivoluzionò uun vino da anni radicato nella zona (fra l’altro DOC dal ’68), introducendo l’uso della barrique nuova al 100%, dapprima per circa un anno e poi per mediamente 20 mesi con l’arrivo del disciplinare della DOCG nel 2001. Una tradizione comunque mai rinnegata, e mantenuta su altri vini della gamma aziendale, dove si gioca anche con grandi botti in rovere di Slavonia (Sfrusat Tradizionale) e con botti e tonneau francesi (Sfursat Carlo Negri).

Un prodotto, il 5 Stelle, che se da un lato è figlio di innovazione, dall’altro resta saldamente radicato in quel territorio unico e peculiare che la Valtellina, lunga valle che corre da Est a Ovest lungo il corso dell’Adda (caso unico nell’arco alpino), con le sue vigne disposte in terrazzamenti sui ripidi costoni delle montagne, solo sul lato rivolto a Sud, capace di raccogliere gli essenziali benefici dei raggi solari. Le quote dei vigneti che finiscono nel 5 Stelle vanno dai 300 ai 700 metri, su pendii costituiti da terrazzamenti sorretti da muretti a secco. I “camminamenti” su cui si radicano le viti sono costituiti da terreni di riporto, per questo molto drenati e sofferenti in caso di stagioni siccitose, cui si può rimediare con irrigazione di soccorso. Spazi stretti e densità di impianti piuttosto spinta, sui 4000 ceppi/ettaro, valore elevato per un vitigno come il nebbiolo che per sua natura ha bisogno di spazi ampi (le prime gemme vicino al fusto sono infruttifere). E possiamo parlare di Nebbiolo, pur se in zona è detto Chiavennasca, perché le analisi hanno mostrato come il DNA sia il medesimo del piemontese Lampia, quello, per intenderci, che costituisce in prevalenza tutti i Barolo e Barbaresco (insieme alle meno diffuse varietà Michet e Rosè).

Oggi la vendemmia delle uve dello Sforzato di Nino Negri appare spettacolare, sia per il panorama stesso che per l’artigianalità del processo, che prevede la raccolta in cassettine da massimo 5 kg, che poi vengono accatastate e trasportate in elicottero fino alla cantina. Una scelta che non vuole essere uno sfarzoso vezzo aziendale ma frutto di un mero calcolo matematico-economico, dato che l’abbreviarsi dei tempi e di manodopera rispetto a un trasporto tradizionale, su quelle aree particolarmente impervie, gioca a tutto vantaggio della scelta apparentemente “holliwoodiana” del trasporto in elicottero.

Le uve, raccolte mediamente dalla terza settimana di settembre, una volta giunte in cantina riposano in fruttai con esposizione est-ovest, dove appassiscono naturalmente, senza forzature se non per la ventilazione naturale della vallata, per cento giorni, subendo la vinificazione a gennaio, dopo avere perso oltre il 30% del peso. La pressatura avviene a bassissime temperature, con una sorta di criomacerazione naturale, poi si innescano le fermentazioni, che proseguono per un paio di settimane, dopo le quali la svinatura porta il vino in barrique francesi nuove, dove sosta per circa 20 mesi prima di un ulteriore riposo in bottiglia, luogo dove questi vini, così pieni di materia e forti di struttura possono accomodarsi tranquillamente per diversi anni prima del consumo, per apprezzarne al meglio le qualità, come dimostrano gli assaggi effettuati nella serata.

Sfursat 5 Stelle 1998. Granato pieno e ben trasparente, di buona consistenza. Un velo di riduzione polverosa offusca i profumi, che all’aria si definiscono man mano di alloro, vaniglia, more, carne e radice di liquirizia, con tono minerale e di cioccolato.  Al palato mostra ancora una freschezza lampante e un tannino vivo, un po’ ruvido (meno raffinato dal legno, qui utilizzato solo per 12 mesi) ma con un bel finale dove sono centrali frutti scuri di more, mirtilli e marasche. Ancora in piena forma (anni davanti) e di versatilità gastronomica. 85

Sfursat 5 Stelle 2001. Un tono di colore appena più vivo di tinte rubino, sempre di piena trasparenza nonostante la densità materica evidente già alla vista. Si presta elegante alle narici, con note dolci di marasca in confettura, prugna, fiori di geranio e tabacco scuro. Molto più rotondo il suo incedere al palato, avvolgente ma sospinto a lungo da un fitto intreccio fresco-sapido, ricco in calore e dal tannino finissimo e ricamato. Finale lungo, signorile e sapido, con ricordi di prugna matura e tabacco scuro. 91 (per la cronaca, premiato come miglior Vino Rosso dalla Guida Vini d’Italia 2004).

Sfursat 5 Stelle 2002. Il colore mantiene i toni tra rubino e granato, e così si ripeterà sui successivi campioni, a dimostrazione che il passaggio in barrique stabilizza notevolmente la carica antocianica. All’olfatto è il campione che si mostra meno a posto, ammaccato da note di riduzione, ma non manca in ricordi di rosa, ciliegia e vaniglia, cera, fumo e cenni balsamici. In bocca è ancora vivo, meno evoluto che al naso, abbastanza equilibrato e di tannino ben integrato am con finale amaricante, con tono di tabacco di sigaro umido. 82

Sfursat 5 Stelle 2004. Un’annata dichiarata “media”, non particolarmente vocata, ma i suoi caratteri mi attirano per pulizia e particolarità. Centrali i profumi di fragola e ciliegia in confettura, il caffe e la menta, unita in una nota balsamica con un tono di arnica. All’assaggio sfodera una freschezza affilata, che lo proietta con intensità al gusto, fitto nella trama tannica, piuttosto fine ma ancora non all’apice della fusione, come l’alcol che spinge un po’ nel finale, che chiude con dolci ciliege candite, vaniglia e caffè. Dà l’idea di un vino con un potenziale inespresso, come un fuoriclasse da addomesticare. Sarei curioso di riassaggiarlo tra 3-4 anni, anche perché oggi si concede ancora qualche eccesso di gioventù. 87

Sfursat 5 Stelle 2005. Qui evidenti i ricordi di frutta appassita, datteri, arancia candita, cioccolato al latte e ciliegia sotto spirito, con note fresche di zenzero e menta di fiume. Al palato è quasi violento, carico e potente, ma quasi astringenza nel complesso di acidità e tannino ancora pungente. Di grande potenziale, ma da attendere ancora in bottiglia. 85

Sfursat 5 Stelle 2006. Appare quasi intrappolato in una fase di mutismo, quel momento poco piacevole che purtroppo capita in vini importanti colti in piena crescita evolutiva. E’ celato dietro un impatto minerale, poi con pazienza concede ricordi di erba fresca, mirtilli, cotognata e fumé, con note floreali di viole. Anche al palato non si esprime appieno, ricco in corpo e piuttosto equilibrato, con le componenti ben integrate, pur mostrandosi ancora un bambino, che dispettosamente chiude un po’ velocemente, con viva sapidità e note speziate di vaniglia,chiodi di garofano e tabacco tostato. Di bella prospettiva, ma colto acerbo. 86.

Non contenti della verticale ci è consesso anche l’assaggio dello Sfursat 5 Stelle 2011, in anteprima, oggi molto diretto nella sua espressione vibrante di fiore, cipria, vaniglia e ciliege. La bocca è esplosiva ed emozionate, emerge il frutto di mirtilli, scalda con alcol immerso in una robusta struttura, che non perde di vista la centralità del frutto e si mostra già abbastanza rotondo e piacevole. 87+

Interessante davvero scoprire il potenziale evolutivo di questi vini, che meritano di essere attesi almeno una decina di anni forse, per iniziare a concedere il meglio di sé. Impressionante come tutti i campioni fossero legati a doppio filo da un comune denominatore, nel colore come nei profumi, come fotografie di un paesaggio dove cambia la luce del giorno, cambiando gli elementi in evidenza. E mettiamo in archivio i ricordi di un’altra espressione del Nebbiolo, nella sua versione dello Sforzato Valtellinese, ma secondo la mano unica di Nino Negri.

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