Coups de coeur a Terre di Toscana

Qualche spunto, brevi flash e impressioni sui vini che mi hanno realmente colpito al cuore nel mio peregrinare tra gli assaggi ai banchi di Terre di Toscana, manifestazione capace di regalare ogni volta l’incontro con gran parte del meglio della produzione regionale, vere perle non solo per la Toscana ma per l’intero mondo enologico.

wpid-20150302_135455.jpgTorno al banco de Il Colombaio di Santa Chiara, che mi impressionarono l’anno scorso con la loro Vernaccia di San Gimignano. Propongono il Selvabianca 2014, una rivelazione! Tra l’oro e la paglia il suo colore, solare ed estivo, luminoso, come i suoi profumi intensi e vivi, di erbe aromatiche, fiori e frutti maturi di pesca e albicocca. Ti tira letteralmente dentro il calice, dove trovi una beva gioiosa, fresca, succosa, con allungo pieno di sapore. E’ già primavera!

wpid-20150302_141330.jpgRitrovo anche Paolo Cerrini de Il Rio, col suo pinot nero del Mugello, etichettato Ventisei 2011. Qui c’è un gioco elegante di profumi a coinvolgere, con ricordi di mirtillo, cassis, pepe e ricordi di carne e liquirizia dolce. Fine anche al palato, dove ha buon equilibrio, tannino fine e morbido e buona beva, con finale di mandarancio e pepe.

SalvioniQui sembra di cadere sul banale, parlando di Giulio Salvioni e del suo Brunello di Montalcino 2010. Un piacere scambiarvi due battute, ricordando la piacevole visita in cantina di pochi mesi fa. Ora abbiamo un rubino splendente nel calice, trasparente e di eleganza sensuale. Nei profumi un ventaglio che soffia dolci note di mirtilli, more, liquirizia e china. Al palato è equilibrio, precisione, seta ordita con maestria da freschezza, tannino puntiforme e cesellato alla perfezione, sapore lungo di frutti scuri e fini spezie. Vendemmia da 25 quintali a ettaro nel 2010, poca quantità, ma che qualità! E facciamo tesoro delle parole di Giulio Salvioni: “L’ottanta percento si fa in vigna, in cantina si può solo sciupare”.

wpid-20150302_164159.jpgAl banco di Michele Satta sempre belle sorprese, da un produttore che mi adoro già solo per il fatto di aver tirato fuori un sangiovese fuoriclasse dalle terre “bordolesi” di Bolgheri. Il suo Cavaliere 2008 è una certezza che si rinnova. In questa annata acquista il calore della costa Toscana senza scadere nei profumi, dolci di prugna e castagna, con spezie di cannella e tabacco dolce. Al palato ha un incedere sicuro ed elegante, con tannino di velluto e finale saporito, con ritorni anche di macchia mediterranea. Altro calice emblematico il suo GiovinRe 2012 (anagramma di Viognier, il vitigno da cui è prodotto) sfodera ricordi ricchi e anche qui di grande charme: miele, corbezzoli, litchi e resina di abete. Progredisce morbido ma sorretto da integratissima vena fresco-sapida, che ne allunga il ricordo al palato, su frutti gialli dolci e fiori di campo.

wpid-20150302_125431.jpgDi Tenuta Le Potazzine il Rosso di Montalcino 2013 mostra una croccante integrità di frutto rosso, dal ribes alla ciliegia, con accenno speziato di cannella. Ma la sua forza non è la complessità di profumi quanto la progressione in bocca, con gusto, sinergia tra freschezza e calore, tannino ben integrato e ricco sapore di frutta e terra ilcinese, che riinvita alla beva. Goloso. Più scuro il loro Brunello 2010, percorso da note balsamiche di eucalipto, menta e liquirizia, mostra una trama fitta e ineccepibile al palato, ma molto giovane e austero, con cenno amaricante finale.

wpid-20150302_123253.jpgAltro incontro ilcinese da sottolineare quello con la famiglia Fanti di Ventolaio, con assaggi davvero super, a partire dal Rosso 2012, dove il frutto rosso succoso sposa fresche note di menta e la beva viaggia in surplace. Il Brunello 2010 si smarca al naso con toni balsamici e ricordi di cera e pappa reale, cacao e arancia, con begli inizi di liquirizia. La sua freschezza scuote, e quando ci si riprende il suo sapore è ancora lì, ad attenderci e chiedere un altro sorso, anche se si soffre pensando a quanto ancora questo vino ci riserverà nei prossimi anni. Brunello di razza, la stessa del fratello maggiore, il Brunello 2009, dove l’annata calda lascia maggiore spazio al frutto rosso maturo, ad accenni di evoluzione che portano nel sottobosco, e sospingono note agrumate che virano all’ematico. Al palato è una vera coccola, ricco in sostanza, si dilunga in pieno equilibrio riempiendo la bocca senza mai saziarla. Qualcuno direbbe forse “consolatorio”.

wpid-20150302_165629.jpgLoro vicina di banco è Villa Patrizia, cantina di Roccalbegna (GR), dove brillano con il loro Montecucco Rosso Riserva Orto di Boccio 2009, dal tono minerale intenso, che sfiora ricordi ematici e di arancia sanguinella. Grande slancio al palato, dove sfodera una staffilata col suo tannino fine e verticale, che lascia spazio a lungo sapore, con ritorni di tabacco e spezie fini. Altrettanto buono e di impareggiabile rapporto qualità/prezzo il Montecucco 2012, centrale su piccoli frutti di bosco rossi e neri, caldo e succoso insieme, sembra nato per accompagnare una merenda tra amici.

Nell’area nord di Montalcino peschiamo un altro grande produttore che lascia il segno, è Fuligini, con un Rosso di Montalcino 2013 che spazia su frutti di bosco di mora e lampone e diverte il palato col suo slancio davvero fresco e sapido, invitante. Coniuga potenza ed eleganza il loro Brunello 2010, dalle note balsamiche che aprono la strada a ciliegia, tabacco e agrume dolce, che ritroviamo al gusto, quando assale il palato con un’apparente irruenza giovanile, sull’onda di una freschezza viva che sorregge una struttura importante che se ne scivola con grande precisione, su una seta spessa di tannino. Impressionante.

wpid-20150302_142919.jpgGraditissima sorpresa la conoscenza con la Fattoria Kappa, da Castellina Marittima (PI), dove producono due rossi, il primo con maggioranza di sangiovese, seguito da vitigni internazionali (Cab. Sauv., Merlot, Syrah): è il Lambda 2012, dove il frutto rosso di prugna e ciliegia vira verso la confettura, con cenni di carruba e mela cotta, con lievi speziature e ricordi di ginepro. Al palato conquista con buon progredire di gusto, saporito e di assoluta beva, senza i barocchismi di certi uvaggi costieri toscani, e forte invece di un buon equilibrio (oltre che di un prezzo assolutamente alla portata di tutti). Il Lambda 2013, in anteprima, è ancora più vivo e fresco, dominato da ricordi di macchia mediterranea, frutti rossi croccanti di ciliegia e ribes e cipria, lungo e succoso al palato. Etichetta di punta il Kappa 2012, blend di Cabernet Sauvignon, Franc, Merlot, Petit Verdot e Syrah, più concentrato su un frutto rosso pieno e dolce, con speziature fuse, di bella dinamica gustativa, con tannini ricchi ma ben addolciti e integrati in una massa “masticabile” ma assolutamente scorrevole.

wpid-20150302_151238.jpgDa Riparbella, sempre sulla costa pisana, Duemani è ormai una realtà simbolo di biodinamica e vino di qualità assoluta. nella cui gamma spicca su tutti il Duemani 2010, da uve cabernet franc fermentate in tini di legno tronco conici. Esprime il varietale del vitigno con ricordi di peperone maturo e foglie di alloro, aromatico complemento di frutti di ribes e mirtilli rossi, con sbuffi di tabacco e grafite. Al palato è esplosivo, denso e carnoso ma dall’incedere slanciato da una spina fresco-sapida che ne tiene a bada alcol e tannino, tutto amalgamato al meglio per un dolce finale di bocca, tra prugna e grafite. Così giovane ma già così buono. Ho trovato molto interessante anche Altrovino 2012, blend di Merlot e Cabernet Franc, con breve passaggio in legno, che coniuga mineralità marittime a note di cioccolato fondente, menta e more, con finezza di bocca, equilibrio e buon finale di frutto con echi balsamici.

wpid-20150302_173224.jpgAssolutamente da non perdere Fattoi, a cominciare dal loro Rosso di Montalcino 2013, teso, succoso e potente, polposo e saporito, rinfrescato da un tono mentolato. Ha un corpo pieno di forme sinuose, ricco ma che non stanca mai. Il loro Brunello 2010 è una composizione magistrale di frutti rossi, carne fresca, cacao, tabacco, cioccolato e cannella, che tornano al palato in un assieme pieno e convincente, dal tannino vivo e dolce, di bella sapidità e lungo ricordo già speziato. Il Brunello Riserva 2008 mostra maturità di frutto, tra prugna e arancio candito, ma al palato sfodera succo, equilibrio tannini fini e una mineralità di grafite. Ma una spanna sopra viaggia il Brunello Riserva 2007, vero fuoriclasse di cui sono stato omaggiato nelle fasi finali delle degustazioni, mentre ancora mi aggiravo tra i tavoli cercando cosa mi ero perso. E sono grato del dono, perché da quell’annata torrida è sorprendente trovare un vino insieme così pieno di materia e teso sulla sua dorsale fresco-sapida, integro nel frutto maturo ma non cotto e condito da speziature, tabacco e sottobosco. Il punteggio vola alto nell’eccellenza e la soddisfazione è massima.

wpid-20150302_150007.jpgUna bella nota positiva anche dalla denominazione “minore” di Carmignano, la cui bandiera è sventolata alta da Fattoria Ambra, con un elegante Carmignano Riserva Elzana 2011 (100% sangiovese, un anno di tonneau ed uno di botte grande), che sfodera freschezza da manuale, vivissima, congiunta a un tannino fine e una chiusura sapida, in un quadro di grande eleganza che ricorda quasi certi panorami del Chianti Classico, con un finale ammandorlato dove torna subito la voglia del secondo sorso. Interessantissimo anche il loro Vin Santo di Carmignano 2007 (90% Trebbiano, 10% San Colombano), che sprigiona profumi di noce, marzapane e miele, che tornano al palato in una massa cremosa e appena tannica, che incede con bella freschezza e indugia a lungo su frutta secca e pasticceria.

wpid-20150302_154921.jpgQuest’anno ho frequentato troppo poco i banchi del Chianti, ma dall’anno passato non potevo omettere una seconda visita da Paolo Cianferoni di Caparsa, produttore di Radda in Chianti il cui stile mi conquista letteralmente per genuinità e capacità di tradurre territorio e vitigno, ovviamente sangiovese. Delle lunghe verticali a disposizione mi concedo solo qualche assaggio, provando il Doccio a Matteo 2011 (Chianti Classico Riserva), centrale sul frutto croccante di ciliegia, con suggestioni di sottobosco e spezie, spazza la bocca con la sua freschezza e la coccola con un manto già abbastanza morbido e un tannino rifinito, con chiusura ammandorlata che rinvita alla beva. Il Doccio a Matteo 2008 mostra una complessità ammaliante, con fiori di lavanda, frutto di marasca e spezie, entra al palato che sembra ancora un bambinello, che si diverte con un tannino fine e note saporite a ingolosire la bocca. Il Caparsino 2011 Riserva, sempre l’ultima annata in commercio, ha una più spiccata vena acida e un ritorno minerale scuro di grafite, mentre il frutto tocca le corde delle more di rovo e delle ciliegie. Ha più spigoli del Doccio ma anche una beva compulsiva. Incredibile anche il Caparsino 2007, imbottigliato in doppio magnum tutte da un unico tonneau, che mostra il calore dell’annata ma sorretto da una freschezza impeccabile, e mantiene ancora un frutto succoso incredibile, con tannino ancora da giovincello. Infine una vera perla ci è concessa, e mi scappa di stringere la mano a Paolo per il regalo, perché assaggiare il suo Doccio a Matteo 1993 significa assaporare il frutto del suo primo imbottigliamento di questo vino, che mantiene ancora una vivacità di beva impeccabile, frutto di ciliegia netto e lungo sapore che incede con eleganza al palato. Emozionante.

wpid-20150302_114546.jpgChiudo con un’altra cantina della costa pisana, ovvero Caiarossa, di proprietà olandese, con enologo francese, e personale italiano che manda avanti la baracca, lavorando in regime biodinamico. I vini si rivelano interessanti, specie l’ultimo nato Aria 2011 (cabernet sauvignon, franc, merlot e syrah) di gran bell’equilibrio, con tannino dolce, note di cioccolato, tabacco e cannella rinfrescate da folate di macchia mediterranea, di ineccepibile gusto. Dei Caiarossa assaggiati in verticale da ricordare maggiormente il Caiarossa 2010 (Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Merlot, Petit Verdot, Syrah, Alicante), che racconta di un banchetto di spezie con cannella, ginepro, chiodi di garofano e pepe, su uno sfondo dolce di mirtilli. Attacca il palato con verve e tannino elegante, gustoso e lungo, con accenno amaricante finale. E’ seguito a ruota dal Caiarossa 2009, dove l’annata calda si traduce in una frutto più maturo e una struttura più potente e calda, ma anche più vellutata, con finale di tabacco, sottobosco e cenere. Un blend non banale e ben riuscito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...