Nel profondo di Loreto Aprutino: Valentini vintage

wpid-20150312_230135.jpgDella serata di Reggio Emilia condotta da Francesco Falcone alla scoperta di Loreto Aprutino ho già parlato, ma il piatto forte dell’evento è arrivato nella seconda sessione, quando sono entrate in scena 4 vecchie bottiglie di Valentini, allora curate direttamente da Edoardo, e oggi ancora emozionanti testimonianze del lavoro di un vero Maestro del vino.

L’unica introduzione possibile riguarda le annate (vedi foto rubata dal proiettore), classificate dalla famiglia Valentini secondo la loro esperienza diretta, che gli permette fra l’altro di testimoniare come i cambiamenti climatici stiano anticipando sempre più le vendemmie, di un tempo quantificabile in circa 1 mese nell’arco degli ultimi 150 anni. Ma la cosa sorprendente è che se le uve giungono a fine ciclo prima che in passato, a ciò non corrisponde una eguale o maggiore concentrazione zuccherina, tanto che le anomalie climatiche degli ultimi anni hanno prodotto molte interruzioni della maturazione zuccherina, dimostrando una sorta di trauma per le piante, che non riescono poi a riprendere serenamente la loro attività.

Fatto questo preambolo si aggiunge una nota sui vini di Valentini, per raccontare come le scelte di cantina, legate più che mai alla tradizione, dalle lunghe fermentazioni con lieviti indigeni al prolungato affinamento in vasca aperta, trasformano la polpa e il frutto in materia minerale, diventando spesso immutabili pilastri da godere anche dopo svariati anni.

wpid-20150312_234940.jpg

Trebbiano d’Abruzzo 1998. Riempie il calice di oro vivo, con lo splendore di un gioiello. L’incontro olfattivo con questo vino è banalizzato dalla descrizione, perchè ad ogni olfazione regala note nuove, inizialmente appena ossidative, di agrume candito, poi regala tinte chiare di miele e fiori bianchi, freschezza di mango e pesca, e infine note mediterranee, di timo, ginepro, e conchiglie. Se il naso è intenso e denso di infinite sfumature la bocca è sorprendente per freschezza, succosa, sapida e tagliente. Esprime contrappunti di frutta gialla e di mare, con refoli di erbe aromatiche. Può sorprendere la leggera carbonica che pizzica appena il palato al primo sorso, ma è un vezzo più che concesso per quel che regala questo calice. Ancora si può continuare infinitamente a scoprire i ritorni gustativi, perchè il vino ti accompagna senza soluzione di continuità, con echi di zenzero, pan brioche, albicocca secca e sabbia bagnata. Dinamico, piacevole ed elegante, godibilissimo, nel pieno della gloria dei suoi ultimi anni.
Francesco Paolo Valentini ci racconta di quell’annata, segnata da un inverno freddo e piovoso, con un risveglio vegetativo in anticipo, e un maggio piovoso, con acqua persino nei mesi di giugno e luglio. Meglio il proseguio della stagione, che portò a vendemmia tra settembre e ottobre, mentre si avvertivano i primi attacchi di botritys cinerea, che ha lasciato senz’altro la sua firma nei ricordi dolci e speziati riscontrati.

Trebbiano d’Abruzzo 1990. Il tono sale di una tonalità, a manifestare la maggiore anzianità, ma senza perdere la pulizia e la brillantezza che sorprende in un vino di 25 anni, soprattutto per il fatto che non è massacrato di solfiti per conservarsi in tale integrità così a lungo. Il 1990 vide un inverno siccitoso, e le vigne si risvegliarono in ritardo. L’annata attraversò molte difficoltà, con attacchi di ragnetto rosso a maggio, poi giallume e tignola a giugno, e in agosto una forte grandinata. La vendemmia fu piuttosto precoce, iniziando il 23 settembre, ritenuta precaria allora ma risultata poi ottima negli effetti, con un vino per i canoni “valentiniani” molto ricco, dotato di 13% di alcol (un record) ma supportati da acidità elevata (6.20). Ma quello che sorprende di questo bicchiere non sono le analisi, quanto il risultato gustativo. Apre al naso con la ricchezza del fuoriclasse, snocciolando profumi di ananas caramellato, frutta secca e cereali, malto d’orzo, e ancora frutti tropicali e biscotto, con ritorni fumé e ancora di sabbia bagnata. In bocca dura davvero infinito, costante e sempre nuovo, riempie e rinnova il sorso e riecheggia negli aromi riscontrati al naso, con bel finale tra elegante sapidità, frutto, miele e fiori gialli. Da scalfire la memoria, e promette grandi soddisfazioni ancora a lungo, chissà per quanto.

wpid-20150313_000427.jpgMontepulciano d’Abruzzo 2001. Cambiamo vitigno per passara all’altra vera tipicità abruzzese, che Valentini non produce sempre, semplicemente perché dice “non mi riesce bene come i bianchi”. Ma la frase sembra fatta apposta per essere smentita. Il colore è di un vivo rubino, pieno ma di discreta trasparenza 8per essere un Montepulciano si intende!) Ammalia il naso con un ventaglio delicato, inizialmente quasi dimesso, che arla di china, cola, grafite. Al palato ti spiazza concedendo tutto ciò che al naso lasciava solo intuire o sperare. Esplode di succosa freschezza, esprime pienezza di bocca, con armonia e tannini ricchi ma aggraziati. Al palato rimane lunghissimo, con una fusione di sapori di amarena e caffè, condite da contrappunti di erbe aromatiche (basilico, timo) e toni minerali di sasso bagnato.

Montepulciano d’Abruzzo 1995. Qui Francesco Paolo ci parla invece di un’annata di riferimento, con maturazioni ottimali, grazie a un’estate caratterizzata da frequenti episodi di pioggia e freddo, che hanno reso graduale l’evoluzione delle uve, che si arricchivano in sostanza mantenendo alta acidità. Anche qui il colore non lascia intendere la sua lunga evoluzione, tutto giocato sul rubino profondo appena screziato da accenni granato. Nei profumi ingrana la marcia superiore in intensità, con ricordi di carne e agrumi che sfiorano il ferroso, erbe aromatiche, caffè e e frutti scuri. In bocca stupisce con un accenno di carbonica (non tutte le bottiglie la manifestavano) frutto della fermentazione mallolattica avvenuta in vetro, e scalpita al gusto con una genuina rusticità. E’ forte di un connubio fresco-sapido esemplare, con accenni ematiche una beva ritmata ed entusiasmante, in bilico tra buone morbidezze e tannino ben modulato ma con una punta di rugosità, per una chiusura lunga tra frutto, grani di caffè, grafite e cenni di pellame. Francesco Falcone suggerisce impressioni a cavallo tra Bordeaux e Borgogna, e lo fa a ragion veduta, centrando in pieno il paragone. Un gran esempio davvero di come esprimere il genius loci in un prodotto che resti unico e diventi esperienza singola e inimitabile, che ti proietta il ricordo dritto nell’anima e ti fa amare un territorio come Loreto Aprutino, e ringraziarlo, per quello che sa dare.

wpid-20150313_003335.jpg wpid-20150313_003345.jpgwpid-20150312_232519.jpg

Annunci

Un pensiero su “Nel profondo di Loreto Aprutino: Valentini vintage

  1. Pingback: Le Campore, cuore Romagnolo e anima francese | il TaccuVino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...