Facce nuove al Vinitaly

Con la curiosità che contraddistingue ogni vero appassionato di vino mi sono approcciato a questa degustazione dove sul palco salgono quattro giovani produttori italiani, pescati da quattro regioni davvero rappresentative come Toscana, Piemonte, Abruzzo e Veneto, in ordine di apparizione.

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Il primo che andiamo a conoscere è Gabriele Da Prato, factotum di Podere Concori, cui va la nostra solidarietà per le disavventure recenti che hanno visto la sua cantina scoperchiata dal maltempo. Un’azienda incastonata sulle colline di Lucca, nel profondo dell’Appennino, dove dal 1999 Gabriele conduce le sue vigne, secondo i canoni della biodinamica. Una scommessa la sua, e un impegno concreto nel ridare sostenibiltà alle montagne, a partire dal recupero di un vigneto terrazzato sulla valle del fiume Serchio. Terre difficili e dure da lavorare, dove l’uomo deve fare i conti con la natura, che però regala grandi escursioni termiche, capaci di tradursi in profumi ed eleganza nei vini. Per la composizione dei suoli, fatti di arenarie e ciottoli, Gabriele ha puntato sul Syrah, immaginando il modello del Rodano riportato sulle sue vigne. La sua viticoltura, come la sua enologia, rispetta i cicli naturali, traducendo fedelmente terroir e annata in ogni etichetta. In degustazione andiamo a scoprire il suo Melograno 2012, blend di tutto il syrah aziendale.
La sua veste è di rubino scarico, di grande trasparenza, che parla già di eleganza, confermata all’olfatto da un’apertura su fiori di viola e una nota speziata di pepe nero, caratteristica, con contrappunto agrumato di arancia tarocco, che torna al palato, dove entra con succosa acidità, concedendo poi buon calore nel finale, dove resta centrale il frutto rosso carnoso di ciliegia, condito di cannella e pepe, con accenni ematici. Affinamento in legni piccoli di terzo e quarto passaggio, che non vanno a invadere l’eccellente sostanza delle uve. Bottiglia elegante e ben riuscita, che vale tutti i 20 euro circa a cui si può reperire sul mercato.

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Saltiamo in Nizza Monferrato, culla della barbera, dove Simone Vergara ha rilevato la storica azienda La Barbatella, fondata da Angelo Sonvico, collega di Giacomo Bologna, e impostata su vini strettamente vicini alla scuola del Bricco dell’uccellone. L’azienda segue un nuovo percorso, oggi, alla ricerca di una identità piu radicata e contadina. Cambia l’approccio in vigna, dove restano tecniche tradizionali ma si cura diversamente il carico delle piante, per non snaturare l’istinto del vitigno. L’obiettivo è ridare una dimensione più originale a un vino che per anni è stato principalmente frutto di scelte enologiche, per altro da non rinnegare per gli esiti ottenuti. La Barbera d’Asti Superiore Vigna dell’Angelo 2011, nei nostri calici, viene da una vigna di 60 anni, rilavorata pianta per pianta, modificando alcune usanze agronomiche preesistenti. Si esprime in un colore rubino carico, di buona trasparenza. Il pepe nero investe il primo naso, e tornerà anche al palato, mentre con ciliegia e rosa mostra il varietale del vitigno. Al gusto è morbido ma di acidità viva, succoso, senza tannini fuori posto, con un cenno amaricante di tabacco tostato e un finale di vaniglia e crema di caffè, che tradisce un affinamento che chiude con diversi mesi in barrique, altro fronte sul quale lavorano con attenzione, scegliendo legni diversi dai tradizionali roveri francesi. 30 euro in enoteca, per un vino non banale ma a mio avviso ancora alla ricerca di sè.

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Nel paesino di Castilenti, nel teramano, Gianluca Galasso e i suoi fratelli rappresentano la quarta generazione dell’azienda San Lorenzo, una delle più grandi con i suoi 150 ha vitati in corpo unico, per circa 700 mila bottiglie prodotte, da pecorino e passerina a Montepulciano e Trebbiano. In vigna sono stati rinnovati gli impianti, passando dalla pergola alla spalliera, con impianti di irrigazione per salvaguardare da condizioni estreme, pur trovandosi in una location favorevole e unica, a metà strada tra massiccio del Gran Sasso e Adriatico. In degustazione troviamo il loro vino di punta, il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Colline Teramane DOCG, Escol 2009. Si mostra in veste di rubino quasi impenetrabile, coerente col vitigno. Al naso belle espressioni di cioccolato, erba, liquirizia e ciliegia preludono a un assaggio di buona verve, frenata solo da un tannino serrato. Prosegue con buona persistenza, con toni di caffe e mirtilli, un po’ penalizzato da netti ricordi di vaniglia e dall’impronta del legno ( due anni di tonneau e barrique nuovi), ancora piuttosto evidente in questa fase giovanile del vino, che tra anni saprà tirare fuori il suo meglio, oggi anticipato da toni scuri di grafite e inchiostro. 15 mila bottiglie a circa 25 euro in enoteca. Da conservare ancora qualche anno prima di goderne.

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Chiudiamo con la giovane Veronica Adami di Cà Pigneto, azienda nata negli anni 90 dalla passione del padre, medico chirurgo, e battezzata con l’uscita dell’Amarone 2000. Hanno scelto di produrre tre vini, ovvero Ripasso, Amarone e Recioto della Valpolicella, ottenuti dai circa 8 ha vitati di proprietà, rimodernati e oggi vinificati sotto l’egida dell’enologo Giancarlo Nicolis, seguendo scelte moderniste come l’appassimento in stanze a temperatura e umidità controllate.
Veronica ci presenta il suo Amarone 2007, dai toni rubino vivo, di bella trasparenza orlato di granato. Al naso impatta con un’importante fase alcolica, che poi trascina con sè ricordi di marasca e cioccolato, spezie fini, rararbaro e china. Al palato entra fresco, pieno e succoso, ma esplode poi col calore prodotto dalla rovente 2007, che penalizza anche il frutto, declinato su ricordi ciliegia in confettura, mentre chiude, un po’ frenato dall’alcol, su suggestioni di caffè, noce, grafite e cola. Lodevole l’apporto fresco sapido che sostiene la beva. caldo, equilibrato da frexchezza, ancora molto giovane, con spezie fini, dalla geafite alla cola. Circa 70 euro in enoteca per questo sontuoso vino, che sarei curioso di assaggiare nella versione di annate meno torride.

Nel complesso buone impressioni osservando questa schiera di giovani, circa miei coetanei, calati con passione e determinazione nell’avventura del vino, ognuno con le sue idee in divenire e tanta voglia di far bene. E qualcuno ci riesce già parecchio.
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Un pensiero su “Facce nuove al Vinitaly

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