Biondelli, nuova promessa in Franciacorta

wpid-20150323_152639.jpgNon mi capita spesso di parlare di bollicine, forse perché non ne sono un assiduo consumatore, forse perché il panorama italiano è fiorente di mille e più espressioni che ancora mi è difficile cogliere e inquadrare. Ma oggi lo faccio raccontando dall’incontro con la cantina Biondelli, propiziato da Claudia Bondi (Perle & Perlage). E se l’ambasciatrice dello Champagne in Italia mi invita alla presentazione di un’azienda franciacortina mi viene il sospetto che si possa scoprire qualcosa di buono. E così mi trovo al Vinitaly nell’area tasting del Franciacorta con davanti Claudia Bondi, Joska Biondelli, patron dell’azienda, e Cesare Ferrari, enologo di lungo corso che ha abbracciato questo giovane progetto. E dico giovane davvero, considerando che la prima vendemmia portata in cantina è quella del 2010, che oggi ci presentano nella sua versione più prestigiosa, il Premier Dame Brut Nature Millesimato 2010, uscito a fine dello scorso anno, dopo 48 mesi di affinamento sui lieviti.

L’azienda nasce con il credo di mettere innanzi la viticoltura, con la scelta del biologico, non vissuta come marchio (nemmeno rivendicato, nonostante la certificazione) ma come strada concessa da un territorio favorevole a tali pratiche. La produzione si concentra in due vigneti, il Nave e il Paini, poggiati su suoli caratterizzati da depositi morenici sottili, che marcano solitamente i vini con ricordi finemente erbacei, in evoluzione tendenti alla liquirizia.

In vigna solo Chardonnay, in cantina solo acciaio. L’idea è chiara, ed è quella di fotografare il territorio ed esprimerla attraverso il vitigno, in maniera netta, senza make-up e giocando molto sulla freschezza più che sull’opulenza (cosa che personalmente apprezzo).

wpid-20150323_162239.jpgProprio l’elevata acidità ottenuta dalla vendemmia 2010 ha consentito di mettere in cantina il Premier Dame, che ci si presenta oggi caratterizzato da un perlage fine e davvero persistente, dai toni paglierino brillanti e percorsi da bagliori argentei. Al naso si pone con grande finezza, sottile ed elegante, con ricordi di biscotto, albicocca e pera williams fresca, con richiami di cannella, mandorla tostata e toni agrumati di buccia di mandarino. Al palato entra con una sferzata fresca, vigorosa e quasi citrica, con una tensione gustativa che si trascina in bell’equilibrio calore e sale, con retrogusto finale di radice di liquirizia, mandorla e agrume. Coinvolge il sorso e invoglia la beva, coniugando carattere deciso ed eleganza. Da notare la scelta di non apportare solfitazioni, per un prodotto che sarà curioso vedere evolvere nel tempo, a fronte soprattutto di un equilibrio sostenuto da spiccata acidità, ma che è certamente opportuno consumare nell’anno per goderne, magari in perfetto abbinamento a pietanze di crostacei.

wpid-20150323_153730.jpgAssaggiamo in sequenza il Franciacorta Saten (30 mesi sui lieviti), non millesimato ma di fatto figlio dell’annata 2011, considerata la migliore dell’azienda per completezza ed equilibrio per estrazioni zuccherine e freschezza. Il suo colore paglierino riluce di toni verdolini, e la bolla, di apparenza fine, si rivelerà poi soffice e cremosa, in pieno stile Saten al palato. Al naso si esprime su ricordi di scorza di arancia e chinotto, fiori di biancospino e miele di acacia, poi confetto e brioche. Al palato entra comunque deciso, di buona struttura, con spuma rotonda, e lascia percepire il basso dosaggio (solo 4 g/l), che mantiene la bevuta dritta e pulita, consentendo un abbinamento versatile a tutto pasto. Persiste bene al gusto con toni di pasticceria e ancora quel cenno di liquirizia incontrato anche nel Premier Dame.

wpid-20150323_155109.jpgTerzo campione è il Franciacorta Brut, sempre dall’annata 2011, degorgiato a gennaio dopo oltre 20 mesi di affinamento sui lieviti in bottiglia. Nel calice manifesta dei bagliori verdolini e perlage fine e ricco. Al naso mostra un’impronta più minerale, quasi marina, di scoglio, con rintocchi di agrume giallo, confetto, pesca bianca e ricordi di mirto e gomma pane. Al gusto incede con discreto equilibrio, fresco e di buon corpo, sempre sull’onda di una beva sciolta e gustosa, dove ritornano a lungo mandorla (quasi amaretto), mollica di pane e una buona sapidità di scoglio. Buon esempio di Brut, anche qui con dosaggio limitato a 6 g/l., che inquadra perfettamente lo stile aziendale, dove agrume e note erbacee si compongono in un quadro elegante e diretto, giocato di fioretto più che di sciabola.

Chiudiamo con l’anteprima del Franciacorta Brut 2012, un’annata più calda che si traduce difatti in un colore più caldo, dai riflessi dorati, e un ventaglio olfattivo dal frutto più pieno e dolce, di gelatina di albicocca, ma ancora con sfumature di lime, chinino e pan brioche. Più rotondo e avvolgente anche al palato, con note di pasticceria, cannella, e un bel finale biscottato, sicuramente più goloso e concessivo, meno rigido dei fratelli pur se mantiene il dosaggio basso che gli dà carattere, in questo caso addomesticato da maggiore morbidezza, di aromi e di trama. Fedele espressione della vigna, senza omologazione del gusto, coerente con l’idea di partenza.

Chiudiamo la degustazione con chiara l’idea di questi Franciacorta nuovi e promettenti, consci che in cantina arriveranno novità mano a mano che l’avventura proseguirà (sono in stock vasche di vini in riserva per future Cuveè), e mi annoto queste “bollicine” assolutamente non banali e dedicate a chi vuole un carattere diritto, da vero “vino”, unito a pulizia, eleganza e freschezza, caratteristiche che accomunano tutta la linea. Realtà da bere con gusto ora e da seguire con attenzione per il futuro.

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