Just like Greco & Fiano, that’s amore…

Continuo ad andare alla scoperta dei vini campani e aumenta la mia affinità con i loro bianchi, dal Greco di Tufo al Fiano di Avellino, affiancati dalla sempre ammaliante Falanghina, e dai meno noti autoctoni che riempiono i terrazzamenti della costiera di Amalfi e di Ischia.

wpid-20150322_120241.jpgCito questi per primi, con gli assaggi fatti da Tenuta San Francesco, da Amalfi. Il Tramonti 2014 (falanghina, biancolella, pepella) coniuga fiori bianchi primaverili e ricordi marini di scogliera. Si conferma saporito e fresco al palato, con grandissimo rapporto qualità/prezzo. Più profondo e complesso il Per Eva 2013, da vigne di falanghina, ginestra e pepella coltivate a 600 metri di altitudine affacciate sul mare. Frutti gialli freschi, fiori e macchia mediterranea, con ricordi agrumati al palato e beva coinvolgente e piena. Bellissima la sua evoluzione, rivelata dal Per Eva 2010, dove trovo note di fiori di ginestra, biscotto, salvia e lime. Rotondo ma di grande impeto fresco-sapido, elegante e gustoso. Mi scappa un 88 negli appunti.

wpid-20150322_123438.jpgA Vinitaly non potevo perdere l’occasione per andare a incontrare i produttori più interessanti e per andare a cercar conferme riguardo agli assaggi già noti. Tra questi una bellissima conferma mi viene da Rocca del Principe, con un Fiano di Avellino 2013 davvero affilato e vibrante, oggi molto floreale e agrumato, perfetto per la cucina di pesce a base di crostacei e ottimo da mettere in cantina per future emozioni. Fiori bianchi e agrumi gialli, sapidità e nota fumè nel finale lungo e dissetante.

Si va a Cesinali, in Irpinia, dove Cantine del Barone esprime il Fiano nella profondità di un cru, il Particella 928 2013, dove dolci frutti a polpa bianca si accompagnano a erbe aromatiche e al palato viaggia in equilibrio tra rotondità e salda freschezza, con finale fumè, dagli accenti di tabacco biondo.

wpid-20150322_121758.jpgwpid-20150322_122741.jpgwpid-20150322_122748.jpgA Tufo invece Cantine dell’Angelo coltiva le sue vigne nel pieno delle ex miniere di zolfo, e la componente minerale si ritrova nei suoi vini, specie nel Greco di Tufo 2012, dalla bocca tagliente e sottile, con acidità a centro bocca e sapidità minerale nel finale, tra ricordi di pompelmo e fiori di sambuco. Emozioni dal Torrefavale 2013, Greco di Tufo dalla zona storica per questo vitigno, che si esprime qui con note tostate di biscotto e mandorle, spezie dolci di anice e cannella e richiami agrumati. Succosissimo, fine ed elegante al palato, con grande equilibrio delle componenti.

wpid-20150322_130627.jpgSi va sul sicuro con Ciro Picariello, e una serie di vini tutti di alto livello, a partire dal Greco 2013, una lama di rasoio, affilato, teso ed elegante, con fini florealità di acacia e sambuco. Ma il suo cavallo di battaglia è il Fiano 2013, da vigne in Montefredane e Summonte. Il colore verdolino mostra tutta la sua gioventù, confermata da sentori di roselline, avulane e fichi freschi, con cenni di camomille. Eleganza, sapidità, armonia e tanta vita davanti. Il Ciro 906, annata 2012, è il suo cru di Fiano, da una vigna degli anni 90 piantata a 600 metri sopra Summonte. Incorpora frutto a polpa gialla e agrumi, con note fumè che iniziano a dargli nuove sfaccettature. Saporito e pieno, elegante e ricco al palato, lungo nei ritorni di frutta e nocciole, ma ancora giovane e solo parzialmente espresso. Sorprende anche il Metodo Classico Contadino, sempre a base di uve Fiano, con ricordi di fichi, pane cotto a legna, frutta secca e fiori di ginestra. La bolla non sarà finissima ma l’espressione è autentica e godibile.

wpid-20150322_131957.jpg wpid-20150322_131943.jpgAltra certezza assoluta Colli di Lapìo di Clelia Romano, storica e affermata realtà irpina. Ho assaggiato il Fiano 2014, oggi un’esplosione floreale, anche di rosa, di freschezza corroborante e corpo ben sostenuto, di grandissima prospettiva ma ora assolutamente in fasce. Intriga anche il loro Greco di Tufo Alexandros 2014, già molto espressivo al naso con toni di gelsomino, cipria ed erbe aromatiche. Molto fine e sottile al palato, tutto acidità, agrume di mandarino e dolce ricordo di zucchero filato. Non mostra i muscoli ma ha ossa forti.

wpid-20150322_133430.jpgInteressanti anche i vini di Tenuta Ponte, in particolare mi convince il Greco 2014, definito su note di fiori bianchi e lime, dal corpo ricco e attraversato da un’acidità trascinante, dal finale lungo e saporito. Vino affilato ma affatto scarno.

wpid-20150322_135131.jpgUn altro produttore che ero curioso di scoprire è Benito Ferrara, famoso per il suo Greco ma che scopro produrre un validissimo Fiano 2013 (con uve acquistate), definito su pesca gialla, pera e nocciola, attraversa la bocca con piglio fresco avvolgendola poi con calore ben dosato e chiudendo con ricordi di limone maturo e accenni tostati. Il Greco 2013, assemblaggio di più particelle, è tutto a tinte chiare di fiori d’acacia, sambuco e biancospino, con pompelmo giallo maturo in sfondo. Entra con equilibrio e profondità di gusto, di buona persistenza, con finale pervaso di sale. Gustoso. Il Greco di Tufo Vigna Cicogna 2013 è il cru aziendale, arcinoto agli appassionati, è spinge su note minerali di gesso, erbette fresche e fiori, e ancora i fiori bianchi immancabili. In questa fase sceglie la strada dell’eleganza, con un’acidità che pur se notevole è integrata da maggiore morbidezza nel sorso, che rende la beva piacevole e appagante. Gran stile.

Altro fuoriclasse é Sabino Loffredo di Pietracupa, che ci fa assaggiare a ruota libera varie bottiglie senza etichetta, raccontandoci poi cos’era. Promettenti i suoi 2014, pieni di polpa anche se le quantità saranno dimezzate a causa dei problemi dovuti al maltempo. Il Fiano 2013 è tipico su nocciola e pesca gialla, teso e succoso con agrumi gialli al palato, ma ancora molto fine al naso. Il Greco 2013 spinge sulla sapidità, mentre il Cupo 2013, cru del Fiano, mostra energia, solarità, con tratti gialli di ananas e cedro e sfumature nocciolose. Rotondo e avvolgente, di bell’equilibrio con acidità ben contrapposta a materia e mineralità. Ci versa anche un Fiano 2000 da bottiglia non fortunatissima ma capace di mostrare come il frutto si mantenga ed evolva una bella componente affumicata che lo arricchisce. E ci scappa pure un Greco G 2010 (suo cru del Greco di Tufo), che rieslingheggia con finezza, toni agrumati e floreali fusi insieme, acidità vibrante e finale sottile e lungo, con echi erbacei. Davvero impressionante.

wpid-20150322_135536.jpgChiudo con un’immancabile assaggio, da Villa Diamante, azienda purtroppo orfana di Antoine Gaita, che ora continua il suo lavoro guidata dalla moglie Maria Diamante. Assaggiamo il loro Vigna della Congregazione 2013, Fiano di Avellino. In quest’annata un passo indietro rispetto agli esperimenti del 2012, tornando a scelte di controllo totale e precisione stilistica, con controllo delle temperature, selezione dei lieviti, e una sosta sulle fecce fini di ben 10 mesi. Scelte che pagano con un calice di vero fascino. Cesellato nei profumi di camomille, mirabelle e pesche gialle, albicocche fresche e macchia mediterranea, con idee iodate e di erbe aromatiche. Ha una freschezza agrumata quasi chablisienne, una sapidità che riempie il palato e ritorni in sequenza dei ricordi olfattivi. Quando davvero si può spendere la parola eccellenza.

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2 pensieri su “Just like Greco & Fiano, that’s amore…

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