Caprili, Montalcino a tinte scure

Non parlo di tinte “visive” nel colore dei vini di Caprili, ma quanto del loro profilo gustolfattivo, disegnato attorno a uno scheletro comune dalle sensazioni “scure”, che corrono dai frutti neri alle radici, a note minerali quasi terrose. Impressioni che ho raccolto con mano, insieme a Francesco Falcone in una intensa giornata montalcinese.

wpid-20150421_101824_hdr.jpgMa partiamo dal racconto di Giacomo Bartolommei, giovane che insieme al padre e agli zii Paola e Paolo porta avanti oggi l’azienda Caprili, di proprietà della famiglia paterna dal 1965, quando il nonno Alfo acquistò quella tenuta dalla famiglia Castelli-Martinozzi. Acquisto che pone fine a una vita di mezzadria, cominciata nel 1910 a Poggio Antico e che li portò a lavorare poi presso podere Madre e in seguito su podere Capanna (oggi Fattoi), prima di giungere all’attuale sede.

Bisogna attendere il 1975 per datare l’imbottigliamento del loro primo Rosso di Montalcino, e tre anni più tardi, nel ’78 il primo Brunello, prima solo vinificato ma venduto a terzi. Oggi l’azienda consta di circa 21 ettari vitati, di cui 18 a Caprili e il resto a Cinigiano, nel Montecucco, dove ha e mantiene radici la famiglia Bartolommei.

wpid-20150421_101828_hdr.jpgI vigneti hanno subito diversi reimpianti e ammodernamenti, ma resistono 6000 metri quadri risalenti al 1965, allevati a capovolto singolo, dai quali si produce la Riserva nelle annate buone. Il secondo vigneto per importanza è del 1982, circa 2 ha potati a cordone speronato unilaterale, cui si accompagna una parcella di quasi mezzo ha dell’86, mentre le altre vigne hanno viti piantate dal 97 al 2001, tutte a cordone speronato, in parte a doppia posta. Da segnalare circa 1 ha non dedicato al Sangiovese, ma a Vermentino e Moscadello, poca cosa rispetto ai circa 13.5 ettari votati al Brunello.

Per i reimpianti sono sempre state operate scelte policlonali, in parte con selezioni massali dal vecchio vigneto del ’65, e spingendosi specialmente su piante dai grappoli piccoli e piuttosto aperti, per ovviare a problemi di marciumi e garantire una buona concentrazione di sostanza negli acini.

Altro ruolo fondamentale ovviamente è giocato dai suoli, per circa il 50% a base di galestro, il resto a matrice di argilla e limo, a quote medie attorno ai 340 metri, che garantisce una maturazione classica attorno al 20 settembre. Le vigne di Caprili non soffrono grossi problemi di siccità, e tendono a fornire vini dalle gradazioni alte, sui 15 e oltre, ma con acidità di tutto rispetto, solitamente da 5.6 a 5.8. Lo proveremo sulle nostre papille gustative.

In campo praticano agricoltura convenzionale, con diserbo meccanico e limitazione dei trattamenti, anche per avere uve sane e senza residui, data la volontà di lavorare con i lieviti naturali presenti sulle uve.
wpid-20150421_105517_hdr.jpgLa cantina è seguita da Giacomo e dallo zio Paolo Bartolommei, coadiuvati dal 2008 dalla consulenza di Mauro Monicchi (fino al 2006 invece Paolo Vagaggini). Per i rossi le macerazioni si attestano sui 20 giorni, a temperatura controllata ma partendo come detto da lieviti indigeni (esclusa l’annata 2011, problematica). Si parte con un pied de cuve per innestare la fermentazione, quindi si innesta nella massa e la lasciano andare fino al massimo a 36°C. Dopo la svinatura il vino resta in acciaio (nei prossimi anni si completerà la conversione al cemento) fino al completamento della fermentazione mallolattica, per finire poi in legno generalmente ad aprile/maggio. Per l’affinamento scelgono la via delle botti grandi in rovere di Slavonia, da 20-30-60 hl.


Rosso di Montalcino 2013
. Viene da un’annata molto fresca e interpreta appieno la tipologia con una veste trasparente di rubino scarico, al naso è ben definito con pennellate di confettura di ciliegia e mirtillo, e fiore di viola, sospinti da una percepibile brezza alcolica. Al palato marca su frutto scuro e toni minerali amaricanti, figli anche di un tannino dalla trama appena ruvida. Concede anche sprazzi di grafite e sasso nel finale asciutto e rigoroso. 83

Brunello di Montalcino 2010. Brilla di un bel rubino vivo e regala suggestioni di fiore di glicine e sfumature di cipria, lampone e cenni di spezie e liquirizia. Molto elegante all’olfatto come in bocca, dove il tannino è piuttosto fine ma scalpita ancora e lascia il suo segno terroso, mentre il finale si gioca fra ciliegia scura, cannella e ricordi di radice, rinfrescato da note agrumate. Versione austera, elegante e scura, dai ricordi di bosco autunnale. 87

MC 805Brunello di Montalcino Riserva 2008. Ultima Riserva in commercio (circa 5000 bottiglie), cui seguiranno la 2010 e la 2012, in cantina ad affinare. Il colore è saldamente sui toni del rubino dai riflessi vivaci, e ben delineato è il suo bagaglio olfattivo: carne, caffè,  mirtillo, lampone e ciliegia sciroppata, con cenni di coriandolo, menta e lavanda. All’assaggio mostra carattere e garbo insieme, con un tannino serrato, ancora appena ruvido, ma inserito in una massa dalla fitta tessitura, sorretta da tensione acido-sapida che ne prolunga il finale su ricordi amaricanti di rabarbaro. Giovane, serio e di belle prospettive (lo so, sembra un annuncio matrimoniale). 89

Una linea austera, di vini scuri e autunnali, pur con sprazzi speziati e balsamici, per chi ama vini veri e pieni, che mascherano sostanza e carattere dietro un approccio oscuro e quasi ritroso.

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