Sotto il poggio di Montalcino, a scoprire Fuligni

MC 431A Terre di Toscana quest’anno ero stato elettrizzato dai loro assaggi, e sono stato ben felice di andarli a trovare in cantina quando Francesco Falcone me lo ha proposto tra le tante cantine da scandagliare in una giornata. Fuligni è posta sotto Montalcino, sul versante orientale, che guarda a Torrenieri, e da dove si ammira lo splendido panorama del poggio di Montalcino.

L’azienda è di proprietà della signora Maria Flora e delle sorelle e il nucleo centrale, attorno alla dimora e alla cantina, consta di circa 6 ettari di vigna, con impianti vecchi, risalenti agli anni ’80, posti su terreni dove domina il galestro nella parte verso il paese, con inserzioni maggiori di tufo nel discendere verso la Valdorcia e in particolare su vigna San Giovanni, le cui uve sono dedicate alla Riserva (quando prodotta). Risulta inoltre peculiare la presenza di fossili marini in questa zona, che lasceranno il segno anche all’assaggio.

Il resto dei terreni aziendali sono altri 6 ettari a Semiti, verso Torrenieri, dove le argille la fanno da padrone e troviamo là sia vigne giovani dedicate al rosso che piante tra i 30 ed i 40 anni che producono sangiovese da Brunello. Gli allevamenti sono a cordone speronato, per lo più doppio, e persino piuttosto alti, con un’architettura ormai poco frequente, e una densità d’impianto comunque attorno a 4000 piante per ettaro.

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MC 442Le prime bottiglie di Fuligni risalgono al 1970, man mano incrementata fino alle attuali circa 50 mila bottiglie annuali, suddivise tra 28 mila di Brunello, 12 mila di rosso e circa altrettante di Riserva, quando prodotta. Le ultime Riserve in commercio sono state la 2008, 2007, 2006 e 2004, e la prossima ventura, ad oggi ancora in affinamento, sarà la 2010.

In campo Fuligni sceglie una viticoltura convenzionale, che sembra garantire una buona sanità delle vigne, e assicurare raccolto e qualità delle uve. Nei loro vigneti le uve maturano abitualmente, in stagioni regolari, verso metà settembre, mentre in annate fredde slitta fino ad ottobre l’inizio di vendemmia, come ad esempio nel 2013 primi ottobre. La raccolta avviene manualmente, in cassette,  per poi conferire le uve nella cantina, dove operano una fermentazione classica in vasche d’acciaio, con lieviti selezionati, mantenendo il mosto per circa 21 giorni in macerazione sulle bucce. Si attende lo svolgimento della mallolattica naturalmente, e una volta terminata avviene in travaso in legno, sempre non prima di gennaio dopo la vendemmia.

I contenitori dove affina il Brunello Fuligni sono grandi botti Garbellotto in rovere di Slavonia, da 20 a 30 ettolitri, più una parte di tonneau Gamba in rovere francese, utilizzati per una piccola quota di Brunello e per gran parte del Rosso, mentre la Riserva vede invece solo botte grande.

wpid-20150421_170712.jpgE veniamo agli assaggi, a cercare conferme o smentite delle buone impressioni di un paio di mesi prima. Il Rosso di Montalcino Ginestreto 2013 ha un colore brillante di rubino vivace e luminoso, e colpisce il naso con intensità, spingendo su note di  frutto rosso di fragola e ciliegia, avvolto da dolci note di make-up, leggero smalto. Al palato entra pieno, diritto, generoso nella materia, supportata da una spinta fresco-sapida che traghetta il gusto tra ricordi di arancio rosso e viole, con tannino vivo ma ben arrotondato, per spiaggiarsi su un lungo finale salato. Un Rosso serio e davvero ben riuscito, con carattere ma senza perdere eleganza.

Proviamo poi il Brunello di Montalcino 2009, che regala sensazioni di mentuccia, mare e liquirizia su uno sfondo di mirtilli e more. Al palato si distende con materia calda e morbida, sempre inciso da una vena sapida e da un ritorno di agrume e cola. Mostra grande estratto ma non rinuncia alla freschezza che lo tiene in grande equilibrio.

wpid-20150421_173105.jpgE finiamo col Brunello di Montalcino 2010, invitante nella sua fulgida veste rubino trasparente, ma molto più ombroso al naso, nascosto dietro una cortina minerale, che “respirando” si apre man mano su note di radici e arancia, per poi regalare tutto d’un tratto fiori freschi di glicine e frutto di ciliegia scura. L’assaggio è elettrico, in un inseguirsi di freschezza, tannino dal fittissimo intreccio di seta e sale che riempie il finale di bocca, dove oltre alle sensazioni di fiore e frutti si annotano cenni di ginepro e crema al caffè. Davvero convincente nell’assaggio, mostra una marcia in più rispetto alla più morbida annata 2009, oggi sicuramente più godibile nel calice, ma questo 2010 ha energia da vendere e una riserva evolutiva che garantirà belle evoluzioni nei prossimi anni.

Buone impressioni riconfermate, annotando una matrice sapida e agrumata comune nei tre assaggi, e una materia ricca e sempre raffinata, con calici che invitano al secondo sorso, e anche al terzo, senza timori, persino in un giovanissimo Brunello 2010.

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