Perdersi nell’Erba Alta, quella di Marco Sara

wpid-20150518_161552.jpgUn altro incontro che porto a casa con piacere dalla bella esperienza di Terre d’Italia a Pietrasanta è quello con Marco Sara, vignaiolo giovane e dinamico, con le idee chiare e precise, che si rispecchiano in vini esemplari e coinvolgenti. Ha scelto la strada della sostenibilità, della naturalità, conducendo l’azienda in regime biologico certificato, eliminando ogni concime e trattamento di sintesi, e rinunciando agli additivi in cantina. L’idea è quella di vini che rispecchino il territorio, in tal caso quello delle colline attorno a Povoletto, con appezzamenti segnati da differenti condizioni di suolo, esposizione e microclima, sui quali Marco coltiva le varietà autoctone tradizionali come Picolit e Verduzzo, Ribolla e Friulano, e per i rossi Schioppettino e il Refosco, ed infine il Cabernet Franc, quest’ultimo chiaramente alloctono ma radicato alle tradizioni enologiche di queste terre.

In cantina pochi interventi, a partire dalle fermentazioni, realizzate sfruttando i lieviti indigeni delle uve, e limitando quanto possibile l’aggiunta di solforosa, al fine di preservare i vino ma senza appesantirlo.

Ma al di là della filosofia di fondo, che apprezzo e condivido largamente, quello che convince di Marco Sara sono i suoi vini, e la loro capacità di tradurre nel bicchiere l’identità del territorio.

Partiamo con una bellissima Ribolla 2014, dove le note erbacee e di fiori bianchi, come un prato primaverile ombreggiato di acacie, fanno da preludio a un sorso amichevole e morbido, dalla beva confortante e ricordo lungo. Davvero un bel bianco, senza fronzoli ma convincente.

Quindi il Verduzzo 2014, dove marca maggiormente la componente di erbe aromatiche, con cenni di salvia e belle note di fiore di cappero. Mostra le peculiarità del vitigno, con un’acidità agrumata che dà energia e tensione a un sorso che lascia la bocca pulita, e regalerà sicuramente belle evoluzioni.

Il Friulano 2013 è esemplare della tipologia, soave e morbido a partire dai profumi dolci di ananas e pesca gialla, che torna al gusto, per un vino dal sorso facile ma non scontato.

Mi colpisce al cuore l’Erba Alta 2013, sempre da uve friulano, da vigne di età media sui 60 anni, totalmente inerbite, come suggerisce il nome dell’etichetta. Vinificazione sempre con lieviti indigneni, all’interno di tonneau, poi affinamento sempre in legni di rovere usati, sulle fecce fini per 12 mesi, con battonnage. La marcia in più è data da un 20% di uve attaccate da muffa nobile, che arricchiscono di sfumature il ventaglio olfattivo, che spazia da fiori di ginestra a camomille, erbe aromatiche, miele e agrume giallo. Al palato ha un saldo nervo e un passo elegante, profondo, con una fibra al contempo ricca ma agile alla beva. Il mio preferito.

Chiudiamo con suo Picolit 2003. Cosa dire se non che incanta con agrumi canditi, pasticceria, fini spezie dolci e ancora cenni di fiori gialli. E’ fine, dolce, un ricamo al palato, mai stucchevole, ma vino che non serve abbinare, è un godimento già da solo.

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