Il Riesling secondo il “Mostro”


Per chi come me si ritrova in questo inizio estate con una insaziabile sete di Riesling, ecco il racconto della seconda di tre serate nel giro di 10 giorni, tutte dedicate a quel vitigno simbolo di nobiltà, eleganza e longevità che è il nostro caro Riesling Renano. Questa volta il palcoscenico è allestito da Riccardo Ravaioli, Alberto Rangoni e gli amici del Mosto Mostro, un circolo di curiosi del vino che ogni settimana si ritrova ad aprire bottiglie con degustazioni alla cieca o a tema. Un gruppo eterogeneo e variegato, che unisce appassionati di qualsiasi scuola, senza simboli, associazioni o bandiere, nel solo nome del confronto, della crescita e della ricerca del buon bere.

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I vini sono stati serviti in batterie da 4, cercando di coniugare un crescendo di zuccheri e di etá, in questa occasione a etichette scoperte, salvo il terzo lotto contenente un intruso.

I campioni sono stati selezionati da Germania e Alsazia, attraversando tipologie e denominazioni, per portare all’att e nzione dei partecipanti le diverse versioni e le radicali differenze tra i luoghi di origine.

Dr Loosen – Riesling 2013 Mosel. [8.5%] Vino di ingresso, senza predicato, dal naso fresco e fruttato, di pesca, mandarini, mela e lime, con fiori freschi. Al palato è immediato e divertente, appagante nella sua semplicità, tra rimandi fruttati e finemente erbacei e una dolcezza zuccherina lieve, che non compromette la beva, chiusa da un finale appena metallico. Ineccepibile, pur senza pretese . 82

Schloss Lieser – Riesling 2012 Mosel. [10.5%] Naso esplosivo e accattivante, con sbuffi di idrocarburi, poi cedro e fiori bianchi e di tiglio. Equilibrato, sapido, buono, con finale dal picco salato, che si dissolve poi velocemente. 85 10.5%

S.A. Prum – Riesling Kabinett 2007 Trocken. [11.5%] Invita con un colore di oro vivo, e spinge a sondare i suoi profumi, composti e dalla cifra precisa: richiami di gomma ed erba fresca, pompelmo, e fiori di sambuco. Al palato scivola fresco, di buona struttura, di media persistenza, conclude su toni di susina gialla e lascia un fine ricordo sapido, con accenno amaricante di buccia di agrume. Minimo il residuo. La sua cifra è l’eleganza. 87+

S.A. Prum – Riesling Kabinett “Devon” Wehlener Sonnenhur 2007 [13%]. Dalla pregiata vigna Sonnenhur di Wehlen, le cui ardesie grige dell’epoca devoniana danno il nome a questo vino, di smagliante veste aurea, che si propone con un ventaglio carico di aromi, dallall’agrume verde alla mela verde, con cenni di salvia, e vivi ricordi di osso di pesca e mandorla amara. Buon allungo al palato, dove sprigiona calore e scalpita, lasciando un finale tostato, che fa pensare all’uso di legni, ma può essere anche dovuto alla particolarità dei terreni e alla concentrazione ottenuta da questi vigneti molto vecchi (oltre 60 anni). Vino ancora di grande avvenire. 86+

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Gerard Neumeyer –  Alsace Riesling Les Hospices 2005. Andiamo in Alsazia per la seconda batteria, ma incappiamo in una bottiglia mal conservata, sul cui tappo in sughero si notavano segni di cedimento. Il colore viaggia tra l’oro vecchio e l’ambra, mancante di vivacità, e i toni ossidativi tornano al naso, dominanti su note marsalate e di mela rossa matura. Al palato rivela un corpo pieno, innervato ancora da una tensione acida citrina e una scia di acidità volatile che ancora cerca di sorreggerne le sorti, ma il suo tempo migliore è passato. 78-

S.A. Prum – Riesling Alte Reben Wehlener Sonnenhur 2004 . Mostra completa integrità questo vino, vestito di oro dai riflessi giovani, che apre al naso con note fresche di lime, pesca bianca e gialla e albicocca matura. L’assaggio convince con sprint fresco, bella rotondità di bocca, con residuo ben dosato, e buon finale saporito, dove spunta anche un accenno di nocciola. 86

Gerard Neumeyer – Alsace Riesling Grand Cru Brudenthal 2004. Sulla carta il Grand Cru doveva superare su tutti i fronti il fratello minore di Les Hospice, ma anche qui il tappo era già a fine vita, e il vino ha valicato la soglia della maturità, incappando in toni netti di distillato, frutta macerata e maderizzazioni, con vaghi ricordi di agrume ammaccato. SV.

Niersteiner Oelberg – Riesling Spatlese Trocken 2001. Ultimo vino della batteria, andando a pescare nell’Assia Renana, ovvero Rheinhessen, con questa versione secca di una vendemmia selezionata. Colore di ambra giovane nel calice, note di metallo, caramello e camomilla in evidenza. Al palato entra fresco, con ricordo di succo di arancia matura, poi vira su ricordi di creme brulè e noce moscata. Maturo e ormai a fine corsa, ma ancora se la cava bene, pur non corredato dalle morbidezze delle versioni dolci. 85

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Arrivano quindi i quattro vini wpid-20150615_223529.jpgserviti alla cieca, che per praticità dichiaro, ma che in degustazione hanno fatto divertire i partecipanti nel cercare l’intruso.

Schloss Lieser – Niederberger Helden Riesling Auslese 2012.   Il colore è paglierino vivo, dai riflessi di buccia di limone, di buona consistenza, e bello è il suo ventaglio, di tè verde, pesca bianca, agrume dolce, miele di acacia, gomma pane e refoli erbacei freschi. Al palato scalpita con un’acidità quasi pungente sulla punta della lingua, e si distende con una sapidità raffinata, chiudendo con residuo ben integrato in una beva gradevolissima. 86

Schloss Lieser – Niederberger Helden Riesling Spatlese 2012. Poco meno intenso il suo cromatismo, e meno appariscente il suo bagaglio aromatico, ma ben definito su nocciolo di pesca, albicocca, anche in confettura e mentuccia. Conferma tutto al palato, affine al fratello degustato in precedenza, dove il maggiore apporto di muffa nobile regala più rotondità e articolazione di bocca, qui con ancora maggior beva ed equilibrio. 86

Weingut Burgenmeister Willi Schweinhardt Nachf. – Langenlonsheimer Koenigsschild (Nahe) – Gewurztraminer Auslese Trocken 1993. Il colore è di un denso oro brillante, che lo fa identificare, insieme al successivo, come uno dei vini più datati della batteria, ma splende di riflessi verdolini che sorprendono. Il suo ventaglio olfattivo mostra colori che si distinguono dagli altri vini in degustazione: litchi, kiwi, rose gialle, uva spina, erbe e spezie. Qualcuno riconosce un ricordo di olio da macchina da cucire (che posso confermare, conoscendone la sensazione), altri il nocciolo di oliva, e tutto ci sta. Al palato spiazza anche per tipologia, perché si rivela secco, morbido e sostenuto da grande freschezza. Chiude con un ricordo tostato, finemente amaricante, tra nocciola pralinata, erbe balsamiche e una analogia col ravanello. In molti lo identificano come intruso, così particolare e così capace di far discutere, con ricordi che aiutavano a risalire al vitigno, ma ne celavano le peculiarità di potenza e netti profumi floreali e tropicali tipici di versioni più giovani e più frequenti da incontrare. 86 (per motivi diversi dai precedenti vini, ma comunque molto pregevole per il mio gusto)

Schwaab-Scherr – Mosel-Saar-Ruwer Erdener Treppchen Riesling Auslese Halbtrocken 1990. Una tipologia poco usuale, quella del demisec, volendola dire alla francese, o amabile, declinandolo in italiano. Colore sempre non intaccato dal tempo, se non per toni oro invitanti, almeno quanto il suo profilo olfattivo, di pompelmo, gomma, cedro, pesca sciroppata, noce moscata e anice stellato, con le prime concessioni a cenni ossidativi. Offre molteplici riconoscimenti ad ogni minuto nel bicchiere, spuntando poi una menta nettissima, note minerali di carbone e col tempo un ricordo fine di cumino. Al palato ha la tensione che ci si aspetta, un’intensità viva e indomita, che rende la beva profonda e pulita, con ricordi di agrumi e spezie. Vino della serata per me. 91

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Chiudiamo con una sorta di cimelio, Schlumberger – Alsace Riesling Cuveé Ernest Schlumberger 1964. Avevo recuperato io questa bottiglia, da un collezionista, consapevole dal colore visibile attraverso le pareti che si rischiava di avere un vino troppo evoluto. L’ho stappato e portato comunque a questa serata, curioso comunque di condividerne le sensazioni, e sorprendentemente ha trovato consensi. Il colore era innegabilmente ossidato, tra l’ambra vecchia e la foglia di tabacco, e importanti le sue note di zabaione, caramello, fichi secchi, datteri, fumo, e col tempo un ulteriore esprimersi su tabacco, caffé, carruba. Al palato, dopo 51 anni, manteneva ancora una freschezza che restava forse l’unico indizio del vitigno di origine, e si lasciava gustare bene quanto un Marsala Vergine, oltretutto senza il peso dell’alcool, qui contenuto attorno ai 13%. Surclassa i fratellini alsaziani della seconda batteria, che si sognavano questa tenuta al palato. 87+, di stima.

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